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“La casa di famiglia”, convince l’opera prima di Augusto Fornari

Un film godibile e piacevole da vedere con tranquillità come prodotto italiano affidato ad uno sguardo simpatico e curioso, multiforme come le mille facce della casa di famiglia

Alex, Oreste, Giacinto e Fanny, quattro fratelli, di fronte al padre in coma da cinque anni, decidono di vendere la bella villa di famiglia in campagna. Ma dopo qualche tempo, in modo del tutto inaspettato, l’uomo riprende conoscenza. Ora il problema è come dirgli che la casa non è più sua… «Le storie di famiglia mi hanno sempre affascinato. Le peripezie di fratelli, sorelle, cugini, nipoti che litigano, partono, si dividono, si odiano, si fanno del bene e del male, hanno avuto da sempre su di me l’effetto dei grandi romanzi d’avventura…». Così Augusto Fornari introduce questa sua opera prima, La casa di famiglia, alla quale arriva dopo un quindicennio di attività come attore con film come Il principe abusivo di Alessandro Siani (2015); Gli ultimi saranno gli ultimi di Massimiliano Bruno (2016); Torno indietro e cambio vita di Carlo Vanzina (2016).

L’approccio è giusto e positivo, lo svolgimento corre lungo binari tranquilli, animati da improvvisi sussulti, battibecchi, scontri, spia di pregressi disaccordi appartenenti all’età della giovinezza. In effetti i quattro fratelli esprimono caratteristiche differenti che producono anche reazioni talvolta opposte e distinte. Il padre (quando guarisce) si posiziona tra loro con sfumature ancora più sfaccettate, tali da non riuscire a ricomporre una unità tra loro. Nel finale forse tutto si aggiusta (non diremo come), cedendo il posto ad un’imprevista pacificazione.

«La famiglia – prosegue Fornari – è il luogo da dove veniamo, dove ci formiamo e, cosa più importante, quello che diventiamo. Nessuno può dire di aver compiuto un passo verso la conoscenza di se stesso se non ha ben sondato gli intricati meccanismi dei rapporti familiari». Il copione corre con serenità verso la meta, il più delle volte mantenendo un passo fragile e dolce, diviso tra risate, pianto, commozione, gioia.

Funzionano i molti imbarazzi che i fratelli devono escogitare quando il padre sembra vicino a scoprire la verità e viene ogni volta rimandato indietro all’ultimo momento. Nell’andare avanti il confronto tra il padre e i figli si fa più serrato e incalzante, pur senza raggiungere toni dispersivi o frammentari. Si resta sempre all’interno della commedia, che in questa occasione si propone più che mai come il terreno più adatto ad “ospitare” una vicenda che si muove con delicatezza e leggerezza, gettando uno sguardo pensoso e un po’ malinconico su una vicenda di piccole/grandi rinunce quotidiane.

Anche nella scelta degli interpreti il film conferma la propensione a preferire nomi misurati e di sicura affidabilità. A cominciare dai quattro fratelli: i tre uomini sono Lino Guanciale (Alex), Stefano Fresi (Oreste), Libero De Rienzo (Giacinto). La donna è Matilde Gioli (Fanny): si tratta di attori di generazioni diverse, duttili e pronti a muoversi all’interno di vicende di differente spessore. Ne deriva in conclusione un film godibile e piacevole da vedere con tranquillità come prodotto italiano affidato ad uno sguardo simpatico e curioso, multiforme come le mille facce della casa di famiglia.

20 novembre 2017