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La libertà religiosa in declino anche in Europa

Presentato il Rapporto numero della Fondazione Aiuto alla Chiesa che soffre: i cristiani i più perseguitati. Nei Paesi dell’Unione cresce un «ateismo religioso» che spinge i credenti ai margini della società

In un panorama dove il rispetto della libertà religiosa nel mondo continua a scemare, il cristianesimo è la religione più perseguitata, l’Islam quella che perseguita di più. La situazione è stata fotografata con chiarezza dal XII Rapporto sulla libertà religiosa nel mondo, presentato questa mattina, martedì 4 novembre, dalla Fondazione pontificia “Aiuto alla Chiesa che soffre”. Il Rapporto, redatto da venti specialisti, è il risultato di un monitoraggio di due anni, da ottobre 2012 a giugno 2014, su 196 Paesi. In 116 di essi, ovvero quasi il 60%, si registra un «preoccupante disprezzo» per la libertà religiosa e solo in sei (Cuba, Emirati Arabi Uniti, Iran, Qatar, Taiwan e Zimbabwe) la situazione è migliorata. In Europa dilagano intolleranza religiosa, antisemitismo e analfabetismo religioso da parte delle classi politiche e un «ateismo religioso, che sta spingendo i credenti ai margini della società».

«La discriminazione e la violenza ispirata dalla religione, da parte di governi o di gruppi minoritari, sono peggiorate negli ultimi due anni. C’è stata – ha ammesso Peter Sefton-Williams, presidente del comitato di redazione del Rapporto Acs – una riduzione notevole della libertà religiosa. Dove c’è stato un cambiamento è stato sempre in peggio. La situazione è peggiorata in 81 Paesi. Solo in 6 c’è stato un miglioramento e 4 di essi si caratterizzano come Paesi dove il livello di persecuzione è “medio-alto”. In 20 Paesi c’è persecuzione di grado elevato e 14 mostrano situazioni di persecuzione da parte di islamisti. Negli altri quattro da regimi autoritari. In 80 paesi il Rapporto non ha registrato nessuna situazione pericolosa». Non mancano, qua e la, motivi di ottimismo. «In Africa – ha proseguito Sefton-Williams – la maggioranza della popolazione vive una situazione di tolleranza religiosa. Sono un modello da emulare. Convivono e collaborano abbastanza bene, a parte l’estremismo religioso. In America Latina, ad eccezione di Cuba e Venezuela dove è compromessa, nella maggioranza dei Paesi la libertà religiosa è piena». L’Asia, dove crescono i fondamentalismi islamico, indù e buddista, è il continente dove si perseguita di più per motivi religiosi. Nel Medio Oriente, nei paesi dove la libertà religiosa è negata, dilagano estremismo e terrorismo. «I leader religiosi – ha concluso Sefton-Williams – non devono più tollerare violenze in nome della loro religione. Devono esprimersi in modo chiaro dicendo che la violenza in nome di Dio è inaccettabile».

È cronaca quotidiana la violenza dell’Isis sui cristiani di Siria ed Iraq. «L’Iraq è la culla della fede – ha detto Pascale Warda, fondatrice della Società irachena per i Diritti umani e già ministro iracheno per le Politiche migratorie -. Abramo era Caldeo, del sud dell’Iraq. I cristiani hanno lasciato una traccia nel Paese, ma stiamo affrontando una “non libertà” religiosa. C’è libertà di culto, ma non di religione: non si è liberi di cambiare il proprio credo. In Iraq un musulmano che cambia la sua religione viene rifiutato dalla società. Ogni 5 anni ciclicamente in Iraq i cristiani sono diventati oggetto di persecuzione. Perseguitare i cristiani è distruggere l’Iraq perché i cristiani sono le radici culturali dell’Iraq».

Destano motivo di preoccupazione alcune tendenze alla marginalizzazione della religione che sempre più decisamente prendono piede in Europa. «L’Europa è culla dei diritti umani – ha spiegato Martin Kugler, membro dell’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa – ma abbiamo prove che nell’ultimo decennio alcuni diritti fondamentali siano stati messi in discussione e molti riguardano la sfera religiosa. Abbiamo documentato 41 leggi con conseguenze avverse per i cristiani: come il divieto di indossare simboli religiosi sul posto di lavoro o l’obbligo per un medico cristiano a compiere azioni che non considera etiche». La reazione tuttavia è scarsa. «Il relativismo -ha argomentato ancora Kugler – viene considerato elemento democratico, ma respingendo qualsiasi principio si arriva a un punto cieco. I cristiani sono come in un ghetto. Si deve invece comunicare l’idea che la fede non rappresenta una questione privata e che non è nemica della ragione. La democrazia ha bisogno del cristianesimo».

«La libertà religiosa – ha argomentato infine Johannes Heereman von Zuydtwyck, presidente esecutivo internazionale di Acs – non è un diritto qualsiasi tra i tanti. La libertà di coscienza è un diritto fondamentale. C’è uno scollamento tra quanto viene dichiarato nella Dichiarazione universale e quanto accade nella realtà. La situazione dei cristiani si è inasprita negli ultimi anni. Ora più che mai chi distoglie lo sguardo dai perseguitati, li tradisce».

4 novembre 2014