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La stampa diocesana e il suo «sentire» con la Chiesa locale

In Sala Clementina l’incontro di Francesco con circa 400 membri di Uspi e Fisc. L’appello alle istituzioni: «Fare il possibile perché la media e piccola editoria possa svolgere il suo compito, a presidio di un autentico pluralismo»

Un incoraggiamento ai giornalisti dei settimanali diocesani a proseguire il proprio impegno con fiducia per dar voce alle realtà locali ma anche un duro monito alle istituzioni e alla società civile affinché sostengano la piccola editoria e tutelino il lavoro e la dignità dei dipendenti. Papa Francesco torna sulla necessità di fare un’informazione più rispettosa della verità e della dignità della persona, evitando «polveroni mediatici» bensì favorendo la diffusione di notizie «comunicate con serenità, precisione e completezza, utilizzando un linguaggio pacato, in modo da favorire una proficua riflessione».

È quanto ha sostenuto sabato 16 dicembre ricevendo in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, circa 400 membri dell’Unione stampa periodica italiana (Uspi) e della Federazione italiana settimanali cattolici (Fisc). Il pontefice li ha esortati a offrire «con pazienza e metodo, criteri di giudizio e informazioni così che la pubblica opinione sia in grado di capire e discernere e non stordita e disorientata». Ha ricordato inoltre che quello della stampa cattolica non è un lavoro bensì «una missione» il cui compito è quello di informare «correttamente», rimanendo liberi da ogni condizionamento, dalla massificazione alla pressione delle mode del momento, per «la crescita di qualunque società che voglia dirsi democratica».

La stampa diocesana può essere anche un importante strumento per evangelizzare perché ha la peculiarità di «“sentire” in modo particolare con la Chiesa locale, vivere la prossimità alla gente della città e dei paesi, e soprattutto leggere gli avvenimenti alla luce del Vangelo e del magistero della Chiesa. Questi elementi sono la “bussola” del suo modo peculiare di fare giornalismo, di raccontare notizie ed esporre opinioni». Per svolgere meglio questo compito è importante l’apporto delle nuove tecnologie, che possono rendere i settimanali diocesani «strumenti preziosi ed efficaci, che necessitano di un rinnovato impegno da parte dei pastori e dell’intera comunità cristiana nonché della benevola attenzione dei pubblici poteri».

Francesco ha auspicato quindi «che non venga meno l’impegno da parte di tutti per assicurare l’esistenza e la vitalità a questi periodici». Ha dunque rivolto il suo invito alla società civile e alle sue istituzioni «a fare il possibile perché la media e piccola editoria possa svolgere il suo insostituibile compito, a presidio di un autentico pluralismo e dando voce alla ricchezza delle diverse comunità locali e dei loro territori». Il pontefice ha poi salutato personalmente ciascuno dei partecipanti all’udienza, scambiando con loro qualche parola e gli auguri per le prossime festività natalizie.

«Torniamo a casa incoraggiati dalle parole del Papa e pronti a portare avanti il nostro lavoro cogliendo al meglio le opportunità che darà la nuova legge sull’editoria – ha affermato don Adriano Bianchi, presidente della Fisc – Con le istituzioni dobbiamo impegnarci a garantire la giusta dignità e retribuzione alle persone che svolgono questa professione. Il Papa ha parlato chiaramente agli editori che hanno una grande responsabilità in questo senso». Anche per don Giorgio Zucchelli, presidente Uspi, «l’opinione pubblica viene formata proprio dai mass media e sentiamo questa grande responsabilità sulle nostre spalle. Dobbiamo tener vivi il pluralismo democratico e la libertà di espressione che rischiano di essere condizionati dai grandi network nelle mani di pochi».

18 dicembre 2017