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Immigrazione, stop alla crescita: l’Italia non attrae più

Rapporto di Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: presenza degli stranieri pressoché stabile. Per lo più donne e “lavoratori poveri”

Lo rivela il Rapporto presentato da Caritas Italiana e Fondazione Migrantes: presenza degli stranieri pressoché stabile. Il 52,7% rappresentato dalle donne

Stop alla crescita dell’immigrazione in Italia. Dal 1° gennaio al 31 dicembre 2015, il numero degli stranieri residenti nel nostro Paese è cresciuto solo di 11mila persone. Restano così circa cinque milioni (l’8,2% della popolazione), con le donne che rappresentano il 52,7%. Crescita moderata anche rispetto al 1° gennaio 2014: dodici mesi dopo, la popolazione non italiana è aumentata solo dell’1,9% (92.352 unità in più). Secondo Caritas Italiana e Fondazione Migrantes, che hanno presentato il “Rapporto Immigrazione 2015 – La cultura dell’incontro”, si avverte, però, il rischio che il fenomeno migratorio venga raccontato sulla base della “percezione” e non della realtà. «Il nostro Paese – afferma monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes – sta perdendo attrazione verso i migranti. Lo dimostrano i primi cali di presenze straniere nel Nord Est, nelle Marche e in Umbria, eppure si continua a parlare di “invasione inarrestabile”. Si tratta di falsificazioni che impediscono un’adeguata politica dell’immigrazione». Il segretario generale della Cei Nunzio Galantino prova a smentire «indebite equazioni»: l’immigrazione, spiega, «sul piano meramente economico, conviene. Non porta via posti di lavoro nel Paese che accoglie». Mentre la strage di Dacca «ha inferto un colpo decisivo all’equazione, data per scontata dagli imprenditori della paura, tra immigrazione e terrorismo. Gli attentatori non son mai arrivati con i barconi».

L’unico «forte aumento» indicato dal rapporto riguarda le acquisizioni della cittadinanza: 129.887 nel 2014, cioè il 29% in più rispetto al 2013. Ad ottenerle sono stati soprattutto marocchini (22,3%) e albanesi (16,4%), due tra le nazionalità presenti da più tempo in Italia. Un dato che indica come la maggior parte sia relativa a requisiti maturati nel tempo o a cittadini figli di stranieri ma nati in Italia. Infatti, quasi il 40% dei nuovi cittadini ha meno di 18 anni e la maggior parte delle acquisizioni avviene per residenza (46,0%). Anche gli studenti stranieri nelle scuole italiane sono aumentati nell’anno scolastico 2014-2015. L’incremento è dell’1,4% e hanno raggiungono il 9,2% (814.187) del totale degli alunni. «Un segnale importante – osserva il direttore di Caritas Italiana don Francesco Soddu – dovrebbe arrivare ora dalla legge sulla cittadinanza, che giace da tanto tempo in Parlamento. Le nuove generazioni hanno bisogno di sentire l’appartenenza al Paese in cui stanno crescendo e in cui vivono».

Restano da colmare anche le differenze di trattamento dei lavoratori stranieri rispetto a quelli italiani. Secondo i dati del rapporto, nel 2015 il 59,4% degli stranieri risiede al Nord. Le comunità più numerose sono la romena, l’albanese e la marocchina. Per quanto riguarda le persone in età da lavoro, al secondo semestre 2015 tra gli stranieri (4.067.145), rispetto agli italiani, vi è una maggiore percentuale di occupati (58% contro il 41,9%). Sono, però, notevoli le disuguaglianze nelle retribuzioni: quella media mensile degli occupati italiani è di 1.356 euro, quella degli stranieri è di 965 euro, pari al 30% in meno. Il 41,7% dei lavoratori stranieri rientra nella categoria dei “lavoratori poveri” (gli italiani sono il 14,9%) e le donne sono le più penalizzate (59,3%), perché lavorano in settori con livelli retributivi più bassi della media. «Se il lavoro è spesso il primo motivo dell’arrivo dei migranti nel nostro Paese – sostiene il vescovo Guerino Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes -, il mondo del lavoro e dell’impresa deve essere un primo luogo dove costruire una cultura dell’incontro: e questa passa attraverso la legalità, il contratto, il rispetto dei diritti dei lavoratori, l’attenzione alla sicurezza sul lavoro, una mobilità che non si traduca solo in precarietà e la partecipazione sindacale».

Per quanto riguarda i detenuti, su un totale di 52.164, gli stranieri sono il 33,24% del totale (17.340), una cifra in diminuzione rispetto al 2009 quando erano il 37,1%. Tra i reati commessi: 8.192 contro il patrimonio, 6.599 contro la persona e 6.266 in violazione della legge sulla droga. Reati «di grande impatto sociale – si legge nel volume – che influiscono sulla percezione della diffusione criminale».

6 luglio 2016