La Pasqua insanguinata di Lahore. Francesco: «Crimine vile e insensato»
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La Pasqua insanguinata di Lahore. Francesco: «Crimine vile e insensato»

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Attentato kamikaze nel giorno di Pasqua. Colpito un parco con molti bambini. Oltre 70 i morti, tra cui molti musulmani. Il cordoglio del Papa

Ancora un attacco contro la comunità cristiana. Ancora sangue in Pakistan, nel parco dei bambini, a Lahore, dove un kamikaze si è fatto esplodere con addosso 20 chili di esplosivo, nel giorno di Pasqua. Al tramonto. Si parla di oltre 70 morti e più di 350 feriti: moltissime donne e bambini della minoranza cristiana, che avevano scelto il parco Gulshan e Iqbal, vicino al centro della metropoli a maggioranza musulmana, per festeggiare il giorno di Pasqua. Ma molte anche le vittime musulmane: almeno 44, nonostante la rivendicazione di un gruppo fondamentalista abbia indicato come obiettivo «i cristiani», raccolti nella domenica di Pasqua insieme ad altri cittadini nei giardini pubblici, per fare festa. Il kamikaze, Muhammad Yousaf, da Muzaffargarh, 28 anni, si è fatto esplodere poco distante da alcune altalene; lo scoppio è stato tanto potente da mandare in frantumi i vetri delle finestre delle case vicine. Molti dei feriti sono in condizioni gravi.

Arrestate dall’antiterrorismo pakistano 15 persone, tra cui i quattro fratelli e uno zio del kamikaze. Permangono dubbi sulla pista della rivendicazione del gruppo fondamentalista Jamaat ul-Ahrar, separatosi due anni fa dai Tehereek i talib, i talebani del Pakistan, accusati di trattare la riconciliazione col governo. Preoccupazione invece per la coincidenza nel giorno della strage con una violenta manifestazione a sostegno della legge islamica avvenuta a Islamabad. Tra le richieste dei manifestanti, l’impiccagione della “cristiana blasfema” Asia Bibi. Quello che si teme, spiegano fonti locali, è una possibile alleanza tra gruppi armati e masse intolleranti di solito pacifiche, istigate contro il governo “secolare” di Nawaz Sharif, accusato di indebolire la fede islamica e di aprirsi agli “infedeli” di altre religioni, tra cui quella cristiana. Dura la replica di Sharif, che si è detto «sconvolto» per la perdita di «preziose vite umane»: «Il nostro obiettivo – ha detto facendo visita ai feriti – non è solo quello di eliminare l’infrastruttura del terrore ma anche la mentalità estremista, che è una minaccia al nostro modo di vivere».

«Vicinanza a quanti sono stati colpiti da questo crimine vile e insensato» è stata espressa da Papa Francesco nella preghiera del Regina Coeli di eri, 28 marzo, lunedì dell’Angelo. «Invito a pregare il Signore – ha detto Francesco – per le numerose vittime e per i loro cari». Quindi ha lanciato un appello «alle autorità civili e a tutte le componenti sociali di quella nazione, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza e serenità alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili». Fermezza, nelle parole del pontefice, che ha ribadito ancora una volta che «la violenza e l’odio omicida conducono solamente al dolore e alla distruzione; il rispetto e la fraternità – ha aggiunto – sono l’unica via per giungere alla pace. La Pasqua del Signore susciti in noi, in modo ancora più forte, la preghiera a Dio affinché si fermino le mani dei violenti, che seminano terrore e morte, e nel mondo possano regnare l’amore, la giustizia e la riconciliazione».

Di «orribile strage» aveva parlato, nella mattinata di ieri, anche il portavoce vaticano padre Federico Lombardi. «Ancora una volta – si legge nella nota diffusa dalla Sala Stampa vaticana – l’odio omicida infierisce vilmente sulle persone più indifese». Decine di innocenti, la cui morte violenta «getta un’ombra di tristezza e di angoscia sulla festa di Pasqua». Insieme al Papa, «preghiamo per le vittime – le parole di Lombardi -, siamo vicini ai feriti, alle famiglie colpite, al loro immenso dolore, ai membri delle minoranze cristiane ancora una volta colpite dalla violenza fanatica, all’intero popolo pakistano ferito».

29 marzo 2016