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Mediterraneo, recuperati i cadaveri di 26 donne

Centro Astalli: «L’indifferenza è inaccettabile». Appello per il rispetto dei diritti umani. Il presidente padre Ripamonti: «Ogni morto in mare è un’offesa alla nostra umanità e un duro colpo al nostro futuro di pace»

Sono 26 donne le ultime vittime restituite dal Mediterraneo. Sono morte durante la traversata che dall’Africa avrebbe dovuto condurle all’Italia, a bordo di un gommone affollato anche da uomini, che viaggiava in pessime condizioni. Quando il gommone è affondato, hanno avuto la peggio. I loro corpi sono stati recuperati ieri, domenica 5 novembre, dalla nave spagnola Cantabria, che ha solcato a lungo il Mediterraneo portando già altre volte con sé la disperazione dei migranti, nell’ambito della missione europea Eunavfor, finalizzata alla prevenzione dell’attività degli scafisti. L’elicottero levatosi in volo dalla nave spagnola ha avvistato il gommone; quindi è intervenuta la nave, recuperando 375 migranti – 259 uomini e 116 donne, 9 delle quali in stato di gravidanza -, portati in salvo nel porto di Salerno. Con loro, i corpi senza vita delle 26 donne, tutte di nazionalità presumibilmente nigeriana.

Il prefetto di Salerno Salvatore Malfi  ha parlato di «tragedia dell’umanità», escludendo collegamenti con la tratta finalizzata allo sfruttamento della prostituzione: «Caricare le donne su un barcone sarebbe un investimento troppo rischioso per i signori delle tratte». Nella stessa giornata, la Guardia Costiera ha tratto in salvo sulle coste della Calabria altri 764 migranti, di diverse nazionalità. Con loro altri 8 cadaveri: 5 donne e 3 uomini, annegati durante la traversata. Vittime che si uniscono a vittime, in un fine settimana denso di sbarchi sulle coste italiane. Di qui il richiamo all’impossiblità di rimanere indifferenti «davanti alla morte di persone in mare» arrivato dal Centro Astalli, che torna a chiedere alle istituzioni italiane ed europee l’attivazione di «vie legali accessibili a chi scappa da guerre e persecuzioni che permettano di salvare vite e al contempo di spezzare il monopolio del traffico di esseri umani dalla Libia». Ancora, si chiede che «le operazioni di soccorso e salvataggio in mare restino una priorità fino a quando non saranno previste alternative sicure che pongano fine alle morti in mare». Da ultimo, la richiesta che «venga anteposto sempre il rispetto dei diritti umani e la salvaguardia e la dignità dei migranti nei rapporti con la Libia e con i principali paesi di origine e di transito».

L’Europa, è l’esortazione del presidente del Centro Astalli padre Camillo Ripamonti, «metta in atto politiche che inequivocabilmente dimostrino che lasciare morire le persone in mare è un abominio inaccettabile e non, come sembrerebbe oggi, un mero effetto collaterale in nome di una presunta sicurezza europea. Ogni morto in mare – ammonisce – è un’offesa alla nostra umanità ma è al contempo un duro colpo al nostro futuro di pace. Illudersi di poterlo ignorare è irresponsabile e pericoloso».

6 novembre 2017