Ius soli, il Governo rinvia l’esame a dopo l’estate

Ius soli, il Governo rinvia l’esame a dopo l’estate

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Francesca Chiavacci di Arci: «Calcolo elettorale, in autunno il Parlamento sarà impegnato sulla legge di stabilità». Gambino: «Inserire principio di esclusività» 

Non ci sarà la “blindatura” con la richiesta del voto di fiducia, come inizialmente richiesto dal Governo, e non ci sarà neanche la votazione. La legge sullo ius soli scompare dall’agenda estiva per essere rinviata a dopo le vacanze. Paolo Gentiloni, tramite una nota, ha fatto presente che anche date le «difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza» non ci sono le «condizioni per approvare prima della pausa estiva il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia». Si tratta comunque, prosegue la nota, «di una legge giusta. L’impegno per approvarla in autunno rimane».

«Quel che temevano è purtroppo diventato realtà. Grazie a un gioco di scaricabarile fra il segretario del Pd e il governo, il rischio che neanche in questa legislatura venga approvata la legge di riforma della cittadinanza è altissimo. Il boccone da ingoiare è veramente amaro. Prevale nuovamente il calcolo elettorale». Secondo Francesca Chiavacci, presidente nazionale Arci, «invece di ribadire le ragioni di una legge giusta e urgente, si è preferito evitare incognite su un voto dagli esiti incerti. Dunque ora si parla dell’autunno. Questo però significa praticamente mai in questa legislatura, perché a settembre il Parlamento sarà impegnato su una difficile legge di Stabilità e la sessione di bilancio durerà tutto dicembre».

«Sarebbe più onesto – sottolinea – dire
chiaro e tondo che dello ius soli si parlerà ormai nella prossima legislatura, sempre che gli equilibri che usciranno dalle elezioni lo consentano. E così più di un milione di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nati o cresciuti in Italia da genitori stranieri continueranno a vedersi esclusi dalla cittadinanza italiana, nonostante italiani si sentano a tutti gli effetti. Una decisione ipocrita e crudele. Due ragazzi seduti nello stesso banco, o che giocano insieme a pallone, o che frequentano lo stesso gruppo di amici, non avranno uguali diritti. Un’ingiustizia insopportabile».

Fa arrivare, invece, una proposta di modifica Alberto Gambino, ordinario di diritto civile e prorettore dell’Università Europea di Roma. «La cittadinanza è un istituto giuridico che indica l’appartenenza alla comunità politica organizzata con precisa attribuzione di diritti e di doveri e ove ciò derivi dal fatto di nascere in uno Stato – puntualizza Gambino – allora non può pensarsi che lo stesso soggetto appartenga contemporaneamente anche ad un’altra comunità politica organizzata, in base alla discendenza “di sangue” dai suoi genitori non italiani, specie ove quella comunità abbia principi e valori in contrasto con la comunità di residenza».

«Per attenuare questi rischi –
conclude il giurista – si approfitti allora della pausa di riflessione dettata da Gentiloni per aggiungere il requisito della esclusività della cittadinanza italiana, così come avviene in realtà proprio nel sistema spagnolo».

17 luglio 2017