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Lo amò come se stesso

La scelta reciproca che fanno gli amici travalica ogni obbligo. Il “di più” dell’amicizia misericordiosa: l’essere sempre pronti a quest’amore nonostante tutto

La scelta reciproca che fanno gli amici é qualcosa che travalica ogni obbligo. Il “di più” dell’amicizia misericordiosa: l’essere sempre pronti a quest’amore nonostante tutto

Uno degli aspetti dell’amore che riguarda molto da vicino la misericordia è l’amore di amicizia. La “philia” – termine greco specifico dell’amicizia – descrive l’amore in un senso “paritario”, l’amore di persone che si guardano dallo stesso piano e si amano perché, in un certo senso, si riconoscono simili, fatti della stessa pasta. È un amore importante, sicuramente l’amore che più nella nostra vita cerchiamo e, in assenza, ne sentiamo la mancanza, senza nulla togliere alle altre forme d’amore poiché, lo capiamo bene, si può vivere senza aver mai incontrato l’amore della vita, senza essersi sposati o aver messo su famiglia, ma si fa fatica a vivere senza un simile che ti faccia da “specchio”, ti confermi nella tua umanità, ti supporti nei momenti belli e in quelli brutti; qualcuno che vivendo con te è capace di darti le dimensioni della vita, le coordinate dell’esistenza, la cifra per comprendere quello che nella vita ti succede.

L’amicizia è una cosa grandiosa, direi basilare e fondante, tanto che se sappiamo di qualcuno senza amici siamo subito pronti a fare una diagnosi psichiatrica o, quanto meno, ne sentiamo la pena e la solitudine amara. L’amicizia è il trionfo della vita sociale, il mattone che costruisce il trampolino di tutti gli amori che nella vita scegliamo responsabilmente, il termine di paragone con cui distinguere tutti gli altri amori al fine di non confonderli e di esaltarne la giusta diversità. Trovare un amico è trovare un vero tesoro (Sir 6,14) ma, soprattutto, quando è Dio a volersi fare amico dell’uomo capiamo quale germe di Misericordia divina può spuntare dall’amicizia fra Dio e l’uomo!

L’amore di amicizia porta in se il valore di un legame “alla pari”, ma anche il grande segreto di un Dio che vuole offrirsi agli uomini sullo “stesso piano” (Gv 15,15) e che desidera che gli uomini, per la sua amicizia, vivano quest’amore fra loro sempre “alla pari” (Gv 15,17), elevando così, nel contempo, l’amicizia non solo come valore umano ma anche come reale dono divino che vuole farsi misericordia per noi e fra noi. D’altronde già Abramo aveva guadagnato il titolo di Amico di Dio (Dn 3,35 – 2Cr 20,7 – Is 41,8 – Gc 2,23) come anche Mosè (Es 33,11), anche se solo con Gesù quest’amicizia si rende “incarnata” ed operante come scambio “alla pari”, nonostante i nostri limiti a cui supplisce sempre la misericordia divina.

A scanso di equivoci si deve precisare che l’amicizia, fuori della misericordia, rischia sempre di prendere delle tinte oscure, di essere scambiata per “complicità” o, peggio, per mero interesse (Sir 6,8-10). L’Antico Testamento è pieno di riferimenti ai falsi amici, agli amici per interesse o amici per delinquere. Anche il Vangelo parla spesso di falsi amici (Lc 16,9; Lc 21,16; Lc 23,19; Mt 22,12) e persino Gesù è accusato di essere amico in maniera sbagliata (Mt 11,19), Gesù stesso chiama amico Giuda che lo ha tradito (Mt 26,50). In altre parole l’amore di amicizia (philia) se non è condito dalla misericordia divina, dall’amore che sente “dentro” e vuole sempre il bene dell’altro ed il bene in genere, è sempre esposto al pericolo, come del resto sono esposte al pericolo tutte le forme d’amore che conosciamo se non condite da quel “di più” che viene dall’alto.

