In un libro la “Pastorale sociale” di Francesco
Print Friendly

In un libro la “Pastorale sociale” di Francesco

Condividi

Il volume a cura di Marco Gallo, presentato a San Bartolomeo all’Isola. Marco Impagliazzo (Sant’Egidio): «La sua forza, la radicalità evangelica»

Papa Francesco è sempre stato vicino ai poveri, da molto prima che diventasse pontefice, quando ancora viveva in Argentina a Buenos Aires, prima provinciale dei Gesuiti, poi rettore dell’Università di San Miguel, quindi arcivescovo della Capitale. Ieri, 8 febbraio, è stato presentato nella basilica di San Bartolomeo all’Isola il libro “Pastorale sociale” edito da Jaka Book, una selezione di testi, discorsi e omelie di Jorge Mario Bergoglio, che traccia il profilo del pensiero del Papa dal 1976 al 2014. Curata da Marco Gallo, direttore della cattedra “Giovanni Paolo II, Benedetto XVI, Francesco” della Pontificia Università Cattolica Argentina di Buenos Aires, la raccolta segue da vicino l’evoluzione dell’attenzione sociale di Papa Francesco.

Gallo, membro della Comunità di Sant’Egidio da molti anni, ha avuto modo di conoscere e frequentare Bergoglio in Argentina. Assente alla presentazione del libro, ha spiegato lo sviluppo del progetto a Roma Sette: «Ho voluto approfondire la continuità del suo pensiero, sia sociale, sia politico – ha detto al telefono -. C’è questa continua attenzione per i poveri, che applica in maniera concreta la dottrina sociale della Chiesa». Già a partire dalla fine degli anni ’70 il Papa si scagliava contro la tratta, parlava di immigrazione e lavoro clandestino: «Ha sempre compiuto molti gesti simbolici. Visitava le zone più degradate della città, il Giovedì Santo andava sempre nella carceri», come continua a fare oggi in Italia.

Bergoglio, riferisce ancora Gallo, ha sempre visto la politica come costruzione del bene comune: «Ha sempre fatto politica dall’altare, ma sempre profondamente rispettoso delle istituzioni» ha concluso il docente. Il suo impegno politico ha lasciato il segno in molte occasioni, come ha ricordato durante la presentazione del libro Mario Marazziti, presidente della Commissione Affari sociali alla Camera: «Qui non è riportata, ma ricordiamo tutti l’omelia dei “sepolcri imbiancati” di qualche tempo fa» ha detto riferendosi alla Messa alla presenza degli esponenti politici all’altare della Cattedra della basilica vaticana, in cui il Papa attaccò i corrotti.

Padre Diego Fares, gesuita che ha avuto modo di studiare con Bergoglio, ha spiegato che  «per Papa Francesco la politica è la forma più alta della carità. Il pontefice ha portato avanti la cultura dell’incontro, la gioia di sperimentare l’incontro con il diverso, l’unità desiderata con tutto il cuore, la forma più alta di carità», e non ha mai smesso.  «Ci raccontava le cose che adesso sentiamo da Santa Marta – l’attuale dimora – quando eravamo una piccola comunità a Buenos Aires. E mette ancora al centro la periferia del mondo», le parole del gesuita. La giornalista, Elisabetta Piquè, corrispondente a Roma del quotidiano argentino “La Nación”, ha commentato che Francesco ha sempre dato la spinta per far diventare «la realtà superiore a qualsiasi idea». Una visione non solo cristiana: «C’è chi dà credito al Trickle Down, lo sgocciolamento – ha spiegato l’economista Leonardo Becchetti, professore di Economia politica a Tor Vergata – per cui i benefici dei ceti abbienti favorirebbero necessariamente l’intera società, compresa la parte disagiata. Papa Bergoglio si è accorto prima che non è così, e alla fine si è visto che avava ragione». Per Marco Impagliazzo, presidente della Comunità di Sant’Egidio, la forza delle ragioni di Francesco è evidente: «Tutto questo si fonda sulla radicalità evangelica. La fonte da cui si abbevera, la sua energia spirituale è il Vangelo».

9 febbraio 2016