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Lettera alla Città, Fiasco: «Siamo in una palude»

Il sociologo parla della crisi a Roma: «A pagare soprattutto gli over 35, incertezza e frustrazione. Occorre alleggerire i debiti»

Il sociologo parla della crisi a Roma: «A pagare soprattutto gli over 35, incertezza e frustrazione. Occorre alleggerire i debiti»

«Siamo arenati in una palude». Così il sociologo Maurizio Fiasco, commentando la situazione della capitale, in particolare, e del Paese in generale. «La lettera che il cardinale vicario Agostino Vallini ha indirizzato alla città propone un’analisi molto attenta sulle nervature scoperte di Roma».

Qual è, secondo lei, la fascia sociale che più sta pagando questa situazione di stagnazione?
Sono i giovani adulti “over 35”, che si affacciano all’età matura vivendo nell’incertezza e nella frustrazione. Non è stato riconosciuto loro né un ruolo né un progetto di vita. E di questo porta la responsabilità la classe dirigente. E così questa generazione resta sospesa a mezz’aria alla ricerca delusa di una realizzazione.

Questo ha creato un conflitto generazionale?
Se andiamo a scavare nel senso comune degli adulti “realizzati”, notiamo un certo fastidio verso le naturali aspirazioni giovanili a essere riconosciuti, a lasciare un’impronta nel presente. Non viene consegnato un mandato. E anche nell’organizzazione dei sistemi dell’economia e dell’amministrazione pubblica non si offrono pari opportunità per tutti. Ne deriva una sorta di familismo di ritorno. Chi può, provvede a garantire uno standard di sicurezza, occupando porzioni dell’uno o dell’altro sistema, per sé e per i propri familiari.

Il cardinale nella sua lettera ha parlato di anemia spirituale. Secondo lei da cosa è causata?
Le classi colte hanno forti responsabilità. A dispetto della modernità, che dovrebbe produrre mescolanza sociale, permane una loro netta separazione dalla base della piramide. Un profondo disinteresse, a sua volta causa ed effetto del degrado della tempra del ceto politico. Un circolo vizioso: la mancanza di valori della politica ha allontanato da essa figure e componenti sociali qualificate e integre. Politica per puro interesse personale e tornaconto equivale a espellere il valore della gratuità, emarginando le persone connotate da spirito di servizio. Ma l’impegno solidaristico e davvero gratuito è soprattutto un bisogno intrapersonale. Se si consuma tale negazione, la persona si sente squalificata, usata, negata.

L’altro anello fragile è l’educazione?
Educare vuol dire rendere i giovani protagonisti, farli sentire “dentro” un progetto. È questo mandato che li responsabilizza. Se vengono preclusi i canali per tradurlo concretamente, le energie si perdono e il processo educativo si distorce. Se all’adolescente viene negata, o squalificata l’esperienza dell’impegno nella gratuità, lo si ferisce nel formarsi della personalità.

E a questo punto si aprono le porte a devianze di massa, come per esempio la diffusione del gioco d’azzardo. Che dimensioni ha nella nostra città?
Le famiglie riversano nell’azzardo di Stato circa 5 miliardi e 200 milioni di euro in un anno (il 12% della spesa privata per tutti i consumi). Sono in funzione 25 mila apparecchi di slot machine, circa 300 sale da gioco specializzate, un’infinità di punti di distribuzione di tagliandi di lotterie e scommesse.

Quale classe sociale si è trovata in difficoltà così da allargare la fascia dei poveri?
Lo stato di disagio riguarda sia i lavoratori dipendenti che gli autonomi. Comprese professionalità di alto livello come architetti, avvocati, giornalisti, commercialisti e consulenti. Sembra paradossale, ma la drastica diminuzione di domanda di prestazioni e di servizi per le difficoltà economiche delle famiglie meno abbienti – le cure odontoiatriche sono diminuite di oltre il 50% – ha avuto ripercussioni gravi anche su parte dei ceti medi professionali. Si può fare molto per contrastare tale deriva. Con procedure formali e sociali per alleggerire il carico dei debiti alle famiglie. Interventi analoghi ci sono in alcuni Paesi e funzionano.

Quali altre categorie sono state colpite?
Oltre a quelle citate, c’è il popolo dei piccoli commercianti o artigiani: meccanici, carrozzieri, parrucchieri e lavoratori o lavoratrici a giornata. Così si creano altre vulnerabilità.

Quali?
Prende avvio e si diffonde un business che approfitta delle molte situazioni di indebitamento familiare. Pensiamo alla crescita dei compro oro, alle truffe e all’usura. Da non trascurare che l’allargamento delle fasce di povertà spinge a ridurre, e di tanto, le risorse destinate al soccorso dei poveri tradizionali. L’indizio più evidente? Lievitano rabbia e risentimento.

23 novembre 2015