L’amore di amicizia, umanamente parlando, ha sempre in sé sia il germe dell’amore divino che il pericolo della corruzione. Questo perché l’amore è sempre relativo alla libertà e, in questo caso, più che mai la libertà umana è sottolineata. L’amico si sceglie, magari dopo essersi conosciuti e trovati affini (Davide e Gionata, 1Sam 18,1-3), ma la scelta reciproca che fanno gli amici é qualcosa che travalica ogni obbligo e ogni legame di sangue, l’amico é o non é proprio perché nessun obbligo può intervenire a legare un’amicizia, come niente può far nascere un’amicizia “forzata”: anche se fortemente attratti da simpatia per una persona, niente può far nascere un’amicizia se anche l’altra persona non lo desidera. L’impronta divina della misericordia fa si che questa elezione ci sia sempre dalla parte di chi vuole amare come Dio ama (Mc 10,21), come sempre è pronta e disponibile l’amicizia di Dio per ognuno di noi, riconoscendo il pericolo che quest’amore possa non essere riconosciuto e non ricambiato (Mc 10,22). La specialità, il “di più” dell’amicizia misericordiosa, è l’essere sempre pronti a dare, concedere quest’amore nonostante tutto.

Certo è difficile da mandare giù, uscire dalla logica “solo umana”, dal carattere elettivo ed esclusivo dell’amicizia in sé, incassare un “no”; ciò che rende misericordioso quest’amore non è lo “scambio alla pari” ma un amore sempre pronto ad amare, persino i propri nemici, un amore che “supera” in tutti i sensi e che mai si stanca di donarsi a tutti. Incarnare la Misericordia divina nell’amicizia umana è offrire al prossimo le stesse opportunità che Dio ha offerto a me con la Sua amicizia, essere quell’uomo giusto – di cui parlavamo nell’articolo sulla Misericordia come fedeltà – che deve continuare a sentirsi ed essere “giusto” anche nell’amicizia, non per virtù proprie ma solo ed esclusivamente perché coperto da quell’amore totale con cui lo ha innondato Dio con la sua amicizia.

Dall’amicizia fra i cristiani nasce poi la “Philadelphía”, ossia l’amore per i fratelli, quell’amore che non si accontenta di generare un semplice e paritario legame fra persone, ma chiede di evolvere nella parentela, di essere legati insieme da quel di più che scende dalla Misericordia divina per la salvezza degli uomini. Un brano del Vangelo che indirettamente ci parla di questa possibile evoluzione dell’amicizia è Gv 21,15-19: Gesù Risorto alla mensa da Lui stesso preparata sulle rive del lago di Tiberiade prende a parlare a Pietro dicendogli «mi ami tu più di costoro?»per tre volte e Pietro, per tre volte, gli risponde «lo sai che ti amo!». Nell’originale greco Gesù usa il termine “agapaō mentre Pietro il termine “phileō”, ossia mentre Gesù parla di quell’amore di condivisione totale e comprensivo che è l’agape – l’amore Trinitario che sempre vuole comprendere tutto in se e di cui la Misericordia divina è diretta emanazione -, a cui Pietro, nella sua risposta, non riesce ad andare oltre l’ amore di amicizia con il suo phileo. Tralasciando i migliaia di commenti spesi su questo brano e non volendo aggiungerne un altro, mi piace pensare che l’amicizia tra Pietro è Gesù è stato quel terreno fertile della Misericordia divina, dell’amore totale su cui la Chiesa, guidata poi da Pietro ( … pasci le mie pecorelle! Gv 21,15-17), viene fondata e resa vera. Amicizia che se nei limiti umani non riesce, tante volte, ad andare “oltre” nel suo rapporto con il suo Signore, rimane sempre dono del Suo Amore misericordioso e, se docile nella risposta(Gv 21,18) capace di imitarlo ed indicarlo come l’Amore sempre più grande (Gv 21,18 – “seguimi!”). Pietro nel suo percorso di amicizia con Gesù vive tutti i limiti e le incongruenze umane della philia, compreso il tradimento. Pietro, però, nonostante tutto, riesce a dire l’unica cosa che sempre apre le porte alla Misericordia divina affinché la sua amicizia si trasfiguri: Gesù, amico ” lo sai che ti amo “, perdonami e portami dove sei tu”, e se Gesù ci porta da qualche parte è solo nel seno del Padre da dove Lui stesso proviene, quel seno nel quale è impossibile rimanere solo amici!

26 gennaio 2016