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La bibbia di Satana e Anton Lavey

Il satanismo del novecento deve molto della sua diffusione a Anton Szandor LaVey, pseudonimo di Howard Stanton Levey (Chicago, 11 aprile 1930 – San Francisco, 29 ottobre 1997), esoterista statunitense fondatore della Church of satan, la Chiesa di satana. La vita di LaVey fu contrassegnata da solitudine e incoerenza. Studente introverso, lasciò la famiglia a soli 15 anni per lavorare in un circo come inserviente. Fece negli anni diversi lavori saltuari quali assistente del domatore di belve nel circo, illusionista e ipnotizzatore in uno spettacolo di varietà, fotografo del dipartimento di polizia di San Francisco. Nel 1956, forte di anni di esperienza nel mondo dello spettacolo, comprò una casa nella città californiana, ne dipinse le pareti esterne di nero e iniziò a dare lezioni di “occultismo”. I temi trattati, tutti tabù per l’epoca – magia nera, negromanzia, vampirismo, cannibalismo etc. – attirarono molti giovani della “controcultura” americana e la curiosità dei media e della stampa.

Nel 1960 LaVey incontrò il coetaneo Kenneth Anger, cineasta di successo – interessato a girare un film sul satanismo – e fondarono insieme un club occultistico denominato “Magic circle”. Sarà il primo passo verso la costituzione della Chiesa di satana, fondata durante la notte di Valpurga, il 30 aprile del 1966. La curiosità generale fece sì che la “chiesa” accogliesse da subito numerosi adepti, specie del mondo del cinema e dello spettacolo, o intellettuali di tendenza del tempo, sempre alla ricerca di novità e di pubblicità gratuita. L’opinione pubblica non giudicava negativamente l’appartenenza di alcuni divi di Hollywood e della musica rock alla congrega di LaVey, considerandola una delle tante eccentricità degli artisti.

La situazione mutò radicalmente dopo gli omicidi a sfondo satanico praticati dal gruppo denominato “The family”, “La famiglia”. Membri della setta, istigati dal leader e criminale statunitense Charles Manson, penetrarono la notte del 9 agosto 1969 nella villa di Beverly Hills del regista Roman Polanski uccidendo 3 ospiti e la moglie del regista incinta all’ottavo mese. Seguirono altri omicidi per i quali Manson, come mandante, venne in seguito condannato all’ergastolo, pena che sta attualmente scontando in un penitenziario californiano. In seguito alle atrocità della “Famiglia”, l’opinione pubblica aprì gli occhi sulla potenziale pericolosità delle sette e dei gruppi – più o meno segreti – che praticavano occultismo, magia nera, satanismo e spinse le autorità a un controllo più serrato sulle attività della Chiesa di satana. Se da un lato il “massacro di Beverly Hills” compiuto dalla “Famiglia” di Manson alienò le simpatie della borghesia nei confronti di LaVey e gruppi similari, dall’altro provocò un’ondata di adesioni di simpatizzanti, soprattutto giovanissimi, alla ricerca di esperienze forti.

Divenuto un personaggio noto, LaVey pubblicò tre libri di successo destinati a diventare i capisaldi del satanismo moderno: la Bibbia di Satana (1969), La strega perfetta (1971) e Rituali satanici (1972). Nella Bibbia satanica LaVey spiega la sua personalissima visione di satana, non più una entità reale incarnazione del male, ma una figura allegorica metafora dell’uomo unico dio di se stesso: “La figura di Satana, intesa come individuo, non rappresenta una divinità da servire ma l’esempio guida assoluto del sé, padrone del proprio destino”.

