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L’Acr al Papa: «Conta su di noi!»

Sabato 16 dicembre il tradizionale incontro di fine anno con il pontefice. «Siamo “Pronti a scattare”, a fissare la nostra attenzione su Gesù». Il progetto di solidarietà per i rifugiati di Erbil. L’invito di Francesco: «”Vedere” i poveri»

Un incontro all’insegna della gioia, quello tra Papa Francesco e la delegazione dell’Acr (Azione cattolica dei ragazzi) per gli auguri natalizi, che si è svolto sabato 16 dicembre. Elegantissimi ed emozionati, un gruppo di piccoli dell’associazione, tra i 6 e i 14 anni d’età, provenienti dalle diocesi di Teano-Calvi, Alghero-Bosa, Brescia, Cefalù, Livorno, Padova, Castellaneta, Foligno, Piacenza-Bobbio, Asti, Viterbo, Chieti-Vasto. Con loro Il responsabile nazionale Acr Luca Marcelli, il presidente nazionale Matteo Truffelli, il vescovo Gualtiero Sigismondi, assistente ecclesiastico generale di Ac, e l’assistente dell’Acr don Marco Ghiazza, insieme ad alcuni educatori. «Quando lo abbiamo saputo siamo stati tutti contentissimi», hanno confidato i ragazzi incontrando il pontefice in Vaticano, nella Sala del Concistoro del Palazzo apostolico, proponendo subito le loro «tante domande». Su tutte: «Quali sono le periferie che noi ragazzi dovremmo provare a raggiungere?».

Quest’anno, hanno riferito al Papa Desirée e Lorenzo, leggendo a nome di tutti il loro saluto, «insieme a tutti i ragazzi dell’Acr stiamo provando ad assomigliare un po’ di più a Gesù. I grandi, quando vedono un bambino o un ragazzo come noi cercano di dire a chi assomigli: al papà, alla mamma, ai nonni… Noi stiamo scoprendo che tutti assomigliamo un po’ a Dio e così, anche se diversi, possiamo riuscire a volerci bene». Quindi hanno preso a prestito lo slogan dell’anno per ribadire che «siamo “Pronti a scattare”, cioè a fissare la nostra attenzione, come si fa con l’obbiettivo della macchina fotografica, sulla vita di Gesù, sui suoi gesti, sui suoi incontri. Siamo “Pronti a scattare”, cioè a camminare dietro di lui».

A Francesco i ragazzi dell’Acr hanno affidato anche il loro impegno per la pace, che nel mese di gennaio prenderà la forma concreta dell’aiuto ai rifugiati di Erbil, in particolare i bambini e ai ragazzi disabili. «Speriamo di riuscire a sostenere chi li aiuta ad avere una vita più serena e più bella – hanno spiegato -. Ma non ci dimentichiamo di chi è vicino a noi: anche quest’anno – hanno detto al Papa – ti abbiamo portato qualche regalo per le persone che il tuo Elemosiniere incontra ed aiuta. Siamo proprio contenti che la generosità del Papa sia condivisa da noi ragazzi dell’Acr!». Quindi ancora un ultimo pensiero: «Ci hanno detto che nella tua terra fare gli auguri in anticipo non va tanto bene. Ma non vogliamo dimenticare il tuo compleanno e ti assicuriamo che domani una preghiera speciale sarà proprio per te! Grazie per averci accolti e per averci ascoltati. Sai che l’Azione cattolica vuole tanto bene al Papa: conta su di noi! Sulla nostra preghiera e sulla nostra disponibilità. E ora, tutti insieme ti diciamo: Buon Natale, Papa Francesco».

Nelle parole di Francesco, anzitutto la gratitudine per questi auguri «gioiosi». Non solo: «Vi sono grato – ha detto il Papa – perché, in questa lieta circostanza, mi aggiornate sulle vostre attività e iniziative, che dimostrano la vitalità dell’Acr». Ancora, il Papa ha espresso il suo apprezzamento per gli «incontri di conoscenza e di vicinanza che in questo anno, il 150° dalla fondazione dell’Azione cattolica, state facendo con i “nonni” dell’associazione. Questa è una cosa molto bella è importante, perché gli anziani sono la memoria storica di ogni comunità, un patrimonio di saggezza e di fede da ascoltare, custodire e valorizzare».

Facendo riferimento al percorso formativo dei più piccoli dell’associazione, Francesco li ha esortati a essere «buoni “fotografi” sia di quello che ha fatto Gesù sia della realtà che vi circonda, avendo occhi attenti e vigili». E, parlando di vigilanza, ha esortato i ragazzi a “vedere” i poveri. «Tante volte – ha detto – ci sono persone dimenticate: nessuno le guarda, nessuno vuole vederle. Sono i più poveri, i più deboli, relegati ai margini della società perché considerati come un problema. Invece, sono l’immagine di Gesù Bambino rifiutato e che non ha trovato accoglienza nella città di Betlemme, sono la carne vivente di Gesù sofferente e crocifisso». Proprio questo l’impegno che il Papa ha rilanciato ai bambini e ai ragazzi dell’Acr: «Anzitutto chiedetevi: ma io, a chi do più attenzione? Solo a quelli più forti, che hanno più successo a scuola, nel gioco? A chi sono stato poco attento? Chi ho fatto finta di non vedere? Ecco quali sono le vostre “periferie”: provate a fissare l’obiettivo sui compagni e sulle persone che nessuno vede mai e osate fare il primo passo per incontrarle, donare loro un po’ del vostro tempo, un sorriso, un gesto di tenerezza».

18 dicembre 2017