Jovanotti invita tutti ne “Il salone delle feste”

Tappa romana per il tour del popolare artista per dieci date, tra il 19 aprile e il 2 maggio al Palalottomatica. Il primo brano in scaletta sarà “Ti porto via con me”

Tutto ha inizio 30 anni fa: il Rolling Stone di Milano ospita il primo concerto di quel Jovanotti che con l’album “For President”, nonostante avesse un nome strano, la “zeppola” e fosse pure un po’ stonato, aveva venduto «una cifra assurda», come ammette il diretto interessato. In dotazione «due giradischi e un Revox per mandare le basi», ricorda Jovanotti, che ora «sono diventati 27 camion e 120 persone» in giro con lui, che ancora però non si è montato la testa: «e non è un modo di dire se affermo con una sicurezza da campione di flipper al baretto sotto casa che lo spirito non è cambiato, anzi si è rafforzato».

Lorenzo Cherubini ha questa capacità straordinaria: è cresciuto e ha fatto crescere i suoi fans, è passato dal rap alle ballate romantiche, dal rock all’hip hop, alla world music alla dance hall, ha cercato se stesso e il suo posto nel mondo in vari angoli del pianeta (tra le ultime imprese i tremila km in bicicletta in solitaria per venti giorni sull’Isola del Sud della Nuova Zelanda lo scorso anno, raccontati nel film “Vado a fare un giro”), con l’obiettivo di ritagliarsi «un ruolo in questa festa/lotta/caos/baraonda» che è la vita, perché “È qui la festa” , come status mentale, festa nonostante tutto, perché vale la pena avere «l’allegria come obiettivo a corto raggio». E alla fine ha trovato la risposta che già aveva: «Nella musica ho trovato la mia festa, quella dove mi sembrò che ci fosse un ruolo per me». Oggi continua a far ballare il suo pubblico disposto a passare più di due ore in piedi per stargli dietro tra musica e parole, a fare festa con lui. A Roma si esibirà in dieci serate, tra il 19 aprile e il 2 maggio al Palalottomatica, alcune già tutte esaurite.

Una “Tribù che balla” (titolo di un album del 1991), e che oggi si ritrova in un gigantesco “Salone delle feste”, come ha voluto intitolare il suo tour: 64 date in giro per l’Italia con alcune tappe in altri paesi europei, un grande show per i palazzetti, che inizia ogni volta all’ingresso con 13 grandi lampadari – ideati da Lorenzo e progettati da Claudio Santucci dello studio scenografico Giò Forma -, che fanno di quello spazio un vero e proprio salone delle feste. L’idea era quella di «modificare la percezione del luogo», racconta Jovanotti: «Ne ho parlato con Giò Forma e loro hanno progettato questi lampadari che sovrastano il pubblico, lo scaldano, lo accolgono, le emozionano e durante il concerto si trasformano da oggetti classici in macchine da discoteca, astronavi, ufo, spara-laser, dischi volanti di luna park, lampioni di città».

La festa prosegue, anzi, inizia, con un’opera realizzata da Manuele Fior, uno dei più grandi fumettisti italiani alle prese con la sua prima animazione e il suo primo spettacolo. Partendo dall’idea di Lorenzo ha scritto e realizzato un cartone introduttivo con protagonista il Jova/Don Chisciotte, «uno dei miti fondamentali della nostra storia», sostiene Lorenzo, che oggi sarebbe coetaneo dell’eroe di Cervantes. Via dunque a tre minuti d’immagini travolgenti che introducono l’adattamento teatrale di Corrado D’Elia, recitato in spagnolo dalla magica voce di Miguel Bosé.

Il primo brano in scaletta è “Ti porto via con me”, che immediatamente trascina la tribù, anche grazie alla consolidata band formata da: Saturnino (basso) Riccardo Onori (chitarra) Christian Rigano (tastiere e synth) Franco Santarnecchi (piano e fisarmonica) Gareth Brown (batteria) Leo Di Angilla (percussioni), Gianluca Petrella (Trombone), Jordan MC Lean (tromba), Matthew Bauder (sax). Trenta canzoni – tutte accompagnate da uno show visual – un momento centrale con dj set di Lorenzo in consolle, tante hit in sequenza, da togliere il fiato: da “L’ombelico del mondo”, con i ballerini gonfiabili colorati in mezzo alla gente, a “Ciao mamma”, passando per “Sbam!”, “Fame” e “Le canzoni”; da “L’estate addosso” a “Safari”, da “Tutto l’amore che ho” a “Il più grande spettacolo dopo il Big Bang”.

E “Penso positivo”, che per la prima volta dal 1994 viene suonata in versione fedelissima alla registrazione originale dell’album. Poi una parte acustica, con le ballad: “Mi fido di te”, “Sbagliato”, “Baciami ancora”, “Chiaro di luna”, “Viva la libertà”, brano tratto dall’ultimo album Oh, vita!, prodotto da Rick Rubin, che ha già superato le 120 mila copie vendute. Insomma, un vero e proprio rock’n’roll show, energico ed emozionante, una festa tra tecnologia e battiti accelerati, per uno spettacolo che Jovanotti presenta come «una dichiarazione d’amore, una celebrazione della vita, della fantasia, della forza dell’immaginazione, dell’apertura, dell’incontro, della libertà».

 

13 aprile 2018