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La diocesi a Lourdes con il nuovo vicario De Donatis

Concluso il 31 agosto il pellegrinaggio mariano guidato per la prima volta dal successore di Vallini: «È significativo che questo sia il mio primo incarico diocesano»

Non hanno semplicemente viaggiato gli oltre cinquecento pellegrini rientrati venerdì sera da Lourdes al termine del pellegrinaggio diocesano e nazionale proposto dall’Opera romana pellegrinaggi e presieduto quest’anno, a tre mesi dalla sua nomina, dal nuovo vicario del Papa per la diocesi di Roma Angelo De Donatis, coadiuvato dai vescovi ausiliari Guerino Di Tora e Lorenzo Leuzzi, nonché dal nuovo amministratore delegato dell’Orp monsignor Remo Chiavarini, nominato il 1° agosto scorso. «È significativo che questo sia il mio primo incarico diocesano – ha dichiarato De Donatis -: mi ricorda che la fede non è fossilizzarsi ma rimettersi sempre in cammino, nel quotidiano». In più di un’occasione, durante i giorni di preghiera presso il santuario mariano, De Donatis ha infatti ammonito circa l’importanza di «non tenere separata la vita di fede dalla vita»; già nel corso della Via Crucis che ha guidato la mattina del 29 agosto, scegliendo per la meditazione le riflessioni di don Giuseppe Forlai, ha messo al centro le problematiche odierne, da quelle sociali e lavorative a quelle culturali.

Esigenza di concretezza e volontà di fornire indicazioni pragmatiche emerse anche dalle omelie: in linea con il tema pastorale scelto per il pellegrinaggio, “Grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente”, De Donatis ha proposto, con chiarezza e altrettanta profondità, Maria quale paradigma e specchio. Nella Messa della riconciliazione di martedì pomeriggio, la Madonna è stata presentata per antonomasia come colei che si fida e dalla quale apprendere l’atteggiamento della fiducia: «Se non avesse detto sì all’angelo – ha spiegato l’arcivescovo – la nostra vita sarebbe rimasta una serie di “no”, di desideri abortiti: avremmo continuato a cercare Dio senza trovarlo». Maria, dunque, come anello di congiunzione «che ha permesso che il Logos rifacesse amicizia col Caos dell’uomo» e Lourdes, «luogo dove con tutto il mio personale caos – ha aggiunto De Donatis – mi riaffido a Dio», con la consapevolezza che «quello che mi serve per salvarmi, per essere nella gioia, non posso darmelo e nemmeno lo possono gli altri» ma «quando la creatura tocca il limite, allora Dio fa scavalcare i muri».

Il secondo carattere mariano approfondito dal nuovo vicario nel corso della Messa internazionale di mercoledì 30 agosto, nella basilica di San Pio X, è quello dell’umiltà: «Maria non era speciale, però era unica – ha detto il presule -, così, anche noi, smettiamola di fare gli speciali e scopriamoci umili davanti a Dio». Di seguito, ha distinto «tre ambiti di umiltà: verso l’io, il prossimo e la storia», tratteggiando un ritratto della madre di Cristo cui ispirarsi per riuscire ad essere umili in modo proficuo e affatto passivo: «Maria né si lamenta né è vittima ma sta dritta in piedi sotto la croce». Perché “umile”non equivale a “piccolo” o “inferiore”: «Nella Bibbia – ha spiegato De Donatis – questo termine, se riferito agli amici di Dio, non ha alcun significato dispregiativo ma, anzi, identifica una persona di fiducia e perciò Maria è la donna di fiducia del Signore».

A chiudere il trittico mariano dipinto con colori primari e tratti definiti, la celebrazione dell’Eucaristia presso la grotta e sotto una pioggia battente, la mattina di giovedì 31: «Il vero devoto di Maria perde la faccia per la fede – ha sostenuto De Donatis -, ce la mette tutta, calpestando l’ipocrisia e il politicamente corretto» perché «è impossibile accostarsi a colei che porta lo Spirito senza diventare profeti». Una consegna per tutti, dunque, affinché «abbiamo in grembo qualcosa che salva, contagia e fa venire voglia di vivere in Cristo».

Con i pellegrini De Donatis ha interloquito non solo dal pulpito ma anche nei momenti di tempo libero, per le strade di Lourdes, o a tavola, in un clima di cordialità e familiarità che ha contraddistinto l’intero pellegrinaggio: giovani e adulti hanno pregato insieme, sopportato la stanchezza del viaggio e condiviso l’emozione provata davanti all’immagine della Madonna. Come Martina, 13 anni, pellegrina a Lourdes per la prima volta: «Non ero convinta di partire, non sapevo cosa aspettarmi e pensavo non facesse per me, invece torno a casa avendo capito meglio chi sono e cosa voglio essere». Non per tutti la grotta delle apparizioni alla piccola Bernadette Soubirous è stata luogo di rivelazioni ma si è trattato comunque di un’opportunità per aprirsi alla speranza. « A Lourdes non sempre avvengono i miracoli – ha detto don Savino Lombardi, assistente spirituale dell’Opera Romana – ma di sicuro sempre vi è una prima risposta nel cuore, che va lasciata maturare, per essere poi riconosciuta».

Raggiungere la grotta di Massabielle non è dunque un punto di arrivo e il pellegrinaggio non si è concluso con il ritorno a casa: è l’incontro, con l’altro e con Dio, la vera meta di un pellegrinaggio. Si parte per arrivare ma soprattutto per ritornare con lo sguardo più aperto e il cuore rinfrancato.

 

4 settembre 2017