L’arcivescovo Paglia: «La misericordia, forza politicamente trasformante»
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L’arcivescovo Paglia: «La misericordia, forza politicamente trasformante»

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Incontrando i giovani della scuola di politica a San Tommaso Moro, il presule ha declinato nell’attualità il tema centrale dell’Anno Santo. La chiave di lettura: il dialogo

«La misericordia è un’esigenza storica e politica». Così è stato descritto il sentimento al centro dell’Anno Santo nell’appassionata riflessione dell’arcivescovo Vincenzo Paglia, ieri 17 febbraio, presso la parrocchia di San Tommaso Moro. Nel quartiere San Lorenzo, il presule, presidente del Pontificio Consiglio per la famiglia e autore del libro “Gesù porta della misericordia”, stimolato dal parroco, monsignor Andrea Celli, e dagli universitari che frequentano la “Scuola di politica” della parrocchia, ha proposto l’immagine di una Chiesa in dialogo e ha spiegato come la misericordia debba essere «vissuta e non esercitata» perché «la misericordia è come l’amore» ma, ha aggiunto, «è molto più di questo».

Molti i riferimenti all’attualità, dalle guerre al Family Day. Il primo fine della Chiesa, secondo il vescovo, deve restare sempre la salus animarum, la salvezza delle anime. «Tutti creati da Dio, abbiamo una scintilla di verità. Il dialogo serve per aiutarci a scoprirla. Guai a dire: ho la verità e la impongo. Sul piano politico le cose sono più delicate. In passato abbiamo avuto la tentazione di sapere cosa bisognasse fare», ma Papa Francesco per primo, racconta Paglia, non appoggia questa visione: «L’ideale sarebbe una società poliarchica, dove ciascuno lavora per il bene di tutti»; e ancora: «Vale la pena, questo richiede cultura, incontro e attenzione che ognuno porta a seconda della propria sensibilità. Per questo Papa Francesco non ama che i vescovi scendano sul proscenio pubblico per affermare le loro posizioni: la Chiesa deve poter parlare con tutti».

Oggi, ha osservato il presule, prevale una mentalità individualista: «Dov’è finito il nostro universalismo? Adesso se va bene ragioniamo a regioni. In questo mondo lacerato dalle guerre, frantumato nelle culture, è chiaro che l’unica energia possibile per trasformarlo è l’amore, la misericordia». Gli esiti non si ripercuotono solo in campo internazionale, ma anche nel privato: «Oggi crescono le famiglie composte da una persona sola, e tra le coppie stabili quelle dove cresce un figlio unico. Tra migliaia di anni, quando diremo “fratelli e sorelle” ci chiederanno che cosa vuol dire». «La misericordia – ha continuato Paglia – è una forza politicamente trasformante e va compresa nella sua forza rivoluzionaria. Non è un sentimento romantizzato». Quindi ha spiegato: «Secondo l’ebraico, la misericordia è un sentimento così profondo che per descriverlo una parola non basta, ne usa tre. La misericordia come la intende il Padre eterno è un movimento viscerale, come quello che una mamma sente per il figlio; secondo, implica un movimento fisico di vicinanza, quindi una prossimità affettiva; terzo, chiede la fedeltà a quel rapporto».

La paura, secondo diversi interventi dal pubblico, è che la misericordia possa diventare permissivismo. «Le idee sono legate alla storia, la verità si fa. La verità è aprire le porte, ma la misericordia è più furba e alla fine vince», ha risposto Paglia, perché «nessuno può resistere all’amore». L’arcivescovo ha concluso citando Ignazio di Loyola: «Nei tempi difficili il cristianesimo non è opera di convinzione ma di grandezza».

18 febbraio 2016