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L’odio contro la Croce, simbolo perseguitato nei secoli senza tregua

Dai primi secoli a oggi, la libera e gratuita scelta di un Dio di farsi uomo e morire in quel modo atroce mette a disagio e spaventa. A volte fino alla persecuzione e alla profanazione

La Croce di Cristo è per i credenti un legno verde e rigoglioso. Il crocifisso è il simbolo della vittoria sulla morte e sulle tenebre che il cristiano volentieri espone o indossa con convinzione e sentendosi da lui protetto e benedetto. La Pasqua è il giorno della vittoria di Cristo sulla morte, sul male, sulla sofferenza apparentemente senza senso. La glorificazione del Figlio di Dio non avviene, come si credeva al tempo di Gesù, per mezzo di guerre, capovolgimenti politici, ma attraverso il legno di una croce, simbolo di infamia e maledizione. Invece il Signore ha scelto di redimere l’umanità proprio grazie a quella croce, che Papa Francesco invita a guardare e baciare, assieme alle piaghe di Gesù. Da millenni essa è segno di speranza per tutti gli afflitti, di umiltà contro i “padroni” delle genti, di compassione per gli ultimi e i dimenticati. Riprendendo le parole dell’apostolo Paolo, «Cristo crocifisso è scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani».

Dopo duemila anni le logiche del mondo non sembrano essere cambiate. Anche oggi la nostra società, apparentemente cristiana ma spesso pervasa da idoli quali il consumismo, il materialismo e l’edonismo sfrenato, continua a provare del disagio, spesso una vera e propria ribellione, verso l’emblema più importante e noto della storia. I tanti neo-pagani si sentono come minacciati dalla presenza del crocifisso nei luoghi pubblici, come se quell’uomo inchiodato a un legno, inerme e indifeso, potesse fare del male o limitare in qualche modo la loro libertà personale. Oppure è quella scritta così apparentemente assurda, Gesù Nazareno re dei Giudei, a dare scandalo: come può quell’essere piagato e umiliato fino alla morte pretendere di essere il re di qualcuno, presentarsi come un vincente, addirittura il risorto? Non fa meraviglia che in molti, oggi, non riescano a penetrare il mistero profondo che rappresenta l’incarnazione: la libera e gratuita scelta di un Dio di farsi uomo e di morire in quel modo atroce, senza trucchetti o sotterfugi, Lui che poteva tutto.

«Se tu sei Figlio di Dio, salva te stesso e scendi dalla croce!» è il grido di rabbia e scetticismo che anche ai nostri tempi si sente dalla bocca e dai cuori di tanti increduli. Da questo spirito negativo scaturiscono le molte azioni contrarie alla comune morale sociale e i tanti attacchi verso il crocifisso, simbolo odiato e perseguitato nei secoli senza tregua da più fronti. La storia del cammino del popolo cristiano è piena di uomini e donne che hanno donato la propria vita perché credevano fermamente in Cristo; esistono, parimenti, individui che in alcuni momenti hanno preso di mira, strumentalizzato o odiato quello stesso simbolo che ha ispirato la santità di tanti. Si pensi, nei primi secoli, all’intolleranza che gli imperatori romani e i pagani in genere provavano nei confronti dei primi credenti; questi avevano la colpa di non adorare l’imperatore come un dio, di non partecipare ai giochi circensi perché troppo cruenti e di riunirsi di nascosto per venerare un uomo giustiziato in Palestina dalla stessa lex romana. La conseguenza per quanti adoravano la croce fu, per decenni, il martirio.

Le persecuzioni non finirono, come spesso insegnano i libri di testo, con l’editto di tolleranza voluto da Costantino che nel 313 concesse a tutti i cittadini dell’impero la libertà religiosa, ma continuano fino ad oggi. Con il rapido espandersi dell’Islam nel mediterraneo, molti cristiani vennero oppressi, esiliati o convertiti forzatamente ad altre religioni. Così avvenne anche in epoche e luoghi molto distanti, come per esempio la cruenta repressione di cristiani in Giappone nel 1600; o quella attualmente in atto in alcuni grandi Paesi del mondo, luoghi nei quali è vietato professare liberamente la propria fede e portare al collo una croce perché essa rappresenta simbolicamente un “nemico straniero” che mina l’autorità e le tradizioni locali. L’odio verso la croce, dunque, non si è mai spento nell’arco dei secoli. Non solo da parte di coloro che non accettano di riconoscere Gesù come Messia e Figlio di Dio ritenendolo un bestemmiatore, ma anche da persone della nostra stessa cultura, nate e cresciute in un contesto cattolico quale l’Italia, che pretendono di eliminare la croce dai luoghi pubblici in nome di un ipocrita laicismo, come se il Cristo nelle scuole o nelle aule dei tribunali rappresentasse una fantomatica ingerenza della Chiesa nelle cose di Stato.

L’apice di un tale atteggiamento è raggiunto dagli adoratori del male, nelle loro molteplici figure: satanisti, maghi, negromanti, occultisti… dediti alla ricerca sfrenata del potere con ogni mezzo possibile, lecito o meno, morale o immorale che sia. Questi individui nutrono un odio profondo verso il sacro, in special modo sono terrorizzati dall’eucaristia e dalla croce che cercano di infangare con rituali blasfemi e pratiche disumane, durante le messe nere o nei riti di “sbattezzo”. Le tante sette sataniche, in Italia e nel resto del globo, utilizzano, non a caso, proprio una croce capovolta quale sacrilego emblema del loro nefasto credo per dimostrare al mondo il proprio odio radicale verso Dio e suo Figlio. Ma senza giungere ai casi estremi dei dissacratori, anche semplici laici compiono a volte atti persecutori contro le rappresentazioni cristiane, come riportato dalle cronache degli ultimi anni.

Per esempio è accaduto a Bologna, in una scuola elementare, che l’insegnante prevalente avesse chiesto di rimuovere il crocifisso dall’aula poiché “non se ne faceva nulla”. Il preside dell’istituto aveva addirittura tentato di difendere la maestra dichiarando che “ognuno è libero di regolarsi come ritiene opportuno poiché è una scelta che dipende dalla sensibilità individuale del docente”. Messaggio assolutamente falso. In Italia, infatti, esiste una normativa di riferimento a cui le pubbliche amministrazioni si devono attenere: sono due i regolamenti, uno del 1924 e l’altro del 1928, mai abrogati e, di conseguenza, ancora vigenti, a stabilire che i simboli religiosi non possono essere rimossi arbitrariamente dai luoghi pubblici quali aule scolastiche, tribunali, etc. Esiste inoltre anche un’ordinanza della Corte di Strasburgo del 2011 che ha fatto riappendere il crocifisso in un’aula di una scuola media di Abano Terme (Padova), dopo che una mamma di origini finlandesi aveva chiesto di farlo togliere.

Nessun insegnante o altro individuo, indipendentemente da razza, religione e status sociale, si può attribuire il diritto di eliminare un’immagine sacra da un luogo pubblico per una sua inclinazione personale. Rappresenterebbe un atto di prevaricazione contro tutte quelle persone che vivono un senso di rispetto, se non di vera e propria fede, verso quell’uomo di duemila anni fa crocifisso a un legno che ancora oggi vuole ricordarci, ogni volta che alziamo gli occhi verso di Lui, che con il suo sacrificio ha sconfitto la morte per sempre.

6 maggio 2014