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“Le confessioni”, il mistero e i segreti dei potenti

Nella sale dal 21 aprile la pellicola di Roberto Andò: film intenso, guidato da un’ampia riflessione morale. Al centro, uno ieratico Toni Servillo

Nella sale dal 21 aprile la pellicola di Roberto Andò: film ambizioso e intenso, guidato da un’ampia riflessione morale. Al centro, uno ieratico Toni Servillo

Nato a Palermo nel 1959, Roberto Andò è regista siciliano, oltre che scrittore, autore di messe in scena teatrali e sceneggiatore. Lo si può inserire in quella generazione di mezzo del cinema italiano che si è fatta largo all’inizio degli anni ’80, con numerose tentativi e punti di contatto con la letteratura. Instaura infatti punti di contatto con Leonardo Sciascia e resta in ambito regionale per dirigere il suo primo film, Il manoscritto del Principe, ispirato a Tomasi di Lampedusa, 2000. Dopo quello, dirige Sotto falso nome (2004) e Viaggio segreto (2006), affacciandosi sul thriller e sul mistero. Con Viva la libertà (2013) le due ispirazioni cominciano a confluire in Le confessioni, la sua prova più recente, in uscita nelle sale a partire da giovedì 21 aprile.

La storia è di ambientazione contemporanea. Siamo in Germania, in un albergo di lusso, dove sta per riunirsi un G8 dei ministri dell’Economia. Sembra che, a quanto si dice, tutti siano pronti ad adottare una manovra che avrà conseguenze molto pesanti su alcuni Paesi. Arrivano uomini e donne di governo da tutto il mondo, c’è anche il direttore del Fondo monetario internazionale, il francese Daniel Rochè, e ci sono anche tre ospiti: una scrittrice di libri per bambini, una rock star e un monaco italiano, Roberto Salus. Gli ospiti si sono appena sistemati, quando accade un fatto tragico e del tutto imprevedibile: Rochè viene trovato morto e la riunione deve essere sospesa. In realtà nell’unica sera trascorsa all’albergo, Rochè aveva convocato Salus nella sua stanza, i due avevano parlato a lungo, e Rochè aveva chiesto al monaco di essere confessato. Da quel momento i rapporti tra i presenti cambiano profondamente, in un clima di paura e di dubbio i dialoghi tra i presenti si fanno rarefatti e indecisi, fino a configurare un vero e proprio clima da thriller.

Naturalmente si parla anche di economia, e anche in quel caso resta il dubbio su quello che avrebbe detto Rochè: secondo alcuni la manovra era così profonda e dura da creare difficoltà in molti Paesi partecipanti, indecisi se accettare di parlarne o rinviare tutto. Fin dall’inizio un clima da sotterfugi domina nelle stanze dell’albergo. E insieme cresce la sensazione che ci si muova in un’atmosfera rarefatta e metafisica, affidata a personaggi smarriti e quasi persi. Che insomma il realismo della storia sia pronto a lasciare spazio alla metafora, alla citazione non sempre decodificabile, alla frase detta per significare altro. Insieme all’economia, si fanno largo politica, affari, reazioni non ortodosse. C’è una ampia riflessione morale, che guida l’azione, come se quei personaggi fossero tutti marionette e pupazzi di una recita.

È un film ambizioso e intenso, questo di Andò, che fruga nei segreti inconfessabili dei potenti, che mette alla berlina i personaggi fino a quando è possibile restare nel campo del vago e tenere il senso del mistero. Al centro campeggia Toni Servillo, nel ruolo del monaco Salus, una figura ieratica e tremendamente seria, che richiama a un destino più alto e segnato da nobili ideali.

18 aprile 2016