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Medaglia d’oro al merito civile a don Gioacchino Rey

Il riconoscimento alla memoria del parroco di Santa Maria del Buon Consiglio conferito da Mattarella per l’impegno contro l’occupazione nazista

Il riconoscimento alla memoria del parroco di Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro conferito da Mattarella per l’impegno contro l’occupazione nazista 

Papa Pio XII l’aveva definito «il parroco delle trincee» in omaggio alla sua missione di cappellano militare durante la Prima Guerra Mondiale. Adesso, per l’impegno profuso durante l’occupazione tedesca di Roma, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha conferito la medaglia d’oro al merito civile alla memoria di don Gioacchino Rey. Nato nel 1888 a Lenola, in provincia di Latina, don Rey era parroco a Santa Maria del Buon Consiglio al Quadraro durante l’occupazione tedesca: fu allora, ha detto il capo dello Stato, che «con eroico coraggio e incurante dei gravissimi rischi personali, aiutò la lotta clandestina e, con generoso slancio pastorale, sostenne coloro che cercavano scampo dalle violenze e dalle crudeltà delle forze occupanti».

Mattarella, firmando il decreto che conclude l’iter relativo al conferimento della medaglia, ha inoltre ricordato che don Gioacchino Rey «durante il feroce rastrellamento di centinaia di uomini del quartiere effettuato dalle truppe naziste, dopo essersi offerto al nemico come ostaggio al posto dei suoi parrocchiani, con la propria encomiabile e instancabile opera riuscì a far liberare ostaggi e a fornire sostegno e conforto ai perseguitati e alle loro famiglie, consentendo anche di ricostruire l’identità dei deportati e di preservare la memoria delle persone coinvolte». L’alta onorificenza a don Rey, terzo sacerdote della diocesi di Roma a ricevere il riconoscimento e gli onori della Repubblica per le azioni resistenziali e di soccorso ai perseguitati, dopo don Giuseppe Morosini e don Pietro Pappagallo, era stata formalizzata dal prefetto Francesco Paolo Tronca quando era commissario straordinario di Roma Capitale, su richiesta dell’Associazione nazionale reduci dalla prigionia (Anrp).

«Fece per due giorni da spola tra le famiglie del quartiere razziato e gli studi cinematografici di Cinecittà, dove erano stati temporaneamente raccolti i rastrellati – sottolinea lo storico Pierluigi Amen, che dopo una lunga ricerca per conto dell’Anrp ha riportato alla luce le gesta di don Rey – per riferire informazioni e messaggi da parte dei parenti, nonché sostegno, venendo per questo più volte picchiato dai tedeschi. In forza della sua insistenza e della sua intercessione riuscì a far liberare il medico condotto e il farmacista, indispensabili per far fronte alle molte esigenze di cura degli abitanti della zona. Grazie alla sua intuizione di raccogliere i nominativi dei deportati – aggiunge Amen – si è potuto nel tempo far riconoscere a buona parte degli aventi diritto le provvidenze e le qualifiche dovute per legge, in quanto gli elenchi dei rastrellati redatti dai tedeschi non sono mai stati reperiti».

Esprime soddisfazione Enzo Orlanducci, presidente dell’Associazione riconosciuta nel 1949 «con l’obiettivo – spiega – di ricostruire una memoria che è ormai diventata storia e onorare tutti coloro, militari e civili, che si ritrovarono fianco a fianco nell’aberrante universo della guerra. Don Gioacchino Rey è emblema di tutti quei sacerdoti che rivestirono un ruolo fondamentale di assistenza spirituale e materiale duranti i momenti più bui della guerra». Don Rey aveva ricevuto in vita una medaglia di bronzo al valor militare per le azioni compiute in soccorso dei feriti durante la Prima Guerra Mondiale. Non ebbe mai la gioia di veder tornare i deportati perché morì in un incidente stradale a Roma, il 13 dicembre del ‘44.

24 aprile 2017