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Massimo Ranieri svela tutti i suoi sogni

Lo showman napoletano, ormai adottato da Roma, sarà in scena al Teatro Sistina dal 13 al 24 aprile con lo spettacolo “Sogno e son Desto… in viaggio”

Lo showman napoletano, ormai adottato da Roma, sarà in scena al Teatro Sistina dal 13 al 24 aprile con lo spettacolo “Sogno e son Desto… in viaggio” 

La sua popolarità non conosce pause. Tra radio, cinema e tv, teatro e palcoscenici di tutto il mondo, l’infaticabile Massimo Ranieri è uno dei personaggi più amati da oltre 50 anni. Fa cantare tutti con “Perdere l’amore”, “Rose rosse”, “Erba di casa mia”, “La voce del silenzio”; una volta veste i panni del Riccardo III di Shakespeare a teatro, un’altra quelli dei protagonisti delle grandi commedie di Eduardo in tv, dove si cimenta spesso anche come ancorman, un’altra ancora quelli di Pier Paolo Pasolini, che interpreta al cinema in queste settimane.

Dire poliedrico, insomma, è poco. Gli manca solo di saper “nuotare”, come ha ammesso lui stesso in occasione del 40ennale della sua lunga carriera. Ritorno più che gradito, pertanto, al Teatro Sistina, dove Ranieri porta in scena per ben 12 serate, dal 13 al 24 aprile, “Sogno e son Desto…in viaggio”, lo spettacolo ideato e scritto da Gualtiero Peirce e Massimo Ranieri stesso, che propone questa nuova edizione dopo il grande successo delle prime serate su Raiuno.

Nello spettacolo, Ranieri, al secolo Giovanni Calone, nel duplice ruolo di attore e cantante, presenta il teatro umoristico e le più celebri canzoni napoletane. E naturalmente non mancano, accanto ai suoi successi, novità musicali e sorprese teatrali, proposte con la formula che nelle precedenti edizioni ha già conquistato le platee di tutta Italia. Il tutto, accompagnato da un’orchestra formata da: Max Rosati (chitarra), Andrea Pistilli (chitarra), Flavio Mazzocchi (pianoforte), Pierpaolo Ranieri (basso), Luca Trolli (batteria), Donato Sensini (fiati), Stefano Indino (fisarmonica), Alessandro Golini (violino). Un fiume in piena, come si rivela anche durante la nostra intervista.

Qual è il filo conduttore dello spettacolo?
Sicuramente è il coraggio di mettersi in gioco. Quello dei numeri 2, non dei numeri 1, come dico io. Di chi si alza di questi tempi la mattina, in cerca di un lavoro, o di un modo per tenersi il lavoro che ha. In questo senso, sono un privilegiato, ma sono anche uno che si butta sempre e lo fa senza rete. Tutto questo sulla scena diventano canzoni, le mie e quelle che mi piacciono da De Andrè a Guccini, da Charles Aznavour a Tenco, da Battisti a Battiato, passando per Modugno. Insomma, le canzoni che hanno fatto un po’ la storia di noi tutti, perché io sono e mi sento pop, nel senso proprio di nazional popolare. Nello spettacolo poi ci sono anche barzellette, che mi piace tanto raccontare e monologhi, attinti da personaggi come Seneca o Prezzolini. Insomma, cose che possono piacere a una quindicenne come a mia madre, che ha 91 anni.

Il tuo pubblico è così variegato?
Beh, ringraziando Dio, sì, ci sono tutte le fasce d’età.

Ti piace più sognare o destare emozioni?
Il mio lavoro è regalare emozioni. E ancora, adesso, quando mi dicono che accade, mi fa piacere. È successo proprio l’altro giorno, ero in sala prove, perché io se non sto su un palco, sto in una sala prove, e il mio coreografo ha portato una sua amica che mi ha confessato di essere una mia grande ammiratrice. Mi sono emozionato davanti alla sua gioia di incontrarmi.

Continuerai a girare l’Italia per tutta l’estate con questo spettacolo e anche con qualche incursione jazz: sei infaticabile!
Diciamo che ci provo. Ogni tanto mi va bene! Sarà la mia prima volta nel mondo del jazz, un genere che mi ha sempre affascinato ma che è molto lontano da me. Aprirò Umbria Jazz con un concerto di canzoni napoletane rilette in chiave jazz insieme a jazzisti del calibro di Enrico Rava alla tromba, Stefano Di Battista ai sassofoni, Rita Marcotulli al pianoforte, Riccardo Fioravanti al contrabbasso e Stefano Bagnoli alla batteria. Ci vuole coraggio, lo dico a me stesso per primo. Perché la vita è una sola, e non una sòla!

Napoletano doc ma romano d’adozione. Come ti trovi nella capitale?
Vivo a Roma da 50 anni e mi trovo benissimo. All’epoca si trattava di scegliere tra Milano e Roma per lavorare e io scelsi quella più vicina alla mia città. Qui ho ritrovato il calore e l’affetto che mi ricordano Napoli. E poi c’è il Papa. Amo Papa Francesco, il suo essere così democratico e diretto, senza peli sulla lingua. Ho cantato davanti a lui nel settembre del 2014 per l’evento in piazza San Pietro con i nonni e mia madre era più emozionata di me. Al telefono mi ha chiesto: “Ma cumm’è? È accussì bell’ e doce da vicin’?”.

Hai più imparato a nuotare?
Ho capito che a nuotare non si impara mai. Ma resto a galla, attento alle onde anomale!

 

8 aprile 2016