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“La Notte della Taranta” a Roma

Il ritmo salentino torna con l’Orchestra diretta da Giovanni Sollima all’interno di Luglio suona bene. Nella Capitale arriva una sintesi dell’evento estivo pugliese, ospitato all’Auditorium Parco della Musica

Dopo 17 anni non si può certo parlare di novità. Ma c’è da meravigliarsi come, anno dopo anno, il Festival della Notte della Taranta sia riuscito a travolgere sempre più persone, trasformandosi da evento di piazza locale a manifestazione internazionale da esportazione, che, durante l’anno, gira il mondo – dalla Germania a Londra, da New York a Pechino – e fa girare con i suoi ritmi. Potere dei ritmi salentini, che risvegliano nell’ascoltatore, un sano desiderio liberatorio di lasciarsi andare con la musica. Merito anche di un’Orchestra, nata ufficialmente nel 2004, di tutto rispetto, che ogni anno accoglie nuove e pregevoli collaborazioni elevando l’esibizione ai livelli dei grandi concerti del panorama musicale. A Roma, com’è ormai tradizione, arriva una sintesi dell’evento estivo pugliese, ospitato all’Auditorium Parco della Musica. Appuntamento quest’anno il 27 giugno nello spazio all’aperto della cavea, per aprire la stagione di “Luglio suona bene”.

Nell’ultima edizione, il maestro concertatore scelto per reinterpretare a suo modo i brani della tradizione salentina è Giovanni Sollima, compositore e violoncellista siciliano di eccezionale talento, curiosità e generosità, capace di attraversare epoche e stili diversi, ancorato alle sue radici mediterranee, e proiettato nel mondo, che vanta collaborazioni internazionali con Bob Wilson, Peter Greenaway, Carolyn Carlson. Un musicista di formazione classica che studia i madrigali di Gesualdo da Venosa e il repertorio barocco, fondatore dell’orchestra dei cento violoncelli che si è esibita anche al recente concerto del Primo maggio, ma anche un autore e interprete di tanta musica contemporanea. Per questa sua poliedricità Sollima ha trovato, con l’Orchestra Popolare della Notte della Taranta, un’intesa immediata, profonda, coinvolgente, testimoniata anche dall’immenso successo dell’edizione 2013.

Dal Salento verso il mondo, dunque, senza confini. l’Orchestra Popolare della Notte della Taranta e il suo corpo di ballo, anno dopo anno, hanno collaborato con alcuni tra i più significativi musicisti e coreografi contemporanei. Sono andati alla ricerca di un dna universale del ritmo, sempre riconoscibile nelle tante lingue che oggi la musica parla. Senza mai perdere la propria identità e diventando così un patrimonio condiviso della scena musicale internazionale.
Con Sollima, quest’anno, molti ospiti come sempre non scelti a caso, ma artisti che hanno accettato di confrontare la loro musica e la loro danza con la tradizione salentina. Ci saranno anche momenti di protagonismo di alcuni musicisti salentini, elementi storici dell’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta”, che hanno orami raggiunto un riconosciuto livello di autonomia artistica e che meritano l’abbraccio del loro pubblico. Cresciuta negli anni, l’Orchestra Popolare “La Notte della Taranta” è oggi composta da circa trenta musicisti di pizzica e musica popolare di tutto il Salento.
E noi abbiamo chiesto al maestro concertatore Giovanni Sollima di parlarci di questa esperienza.

Che ci fa un violoncello Francesco Ruggeri fatto a Cremona nel 1679 nell’Orchestra della Notte della Taranta?
Ci può stare, perché no. Già Athanasius Kircher, noto filologo e scienziato gesuita, nel Seicento, aveva esplorato e studiato i suoni della tarantella. Trovo che gli archi abbiano un effetto quasi terapeutico nella pizzica indiavolata. Dal violoncello al violino, anche per questioni genetiche, il passo è breve. Questa musica del repertorio salentino, che vive da tanto tempo, viene ogni anno riletta da un artista diverso e ognuno porta il suo bagaglio, la sua esperienza, il suo modo di vedere, e il mio bagaglio è il violoncello, che nell’antichità era più versatile che nell’Ottocento. In epoca barocca accompagnava i bassi e i tenori. Io stesso lo uso con varie sfumature, passando dalla musica accademica a quella inventata sul momento.

Questa Orchestra è una scommessa vinta…
Direi proprio di sì e il successo cresce sempre di più. Ci sono due o tre configurazioni dell’orchestra, che variano a seconda della circostanza. Chiaramente durante il concertone di Melpignano, c’è l’organico pieno. Nei tour la configurazione è ridotta, ma è interessante perché diventa quasi cameristica uscendo dalla piazza. Nelle situazioni più piccole è possibile aumentare la definizione dei colori di ogni strumento e delle voci.

La musica può essere ancora uno strumento di promozione culturale?
Quella dell’Orchestra della Notte della Taranta, con cui collaborerò anche per il concertone di quest’anno, è un’operazione estremamente intelligente, ormai consolidata negli anni. E sono anche un po’ invidioso, in maniera sana, ovvio, perché noi in Sicilia non ci siamo riusciti. Io da siciliano trapianto a Milano, interiorizzo ancor di più la mai cultura e non saprei dire perché da noi non c’è un progetto simile. L’aspetto interessante è che non è solo un’operazione di marketing a buon mercato, ma una cosa bella, di grande qualità, con musicisti di talento. Merito, credo, del valore ancestrale di questi ritmi, cui è impossibile resistere. L’ho visto anche recentemente in Australia, dove sono stato in giro per concerti con i miei violoncelli per cinque settimane. Ho conosciuto la musica degli aborigeni, simile a quella del Salento, con una struttura a vortice che diventa quasi ipnotica, che loro suonano con il didgeridoo, uno strumento a fiato inventato proprio nell’Australia settentrionale. E anche lì è facile rimarne incantati. Anche con la Notte della Taranta, tutti finiscono per cantare e ballare, dai ragazzini ai rockettari più datati, dagli anziani agli appassionati di jazz, perché tornano alla luce ritmi che tutti abbiamo dentro.

Come sarà il concerto all’Auditorium?
Stiamo ancora studiando la scaletta, ma sicuramente ci saranno delle differenze con il concertone di Melpignano, dove i pezzi lenti sono rari e si punta ad avere un crescendo di ritmo per far scatenare la piazza. A Roma ci sarà un respiro alternato, la cavea, con il suo pubblico, ci permette di stemperare la tensione ritmica e riprenderla. Ci saranno venti minuti di delirio, alternati a cinque, sei o dieci minuti quasi estatici. Faremo pezzi che ho arrangiato io e anche pezzi che non ho fatto in piazza perché non erano adatti. Un pezzo può essere pensato in più modi, per più spazi. E nel tour si può sperimentare. Il repertorio è quello tipico della Notte della Taranta, faremo anche canti in griko, compreso l’inno della Grecia Salentina, Kalinitta, con un arrangiamento che li riporta indietro nel tempo e non mancherà la straordinaria pizzica di Galatone. Seguiremo la forte matrice ritmica del repertorio e gli archi faranno da polmone: a tratti saranno più carnali, a tratti avranno un suono quasi vellutato, per fare più contrasto. L’organico dell’Orchestra sarà ridotto numericamente, ma non nell’impasto sonoro, quindi ci saranno tutti gli strumenti, compresi quelli a mantice, a pizzico, a fiato e le percussioni.

6 giugno 2014