C’è anche il patriarca di Babilonia dei Caldei Louis Raphael I Sako tra i 14 che saranno creati cardinali nel prossimo Concistoro annunciato da Papa Francesco per il prossimo 29 giugno. «Una vera sorpresa, del tutto inaspettata – ha detto, raggiunto dall’Agenzia Sir -. Ringrazio per questo Papa Francesco. Questa nomina è un grande sostegno per tutta la Chiesa irachena, per il nostro Paese, per il popolo che soffre. Farò tutto ciò che è in mio potere per l’Iraq e per gli iracheni, senza distinzione alcuna».

Per il primate della Chiesa caldea, «Papa Francesco con questa decisione ha voluto ancora una volta, così come era stato per il nunzio in Siria, il cardinale Mario Zenari, esprimere la sua vicinanza a una terra macchiata da sangue innocente, dove i cristiani sono stati oggetto di tanta violenza. Noi cristiani – ha aggiunto – non abbiamo spade ma solo le armi della pace, della preghiera, della convivenza armoniosa. La nostra vocazione è perdonare settanta volte sette, vale a dire sempre. Siamo chiamati ad essere artigiani di pace, costruttori di speranza e di dialogo. I nostri fratelli musulmani apprezzano questa nostra cultura di pace».

«La pace del Signore sia su di te». Queste le parole indirizzate al futuro cardinale dal religioso sciita Moqtada al Sadr, fresco vincitore delle elezioni di sabato 12 maggio. «Parole che mi hanno commosso – ha riferito il patriarca -. Mi ha anche ribadito che è pronto ad aiutare e a collaborare con i cristiani», ha aggiunto, raccontando la gioia espressa da «autorità di governo e leader religiosi musulmani, sciiti e sunniti, come anche da gente semplice. Tutti mi hanno espresso la loro gioia dicendo che questa nomina è un dono grande per il nostro Paese, un infuso di speranza per un futuro migliore. Ma è anche un segno di vicinanza spirituale alla nostra fede, non solo cristiana, come mi ha detto un musulmano».

Venerdì scorso, ha poi ricordato Mar Sako, «ho ordinato quattro nuovi sacerdoti caldei e, donando loro un grembiule e una croce in legno, li ho esortati a vivere da servitori del Vangelo. La stessa esortazione che rivolgo non solo ai sacerdoti ma anche a tutti i fedeli: non cerchiamo potere, denaro, fama. Seguiamo il Vangelo servendo con gioia il gregge che Gesù ci affida. Il grembiule è un simbolo evangelico dal grande significato. Esso ci esorta a vivere come servitori e non come autorità. Vestire il grembiule vuole anche esprimere la semplicità dello stare vicino alla gente, esserne amico, stare al suo fianco. È con questo spirito che accolgo la nomina voluta dal Santo Padre».

21 maggio 2018