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Lo scandalo dell’Unar, continuano le reazioni

Interventi di associazioni e politici sui fondi assegnati a un’associazione gay promotrice di circoli dove si pratica la prostituzione

Interventi di associazioni e politici dopo il servizio delle “Iene” su fondi assegnati a un’associazione gay promotrice di circoli dove si pratica la prostituzione

Si susseguono le reazioni dopo il servizio delle “Iene” (Italia Uno) su un’associazione gay, assegnataria di un bando da oltre 50mila euro (poi revocato) – nei cui locali di Roma si sarebbero verificati episodi di prostituzione – e le dimissioni del direttore dell’Ufficio anti-discriminazioni razziali (Unar) della presidenza del Consiglio dei Ministri, Francesco Spano, finito al centro delle polemiche per l’assegnazione del finanziamento.

Numerose le prese di posizione da parte di esponenti politici e mondo dell’associazionismo. Il servizio televisivo aveva svelato lo scandalo dell’assegnazione di fondi all’associazione Anddos – la più grande realtà lgbt italiana – per un progetto mirato a combattere la violenza di genere, raccontando però come in un circolo gay di Roma della stessa associazione si praticherebbero attività di prostituzione maschile. Spano aveva poi presentato le dimissioni dopo un colloquio con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Maria Elena Boschi, da cui dipende l’Unar. «Si sono inventati tutto», è la difesa del presidente dell’Anddos, Marco Canale, che aggiunge: «Nei nostri circoli non si fa prostituzione».

Non è la prima volta che l’Unar finisce nell’occhio del ciclone. L’Ufficio fu investito da molte critiche anche in occasione della pubblicazione degli opuscoli curati dall’Istituto Beck, “Educare alla diversità a scuola”, ispirati all’ideologia gender (all’epoca l’Unar era guidato da Marco De Giorgi), di cui anche Roma Sette e Romasette.it si erano occupati più volte.

«La recente vicenda dell’Unar parla da sola», commenta Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari. «Non si tratta di trovare il capro espiatorio, ma di ragionare seriamente a livello istituzionale sull’utilizzo di fondi pubblici e sul tema delle discriminazioni. Le immagini viste nel servizio delle Iene, sono talmente chiare ed evidenti che non c’è alcun bisogno di scontrarsi su visioni ideologiche differenti: non si possono finanziare con i soldi degli italiani progetti e/o associazioni di quel tipo. Questo – incalza De Palo – è il tempo della sintesi e del buon senso. Occorre ricalibrare la “mission” dell’Unar su tutte le discriminazioni, anche quelle verso le persone che non hanno la forza di far sentire la propria voce, in particolare i disabili, le donne, i giovani, le famiglie numerose, i padri separati, le vedove, gli immigrati che in questo Paese sono dimenticati da tutti».

«Ci chiediamo come possa dirsi “presidio di informazione sulla salute e sulla prevenzione di malattie sessualmente trasmesse” – rincara la dose Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus – un’associazione che promuove pratiche che sono l’estremo opposto del cosiddetto “sesso sicuro”. Difficile che Francesco Spano, direttore dell’Unar, possa sostenere di non conoscere personalmente, ma solo tramite un controllo “cartaceo e formale” (come aveva asserito a Le Iene, ndr), l’associazione Anddos, finanziata dall’ufficio che dirige: basta una rapida ricerca su internet per scoprire che Spano è stato coinvolto in prima persona in eventi promossi dall’Anddos ed era presente fisicamente anche all’inaugurazione della nuova sede nazionale a Roma». ProVita ha indetto anche una raccolta firme: #chiudeteUNAR”.

La chiusura dell’Unar è sollecitata anche da alcuni esponenti politici, mentre altri chiedono le dimissioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. Anche Massimo Gandolfini, presidente del Comitato promotore del Family Day, è netto: «Il Governo non pensi di assolversi gettando tutte le responsabilità su Spano. È da anni che l’Unar agisce ideologicamente fuori dal suo mandato originario. Lo denunciamo da sempre inascoltati». Gli fa eco Roberto Gontero, già coordinatore del Fonags, presidente dell’Agesc, già coordinatore del Fonags, il Forum delle associazioni dei genitori costituito all’interno del Miur: «Spano dovrebbe essere interdetto dai pubblici uffici e condannato a restituire tutti i soldi perpetrati». Per Gian Luigi Gigli, parlamentare (Des-Cd) e presidente del Movimento per la vita, «il mondo di perversione e compravendita di servizi sessuali evidenziato dal servizio tv supera ogni immaginazione. Sarebbe gravissimo se questo squallore fosse finanziato con soldi pubblici». Il Codacons, intanto, ha annunciato un esposto alla Corte dei conti e alla procura di Roma.

Un “no” alla chiusura è però arrivato dal ministro per i rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro, che ha risposto a un question time della Lega Nord. Finocchiaro ha sottolineato la non praticabilità della soppressione dell’Unar. «È stato istituito in attuazione di una direttiva europea»; un’eventuale chiusura «potrebbe comportare sanzioni da parte delle istituzioni europee». Il ministro ha confermato che i fondi del bando contestato non «sono stati erogati» e che è allo studio la revisione dei requisiti per l’iscrizione al registro delle associazioni che si occupano di discriminazioni, accreditate presso l’Unar. (A. Z.)

 

23 febbraio 2017