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“La vita imprevedibile delle canzoni”, il ritorno della Ruggiero

La popolare cantautrice racconta il suo nuovo progetto col pianista Andrea Bacchetti, in scena al Parco della Musica il 16 dicembre

La popolare cantautrice racconta il suo nuovo progetto col pianista Andrea Bacchetti, in scena all’Auditorium Parco della Musica il 16 dicembre: «I brani cambiano nel tempo come le persone»

Una manciata di brani indimenticabili, una delle voci femminili italiane più belle di sempre, un nuovo progetto confezionato su misura per lei, ed ecco “La vita imprevedibile delle canzoni”, il nuovo album di Antonella Ruggiero, frutto di uno spettacolo che dal 2015 porta in scena assieme all’eclettico pianista Andrea Bacchetti, con alcuni splendidi pezzi rivisitati in una chiave molto vicina alle sonorità della musica classica. E se nel 1975 quella della Ruggiero era la voce inimitabile che ha permesso ai Matia Bazar di affermarsi nel mondo della musica italiana, oggi, con alcune di quelle canzoni, torna ad emozionare in una versione ancor più sofisticata ed elegante, prodotta da Roberto Colombo, che ha realizzato gran parte dei brani nella loro versione originale, dagli anni ’80 ad oggi.

Dai successi del periodo Matia Bazar, quindi, come “Cavallo Bianco” e “Per un’ora d’amore” (1975/1976), “Fantasia” (1982), “Vacanze Romane” (1983), “Elettrochoc” (1983), “Aristocratica” (1984), “Ultima Volontà” (1984), “Ti sento” (1985), a quelli da solista “Il Canto D’Amore” (1996), “Amore Lontanissimo” (1998), “Controvento” (1999), “Non ti Dimentico” (1999), “Di un Amore” (2003), “Echi d’Infinito” (2007), “Quando Balliamo” (2014), una carrellata di emozioni – nell’album in ordine sparso – riarrangiate da Stefano Barzan, la cui sensibilità ha generato una cifra stilistica unica. La capacità interpretativa della Ruggiero e il talento di Bacchetti, uno dei virtuosi più stimati nel contesto classico internazionale, ma noto al grande pubblico italiano per il suo ruolo straniante di pianista folle e socialmente impacciato con Piero Chiambretti, trovano piena espressione, senza stravolgere la melodia dei brani, che hanno fatto la storia del pop di qualità del nostro paese. Sarà possibile ascoltarli dal vivo venerdì 16 dicembre nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica, in modo da scoprire l’abito nuovo di queste splendide canzoni, come ci svela la stessa Ruggiero in questa intervista.

Cosa ti ha fatto pensare al titolo del nuovo album?

All’inizio, con Andrea Bacchetti, grandissimo pianista classico, volevamo trovare un nuovo repertorio da preparare in vista di una serie di concerti. Dopo un po’ di ragionamenti e di girovagare, la soluzione più semplice si è rivelata essere anche la più interessante: affrontare il repertorio da me interpretato dal 1975 ad oggi, con una rilettura per pianoforte classico, il linguaggio il più vicino possibile al mondo musicale di Andrea. Abbiamo raccolto 15 canzoni vestite in maniera diversa rispetto all’originale, che Andrea e Stefano Barzan sono riusciti a far diventare arie, distaccate dal mondo del pop. Un cambio imprevedibile e affascinate, soprattutto se pensiamo che alcune di queste canzoni sono nate in epoca elettronica. Mi sono accorta che le canzoni possono cambiare nel tempo, come le persone.

Tu sei diversa da quella di “Cavallo Bianco” del 1975?

Credo che quando nasciamo abbiamo caratteristiche che rimangono in noi per sempre, un’impronta indelebile. Ma oggi sento di avere più consapevolezza, la famosa maturità, che si conquista, piano piano, a volta con fatica.

Possiamo dire che la tua vita pubblica e quella privata sono scandite dalla storia delle tue canzoni?

Tutte le canzoni sono collegate a un periodo, a luoghi, persone, voci, ambienti. Portano con sé un pezzetto della vita, sia per chi le canta che per chi le ascolta. Molti mi raccontano delle vicende personali legate alle mie canzoni, a volte allegre, altre meno, ma in ogni caso dimostrano che la musica è una campagna intima e, paradossalmente, silenziosa.

Nuovi arrangiamenti non significano né tradire le aspettative, né compressi per accattivarsi il pubblico di oggi, nel vostro caso…

Ho voluto lavorare con Bacchetti, perché proviene dalla musica classica che io ascolto fin da piccola. Da sempre mi calma, mi rasserena e mi ispira. Sono legata in particolare agli autori nordici, come Grieg e Mahler, che, nonostante provengano da zone con temperature fredde, sanno scaldarmi il cuore con le loro composizioni. Ascoltare musica classica mi porta indietro nel tempo, a luoghi che non sono legati al nostro mondo, incontaminati. Dopo tanti concerti, in cui abbiamo cantato le canzoni in questa nuova veste, abbiamo deciso di raccoglierle e farle sentire a tutti così, per trasmettere le emozioni che provo io ogni volta.

Quali saranno i brani extra al concerto di Roma?

Sicuramente “Impressioni di Settembre” della Pfm, e alcuni brani della tradizione genovese, che sia io che Bacchetti abbiamo nel dna.

Guardando la sezione “concerti” sul tuo sito, si notano date con progetti diversi contemporaneamente…

Se fossi concentrata su un solo progetto, mi annoierei, non riesco a ripetere troppo, sono una persona curiosa. Una sera con il quartetto d’archi, un’altra con il coro degli alpini, un’altra ancora con la banda: trovo bellissima questa diversità di generi, che riflette il mio gusto personale. Ogni genere mi trasporta in un mondo diverso e ci voglio portare anche il pubblico.

 

9 dicembre 2016