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Il Papa pregherà sulle tombe di Mazzolari e Milani

L’omaggio, il 20 giugno, con due tappe a Bozzolo, nel Mantovano, e a Barbiana, sui monti del Mugello, per una visita “riservata e non ufficiale”

L’omaggio, il 20 giugno, con due tappe a Bozzolo, nel Mantovano, e a Barbiana, sui monti del Mugello, per una visita “non ufficiale”

«Accogliendo l’invito del cardinale Giuseppe Betori, arcivescovo di Firenze, il Santo Padre visiterà Barbiana e pregherà sulla tomba di don Lorenzo Milani martedì 20 giugno». La notizia giunge dalla diocesi fiorentina. L’omaggio di Papa Francesco alla tomba di don Milani avviene nel 50° anniversario della sua morte, avvenuta il 26 giugno 1967. Nello stesso giorno Bergoglio visiterà i luoghi di due preti “profetici”: infatti sarà prima di tutto a Bozzolo, il paese del Mantovano nel quale don Primo Mazzolari fu parroco per quasi trent’anni.

La visita si svolgerà anche
a Barbiana, come a Bozzolo, «in forma riservata e non ufficiale e prevede un incontro del Papa con i discepoli di don Milani, un gruppo di sacerdoti fiorentini e alcuni ragazzi seguiti da realtà caritative, di intervento sociale, ed educativo della diocesi». Papa Francesco sarà a Barbiana «nella seconda parte della mattinata del 20 giugno, dopo le ore 11, e si fermerà al cimitero, nella chiesa e nella canonica».

Il cardinale Betori esprime «la grande gioia della Chiesa fiorentina per questa visita, ed è grato al Santo Padre per questo segno di attenzione alla nostra arcidiocesi e a un sacerdote che ne ha illuminato la storia del secolo scorso, in un cammino personale, che pur dovendo sopportare tensioni e incomprensioni, ha visto don Milani rimanere sempre fedele a Cristo e alla Chiesa».

Il Papa, in un videomessaggio per la presentazione dell’opera omnia di don Milani alla Fiera dell’editoria, ha detto: «L’inquietudine di don Lorenzo Milani non era frutto di ribellione ma di amore e di tenerezza per i suoi ragazzi, per quello che era il suo gregge, per il quale soffriva e combatteva, per donargli la dignità che, talvolta, veniva negata». «Come educatore ed insegnante – ha aggiunto il Papa – egli ha indubbiamente praticato percorsi originali, talvolta, forse, troppo avanzati e difficili da comprendere. La sua era un’inquietudine spirituale – ha concluso il Papa – alimentata dall’amore per Cristo, per il Vangelo, per la Chiesa, per la società e per la scuola che sognava sempre più come “un ospedale da campo” per soccorrere i feriti, per recuperare gli emarginati».
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24 aprile 2017