La Chiesa di Satana si pose in diretta antitesi alla Chiesa cristiana cattolica, riprendendone gli usi e ribaltandoli in una visione esoterica. Il “clero” è rappresentato dagli iscritti, denominati “attivisti” e suddivisi in cinque gradi crescenti, dal più basso – mago – al più alto – satanista – passando per “maestro”, “sacerdote” e “stregone”. Le virtù cristiane vengono “riscritte” nelle “Nove affermazioni sataniche” che possono essere citate come i punti essenziali della filosofia laveyiana: 1) satana rappresenta indulgenza invece di astinenza; 2) satana rappresenta l’energia vitale invece di sogni spirituali di cornamuse; 3) satana rappresenta saggezza manifesta invece di autoinganno ipocrita; 4) satana rappresenta gentilezza e tenerezza a chi le merita invece di amore sprecato agli ingrati; 5) satana rappresenta vendetta invece di porgere l’altra guancia; 6) satana rappresenta responsabilità a chi è responsabile invece di considerazione per vampiri psichici; 7) satana rappresenta l’uomo giusto come un altro animale, talvolta migliore, molto spesso peggiore di quelli che camminano a quattro zampe, che, a causa del suo sviluppo divino spirituale e intellettuale, è diventato l’animale più vizioso di tutti; 8) satana rappresenta tutti i cosiddetti peccati, finché tutti loro portano a gratificazione fisica, mentale, o sentimentale; 9) satana è stato il miglior amico che la Chiesa abbia mai avuto, perché egli l’ha tenuta in affari tutti questi anni.

Alla delirante esaltazione del sé indipendente da tutto e da tutti, LaVey aggiunge anche una parodia dei peccati rivista in una ottica satanista. I “Nove peccati satanici” sono la “Stupidità, la Pretenziosità, il Solipsismo, l’Autoinganno, la Conformità al gregge, la Mancanza di prospettive, la Dimenticanza delle ortodossie passate, l’Orgoglio controproducente e la Mancanza di estetica”. Sono evidenti le contraddizioni di un pensiero che prima spinge all’autodeterminazione assoluta e poi la rinnega inscrivendo, tra i 9 peccati, il solipsismo, vale a dire l’individualismo estremo, per cui ogni interesse è accentrato su di sé, ignorando o trascurando i problemi e gli interessi degli altri. Nel testo dei Rituali satanici vengono presentati come innovativi tutta una serie di pratiche, da compiere durante la messa nera, già note da secoli agli occultisti. La messa nera è infatti la parodia blasfema della Messa cattolica, con il corpo di una donna nuda usato come altare, il sangue mestruale come vino, le bestemmie verso Gesù i santi e la Madonna e l’immancabile profanazione dell’ostia consacrata.

Le dissacranti cerimonie – studiate anche da un ex prete cattolico scomunicato, Wayne West – rivelano l’odio profondo nel pensiero e nell’opera di LaVey e dei suoi adepti nei confronti della Chiesa cattolica che i satanisti tentano di demolire, ridicolizzare, umiliare, nella speranza di poter allontanare più fedeli possibili dalla sua influenza. La religione è presentata come il vero nemico da abbattere, poiché con le sue regole, i peccati e le leggi, incatenerebbe l’essere umano, potenzialmente divino, a una vita di asservimento a una divinità – Dio – assolutamente disinteressata alle umane vicende.

Il satanismo “ateo” di LaVey è altrettanto, se non più, pericoloso di quello che riconosce il diavolo come una entità reale e crudele da adorare per raggiungere fama e ricchezza. Il demonio di LaVey è presentato, invece, come un “potenziale” di crescita e di benessere, lo strumento verso la libertà e l’autodeterminazione: “Satana è un simbolo, nulla di più. Satana simboleggia il nostro amore per tutto ciò che è terreno e la negazione dell’immagine del Cristo pallido e magro sulla croce”. Il vero “demonio” è invece Dio, la Chiesa, la religione che vogliono tenere l’umanità accecata e stordita con false illusioni sul Paradiso, l’inferno, i peccati e la dannazione eterna.

La pericolosità, ma anche l’attrattiva di un simile messaggio è evidente nel fatto che la Chiesa di satana, anche dopo la morte del suo fondatore avvenuta nel 1997, gli scandali e le inevitabili scissioni interne, continua drammaticamente a reclutare sempre nuovi adepti adescando soprattutto i giovanissimi attratti del famoso motto satanista: “fa ciò che vuoi sarà tutta la legge”.

 

15 gennaio 2015