Italiani nel mondo: partono i giovani ma non solo

Presentata la XIII edizione del Rapporto curato dalla Fondazione Migrantes. Tra i temi, il lavoro e le relazioni tra generazioni, l’associazionismo, le necessità pastorali e burocratiche

È boom di over 50 che dall’Italia partono per trasferirsi all’estero. Questo uno dei dati principali che emerge dal XIII Rapporto Italiani nel mondo curato dalla Fondazione Migrantes, presentato questa mattina, 24 ottobre, all’Auditorium Bachelet. Se è vero infatti che dal Bel Paese continuano a partire soprattutto giovani (37,4%) e giovani adulti (25,0%), è anche vero che le crescite più sostanziose – con picchi del 78% per gli ultra 85enni -, si notano dai 50 anni in su.

Complessivamente, nel 2017 sono partite dall’Italia 128.193 persone (+4.117), con un aumento del 3,2% rispetto all’anno precedente. La destinazione preferita è la Germania, seguita da Regno Unito e Francia. Al 1° gennaio 2018 gli iscritti totali all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) risultano 5.114.469: l’8,5% dei quasi 60,5 milioni di residenti totali in Italia. Le realtà nazionali più numerose sono l’Argentina (819.899), la Germania (743.799), (614.545). Nell’ultimo anno il Brasile (415.933) ha superato la Francia (412.263).

Dal 2016 al 2018 la mobilità italiana è aumentata del 64,7%, passando da poco più di 3,1 milioni di iscritti all’Aire a più di 5,1 milioni. Di questi migranti nostrani, il 49,5% è di origine meridionale (Sud: 1.659.421 e Isole: 873.615); viene dal Centro il 15,6% (797.941); la parte restante si divide tra Nord Ovest (901.552) e Nord Est (881.940). Le donne italiane sono 2.459.322 (48,1%), gli uomini 2.655.147 (51,9%). Il 55,3% è celibe/nubile, il 37,0% coniugato/a. Divorziati o vedovi sono, rispettivamente, il 2,5% e il 2,4%. Per quanto riguarda le classi di età i minori sono oltre 765mila (15,0%, di cui il 6,8% ha meno di 10 anni). A livello continentale, è l’Europa ad accogliere il numero più alto di italiani, con il 54,1%; in America la presenza di migranti dall’Italia si attesta al 40,3%.

Fra gennaio e dicembre 2017 si sono iscritti all’Aire quasi 243mila italiani: il 52,8% per espatrio, pari a 128.193 cittadini partiti dall’Italia nel corso del 2017. Fra questi gli uomini sono oltre 70mila (55%) e le donne oltre 57mila. Importante è il peso delle partenze di nuclei familiari, come dimostrano i 24.570 minori (il 19,2% del totale). Ancora, il 37,4% di chi parte – vale a dire quasi 48mila persone – ha tra i 18 e i 34 anni. In un caso su 4 si tratta di giovani adulti tra i 35 e i 49 anni, che aumentano di +2,8% rispetto all’anno precedente. La prima regione di partenza è la Lombardia (21.980) seguita, a distanza, dall’Emilia-Romagna (12.912), dal Veneto (11.132), dalla Sicilia (10.649) e dalla Puglia (8.816). Una dinamica emergente è quella dei circa 25mila “nuovi italiani”, ossia immigrati naturalizzati in Italia che tra il 2012 e il 2016 si sono trasferiti in altri Paesi e risultano quindi compresi tra gli italiani cancellati per l’estero. Tra le iscrizioni all’Aire nel 2017 si registra ancora un 36,2% per nascita, un 6,3% per reiscrizione da irreperibilità, 3,7% per acquisizione di cittadinanza e 1% circa per trasferimento dall’Aire di altro Comune.

