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«Incominciando dalla mia diocesi di Roma»

L’appello del Papa all’accoglienza dei profughi richiama quello di Pio XII, segreto, a favore degli ebrei. E interpella, uno per uno, tutti quanti

L’appello del Papa all’accoglienza dei profughi richiama alla memoria quello di Pio XII, segreto, a favore degli ebrei. E interpella, uno per uno, tutti quanti

«Ogni parrocchia, ogni comunità religiosa, ogni monastero, ogni santuario d’Europa ospiti una famiglia, incominciando dalla mia diocesi di Roma» (Francesco, Angelus 6 settembre 2015). “Ogni” significa uno per uno, tutti. Queste accorate parole di Papa Francesco riportano immediatamente alla memoria l’appello che Papa Pio XII – allora per canali segreti – lanciò per mettere in salvo gli ebrei perseguitati dal regime nazista. Riporto qui fedelmente il testo registrato nel Memoriale delle Monache Agostiniane del Monastero dei Santi Quattro Coronati in Roma: «Arrivate a questo mese di novembre, dobbiamo essere pronte a rendere servigi di carità in maniera del tutto inaspettata. Il Santo Padre Pio XII dal cuore paterno sente in sé tutte le sofferenze del momento. Purtroppo con l’entrata dei tedeschi in Roma, avvenuta in settembre, si inizia una guerra spietata contro gli ebrei che si vogliono sterminare mediante atrocità suggerite dalla più nera barbarie. Si rastrellano i giovani italiani, gli uomini politici per torturarli e farli finire fra tremendi supplizi. In queste dolorose situazioni il Santo Padre vuol salvare i suoi figli, anche gli ebrei, e ordina che nei monasteri si dia ospitalità a questi perseguitati, e anche le clausure debbono aderire al desiderio del Sommo Pontefice, e dal giorno 4 novembre, noi ospitiamo le persone qui elencate […]».

A quel tempo le parole del Santo Padre permisero la salvezza di centinaia di vite umane sulle quali pendeva ormai una crudele condanna a morte; oggi un nuovo appello chiama in causa direttamente la Vita Consacrata. Papa Francesco si rivolge a tutti, a tutte le parrocchie, le comunità cristiane, le diocesi di tutta Europa ma – a maggior ragione – interpella i consacrati e le consacrate, che hanno fatto della carità l’inno della propria vita (1 Cor 13). Questa parola del Pontefice, come ci trova? Come sta la vita consacrata di fronte a questo grido di aiuto? Le difficoltà non mancano: comunità che nei primi anni ’40 erano fiorenti e potevano spendere le loro energie migliori per accogliere e proteggere intere famiglie ebree oggi soffrono per l’anzianità, la scarsità delle vocazioni e spesso anche per la fragilità economica. Ma le parole di Francesco scuotono e raggiungono ogni cuore e aprono certamente una felice stagione di discernimento per trovare risorse e stili di accoglienza anche nuovi, benefici e pieni d’amore.

Tra le righe – poche ma efficaci – di questa richiesta ci sembra di raccogliere una preghiera a Dio, la più accorata: «Prenditi cura dei tuoi piccoli!» (Sal 72,13). Perché proprio di “piccoli” si tratta: di persone fragili a cui non prestare soltanto mura e materassi ma tempo, affetto, attenzione. Amare nel volto di questi fratelli il bel volto di Cristo, che soffre ancora per il peccato del mondo: ancora oggi Cristo patisce nella sua carne – la nostra – a causa della corruzione, dell’idolatria, della perdizione, della crudeltà: malattie mortifere capaci di annidarsi lì dove l’uomo dà loro il permesso di entrare. Ecco, finalmente, l’antidoto della carità che tutto copre, tutto crede… E tutto ha il potere di guarire. La vita consacrata è chiamata, è già pronta: molte comunità già si sono adoperate per accogliere, tante altre si stanno preparando. “Ogni” significa uno per uno, tutti: ogni suora, ogni frate, ogni monaco, ogni monaca, ogni consacrato, ogni consacrata… Uno per uno, tutti!

10 settembre 2015