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Immunoterapia contro il cancro, Bambino Gesù coordina la squadra di ricerca

L’ospedale pediatrico, con la professoressa Concetta Quintarelli, studierà il nuovo approccio terapeutico. Gia disponibile all’ospedale pediatrico per i neurblastomi infantili

La lotta al cancro passa dall’immunoterapia, l’approccio terapeutico che punta ad attivare il sistema immunitario del paziente per riconoscere ed eliminare le cellule “impazzite”. È la direzione presa dal neonato gruppo di lavoro, coordinato dall’Ospedale pediatrico Bambino Gesù che si occuperà dell’identificazione dei biomarcatori in grado di “accendere i fari” del sistema immunitario che di solito non è in grado di rintracciare e fermare autonomamente le cellule malate. In questo modo sarà possibile evitare di esporli a trattamenti potenzialmente associati ad effetti collaterali in assenza di beneficio clinico. Questo approccio consentirebbe inoltre di ridurre la spesa farmaceutica del Sistema Sanitario Nazionale per terapie ad alto costo.

L’attività sarà coordinata dalla professoressa Concetta Quintarelli, responsabile del Laboratorio di Terapia Genica dei tumori del Bambino Gesù, e si concentrerà sulla conversione dei pazienti non responsivi in responsivi con lo sviluppo di nuove terapie combinate. Alleanza Contro il Cancro è la più grande organizzazione di ricerca oncologica italiana. Fondata nel 2002 dal Ministero della Salute, è attualmente formata da 22 Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico, AIMaC (Associazione italiana dei malati oncologici), Italian Sarcoma Group e l’Istituto Superiore di Sanità, che ne ospita gli uffici.

Questi approcci, estremamente innovativi nel contesto dei tumori solidi, sono oggi disponibili in Italia solo presso l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù per bambini affetti da neuroblastoma (responsabile dello studio il professor Franco Locatelli, direttore del dipartimento di Onco-ematologia pediatrica e Medicina trasfusionale del Bambino Gesù). L’auspicio è che possano garantire i benefici ottenuti nel contesto di terapie applicate attualmente (principalmente negli Stati Uniti) anche alle neoplasie ematologiche linfoidi.

«Il mio compito – spiega la professoressa Quintarelli – è supportato concretamente da due coordinatori, Paola Nisticò dell’Ire di Roma e Vincenzo Russo dell’Ospedale San Raffaele di Milano. Il gruppo di lavoro è estremamente attivo e si è focalizzato nel contesto di pazienti affetti da carcinoma polmonare grazie al coordinamento con i gruppi di lavoro Polmone e Genomica. L’obiettivo è una profonda caratterizzazione dei pazienti inclusi nello studio clinico che partirà a breve nel contesto del WG Polmone per individuare laddove possibile i soggetti che beneficeranno dell’approccio immunoterapico e quelli in cui, al contrario, sarebbe auspicabile non utilizzarlo al fine di ridurre al minimo la tossicità».

 

15 dicembre 2017