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La Via Crucis al Colosseo, con il cuore «”nostalgioso” di speranza»

Francesco ha presieduto il rito, nella sera del Venerdì Santo. A portare la Croce, alla prima e all’ultima stazione, il cardinale Agostino Vallini

Francesco ha presieduto il rito, nella sera del Venerdì Santo. A portare la Croce, alla prima e all’ultima stazione, il cardinale Agostino Vallini. Meditazioni di Pelletier

Circa 20mila fedeli, sotto il controllo vigile di misure di sicurezza imponenti, hanno partecipato la sera del Venerdì Santo, il 14 aprile, alla Via Crucis presieduta dal Papa al Colosseo. Il rito ha seguito lo schema biblico, attenendosi ai Vangeli, e dunque non quello tradizionale che prevede l’incontro tra Gesù e sua Madre lungo la Via Dolorosa (sostituito dalla presenza di Maria accanto alla Croce) o l’episodio della Veronica. Le riflessioni sono state scritte dalla biblista francese Anne-Marie Pelletier. Una laica, madre e nonna, che ha voluto ricordare nel commento alle varie stazioni il dramma «del nostro mondo, con tutte le sue cadute e i suoi dolori, i suoi appelli e le sue rivolte, tutto ciò che grida verso Dio, oggi, dalle terre di miseria o di guerra, nelle famiglie lacerate, nelle prigioni, sulle imbarcazioni sovraccariche di migranti».

A portare la Croce alla prima e all’ultima stazione il cardinale vicario Agostino Vallini; alle altre stazioni, una famiglia romana, quella di Marco Raspa ed Eleonora Magini con la figlia Sara, una rappresentanza dell’Unitalsi e ancora religiose indiane e africane, una famiglia egiziana e una colombiana, rappresentanti di Italia, Polonia, Portogallo, Francia e Cina e infine due frati di Terra Santa, uno israeliano e uno argentino. Il Papa è stato accolto al Palatino dal sindaco di Roma Virginia Raggi. Dopo aver salutato anche il cardinale Vallini si è seduto per seguire la Via Crucis, al termine della quale ha rivolto la sua preghiera a Cristo «straziato, coronato di spine, vestito di porpora, schiaffeggiato e atrocemente inchiodato alla croce, trafitto dalla lancia che ti ha squarciato il cuore, seppellito, tu che sei il Signore della vita. Torniamo a te anche quest’anno con gli occhi abbassati di vergogna – ha detto Francesco – per tutte le immagini di devastazione, distruzione e naufragi» diventate ormai abituali; per il «sangue innocente di tante donne, bambini, migranti e perseguitati per il colore della pelle o per l’appartenenza etnica o sociale o per la fede in Te». E ancora vergogna «per le troppe volte che come Giuda o Pietro ti abbiamo venduto o tradito e lasciato solo a morire scappando da codardi dalle nostre responsabilità».

L’atto di contrizione del Papa ha riguardato anche «noi vescovi, sacerdoti, consacrati e consacrate», quando abbiamo «scandalizzato e ferito il tuo corpo che è la Chiesa e dimenticato il nostro primo amore» e «la totale disponibilità, lasciando arrugginire il cuore e la nostra consacrazione». Ma il Papa, come sempre, tiene accesa la speranza, ricordando «il cuore “nostalgioso” della speranza fiduciosa che non ci tratti secondo i nostri meriti», che il «cuore materno e paterno» di Dio «non si dimentica», la «speranza sicura che i nostri nomi sono incisi nel tuo cuore e siamo la pupilla dei tuoi occhi». La speranza nella «schiera di uomini e donne fedeli alla tua croce» che continueranno a essere «lievito e luce». La speranza «che la tua Chiesa continuerà ad essere la voce che grida nel deserto dell’umanità» in attesa del glorioso ritorno del Cristo; la speranza che «il bene vincerà nonostante l’apparente sconfitta».

18 aprile 2017