Sono 193 le località del mondo che hanno accolto gli italiani partiti nel 2017. Sono per lo più in Europa (70%) e in America (22,2%). Diretto in Sudamerica il 14,7% delle partenze. In particolare, in America Latina gli italiani sembrano amare Brasile (9.016) e Argentina (5.458), rispettivamente in quinta e ottava posizione. La Germania (20.007) torna ad essere la destinazione preferita distanziando, di molto, il Regno Unito (18.517) e la Francia (12.870). Con oltre 6mila arrivi in meno, il Regno Unito registra un decremento del -25,2%. Il Portogallo, invece, registra la crescita più significativa (+140,4%). Da evidenziare, anche, la crescita per il Brasile (+32,0%), la Spagna (+28,6%) e l’Irlanda (+24,0%).

Fra le crescite più significative dei nuovi espatriati dall’Italia ci sono quelle dai 50 anni in su: si registra infatti un +20,7% nella classe di età 50-64 anni; +35,3% nella classe 65-74 anni; +49,8% nella classe 75-84 anni e +78,6% dagli 85 anni in su. Chi parte oggi dall’Italia è principalmente celibe/nubile (60,8%) oppure sposato/a (33,2%). Il Rapporto fotografa la categoria dei «migranti maturi disoccupati», ma anche i genitori o nonni che trascorrono periodi sempre più lunghi all’estero con figli e nipoti già in mobilità fino al completo trasferimento: il «migrante genitore-nonno ricongiunto». Ancora, c’è il «migrante di rimbalzo», che, dopo anni di emigrazione all’estero soprattutto in Paesi europei (Germania, Svizzera e Francia) oppure oltreoceano (Argentina, Cile, Brasile, Stati Uniti), è rientrato in Italia per trascorrere qui la vecchiaia, ma rimasto vedovo o vedova e magari con i figli nati, cresciuti e lasciati all’estero, decide di tornare nella nazione che gli assicura un futuro migliore rispetto all’Italia.

Una categoria a parte è quella dei «migranti previdenziali»: pensionati di lusso o colpiti da precarietà o sull’orlo della povertà, che vanno in Paesi con politiche di defiscalizzazione, dove la vita costa poco, attirati anche dal clima, dalla cultura, dalla possibilità di essere accompagnati durante il trasferimento e la permanenza. Vanno soprattutto in Marocco, Thailandia, Spagna, Portogallo, Tunisia, Santo Domingo, Cuba, Romania. Anche il “silver co-housing” favorisce la scelta della destinazione: nato in Olanda e Danimarca negli anni ’70, oggi le co-abitazioni si stanno moltiplicando in diversi Stati. Gli anziani vivono serenamente, integrati e attivi.

Nel corso del 2018, da gennaio a luglio sono stati 3.800 gli interventi realizzati dall’Ufficio Servizi sociali del Consolato generale di Londra per aiutare residenti e turisti, incluso il supporto a chi è vittima di furti o ha problemi di salute, o di cui viene segnalata la scomparsa. Non c’è nel Rapporto un capitolo specifico dedicato ai senza fissa dimora italiani ma la stima del Console generale è che la situazione sia peggiorata negli ultimi anni, con un incremento dei senzatetto e dei connazionali ricoverati nei centri di salute mentale. Al momento sono almeno 126 gli italiani che vivono in povertà estrema a Londra. La metà di loro ha un problema di salute mentale, seguito da situazioni di difficoltà causate da alcool e droga. In Australia, invece, dal 1° luglio 2010 al 30 giugno 2017 422 cittadini italiani sono stati portati in centri di detenzione per immigrati irregolari. Nell’anno finanziario 2016-2017, sono stati 73 i cittadini italiani trattenuti in Australia in vari centri di detenzione per irregolari e, al 30 giugno 2017, 10 cittadini italiani erano ancora rinchiusi in queste strutture. La maggior parte sono “arrivi non autorizzati” ai quali è stato rifiutato l’ingresso in territorio australiano all’aeroporto di transito o di arrivo. Negli ultimi sette anni sono stati 330 (78,2%) i cittadini italiani bloccati e portati in strutture di detenzione per irregolari.
24 ottobre 2018