In Messico si scava ancora sotto le macerie

Iniziata la seconda notte dopo il sisma, ancora provvisoria la conta delle vittime, tra cui, al momento, nessun italiano. A Città del Messico tratte in salvo 53 persone

117 a Città del Messico, 72 nel Morelos, 43 nello Stato di Puebla (7 nella Capitale), 12 nello Stato di México, tre nel Guerrero e uno in Oaxaca. Nel pomeriggio di ieri, 20 settembre – la serata italiana – era questo il bollettino emesso dalla Caritas messicana dopo il violento terremoto che ha colpito il Messico lunedì 19. La conta delle vittime, per ora, è ferma a quota 248, tra cui, al momento, nessun italiano. La conferma arriva dall’ambasciatore italiano a Città del Messico Luigi Maccotta, raggiunto telefonicamente da InBlu Radio, il network delle radio cattoliche italiane. «Siamo in contatto permanente – aggiunge – con la rete dei consoli onorari. Le zone più colpite sono quelle del centro e del sud. Queste rete funziona perché riusciamo ad avere notizie in tempi brevi. Ciò che dispiace molto è la morte di oltre 150 messicani. Nonostante tutto il Paese, le autorità e la popolazione danno dimostrazione di grande efficienza e solidarietà».

Intanto si continua a scavare. La priorità, spiega il segretario esecutivo della Caritas messicana padre Rogelio Narváeze, è «scavare sotto le macerie per sperare di salvare delle persone». Solo a Città del Messico, informano dalla Protezione civile, sono 53 le persone estratte ancora in vita e 103 quelle ricoverate in ospedale. Centinaia le persone attualmente al lavoro per rimuovere le macerie dei 45 edifici crollati in città, aiutando con la distribuzione di acqua e alimenti, riferisce ancora il religioso. «Alcuni di questi edifici – continua – sono crollati diverse ore dopo il sisma e centinaia di persone sono state evacuate dagli ospedali». In vari punti della Capitale sono stati aperti centri di accoglienza e di distribuzione di alimenti. Il 40% della popolazione è senza energia elettrica, completamente o a tratti. Secondo la Caritas «mancano informazioni sulla situazione delle popolazione nelle diocesi vicine».

Caritas messicana sta operando in stretto raccordo con la Segreteria generale della Conferenza episcopale (Cem) e aiuti stanno già giungendo dalle diocesi messicane, mentre prosegue il coordinamento delle azioni già messe in atto per aiutare le popolazioni degli stati di Oaxaca e Chiapas colpite dal precedente terremoto del 7 settembre. A livello locale, nell’arcidiocesi di Puebla, dove sono morte almeno 11 persone e decine di chiese e case sono rimaste danneggiate, la Commissione diocesana di pastorale sociale ha disposto  una distribuzione di cibo, prodotti per l’igiene personale e di prima necessità negli alloggi temporanei in città e nei vicini paesi di Atzala, Coetzala e Atlixco, per aiutare chi è stato colpito direttamente dal sisma. Nello stesso tempo è stata avviata una raccolta di fondi e generi alimentari che dovranno pervenire al Banco alimentare della Caritas di Puebla o direttamente alla Commissione diocesana di pastorale sociale. «Piangiamo profondamente la morte, specialmente, delle otto persone decedute a causa del crollo della chiesa di  Atzala e le tre vittime morte a Jolalpan», si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa dell’arcidiocesi.

21 settembre 2017