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Massimo Popolizio dà il via al festival Flautissimo

Anche quest’anno il programma si terrà in vari spazi della città come il Piccolo Eliseo, il Teatro Palladium, il Teatro Vascello, il Centrale Preneste e la Biblioteca Vaccheria Nardi

Massimo Popolizio, accompagnato dalle musiche del pluristrumentista Stefano Saletti e dalla voce di Barbara Eramo, il 30 ottobre darà il via – dal palcoscenico del Piccolo Eliseo di Roma – alla 19esima edizione del festival Flautissimo, manifestazione concepita nel 1991 come appuntamento cameristico ma che ormai da tempo varca i consueti confini musicali puntando a progetti multidisciplinari che coinvolgono il teatro, la video arte e persino il fumetto d’autore. E così anche quest’anno il programma è ricco dei più diversi eventi che si terranno in vari spazi della città come il Piccolo Eliseo, per l’appunto, il Teatro Palladium, il Teatro Vascello, il Centrale Preneste e la Biblioteca Vaccheria Nardi.

Titolo di questa edizione di Flautissimo è “Il mare unisce i paesi che separa”: frase del poeta inglese Alexander Pope, celebre per il suo lavoro di traduzione di Omero. Mare che non può essere confine fisico perché quelle che separano sono le linee, i muri mente l’acqua no, quella unisce invece. Eppure l’unione non è sempre inclusione e tolleranza. Anzi, il mare vive guerre millenarie. Il Festival vuole raccontare allora un nuovo mare, in cui c’è posto per la solidarietà e l’accoglienza di chi quelle acque ha provato ad affrontarle nella ricerca di un destino migliore. Si inizia così con la guerra di Troia che ha generato il viaggio di Enea, per intraprendere quindi un viaggio tra le acque del Mediterraneo, dimostrando che la diversità di luoghi, di vissuti, di lingue e radici può dare vita, ancora oggi, alla ricchezza impagabile di un dialogo tra tutte le culture di questo mare.

Nella serata d’apertura, Popolizio si confronterà proprio con Enea. L’inganno del cavallo di legno con cui i Greci espugnano, dopo dieci anni di assedio, la città di Troia, apre il secondo libro dell’Eneide ed è l’inizio di un lungo cammino per mare che permetterà fortuna altrove, proprio come accade oggi a milioni di persone che si mettono in viaggio per la sopravvivenza. Il 6 novembre, al Teatro Vascello la Banda Ikona si esibirà invece con il concerto “Soundcity: suoni dalle città di frontiera”.

Saletti ha incontrato la musica a Lampedusa
e a Istanbul, a Tangeri e a Lisbona, a Jaffa, Sarajevo e Ventotene ed ha registrato suoni, rumori, voci con i quali ha realizzato una pagina musicale che racconta la difficoltà di un dialogo tra nord e sud, le speranze, i sogni e tragedie di chi solca (spesso non riuscendovi) il mare. Il canto è in Sabir, antica lingua dei porti del Mediterraneo. Il risultato è prorompente di suggestioni, ritmi e colori. L’8 novembre, sempre al Vascello, si terrà una serata reading-concerto, omaggio allo scrittore Antonio Tabucchi e al libro “Donna di Porto Pim”: per la prima nazionale, Roberto Herlitzka sarà il conducente di un viaggio nel mare dell’anima, accompagnato dagli antichi canti delle Azzorre.

Quanto alla musica classica, il 25 e 26 novembre si alterneranno sul palco del Teatro Palladium, in una sorta di staffetta, i più grandi virtuosi del flauto a livello mondiale. I concerti da camera sono un tributo alla musica e alle intuizioni di Debussy, colui che più di altri polarizzò l’attenzione sul tema del mare e dell’acqua, fil rouge di questa edizione di Flautissimo. E poi molti altri appuntamenti fino alla serata conclusiva del 12 dicembre e tra i quali si segnalano il 30 novembre, l’uno (Centrale Preneste Teatro) e il due dicembre (Teatro del Lido) “Andata semplice (Into the harbour)”: testi di Claudio Magris per un racconto trasversale che abbraccia più linguaggi – dal cinema alla letteratura, passando per la musica –, un dialogo che si affida alla tradizione orale e a quella scritta, a quella classica fino a quella dei nostri giorni, per tracciare rotte di inclusione e comprensione multiculturali.

Ad esibirsi ci sarà un coro di 14 ragazzi
rifugiati politici. L’11 dicembre Moni Ovadia, Anissa Gouizi e Giovanni Seneca presenteranno “Rotte Mediterranee”: un recital per voce e chitarre (su testi di Ivo Andric, Paolo Rumiz e dello stesso Moni Ovadia) basato sull’intreccio di racconti e canti popolari del mediterraneo. «Tutto ciò che questa nostra vita esprime – pensieri, sforzi, sguardi, sorrisi, parole, sospiri – tutto tende verso l’altra sponda, come verso una meta, e solo con questa acquista il suo vero senso. Tutto ci porta a superare qualcosa – scrive Andric –, a oltrepassare: il disordine, la morte o l’assurdo. Poiché, tutto è passaggio, è un ponte le cui estremità si perdono nell’infinito e al cui confronto tutti i ponti dì questa terra sono solo giocattoli da bambini, pallidi simboli. Mentre la nostra speranza è su quell’altra sponda».

 

30 ottobre 2017