Migranti aggrediti a Roma, Felicolo: «Vicinanza e solidarietà»

Il direttore dell’Ufficio Migrantes diocesano: «Servono politiche di integrazione nel rispetto dell’identità di chi si incontra». Riccardi (Sant’Egidio): «Fermare la seminagione del disprezzo che genera odio»

«Inconcepibile». Il direttore dell’Ufficio Migrantes della diocesi di Roma monsignor Pierpaolo Felicolo quai non trova le parole per commentare l’aggressione avvenuta nella notte tra sabato 28 e domenica 29 ottobre, ai danni di due cittadini stranieri: un bengalese e un egiziano. Nel cuore della Capitale. Mentre tornavano dal lavoro. Il bengalese ha avuto la peggio: trasportato prima al Pronto soccorso del Fatebenefratelli, è stato poi ricoverato al San Camillo. A lui e all’altra vittima Felicolo esprime «vicinanza e solidarietà. È inconcepibile – aggiunge – assistere ancora oggi a gesti di violenza di ogni genere a danno di chi è consideriamo diverso. Una violenza spesso dettata da pregiudizi e da un linguaggio aggressivo». Per il direttore di Migrantes Roma, servono «politiche di integrazione nel rispetto dell’identità di chi si incontra. Non è certamente facile – riconosce – ma si tratta di un cammino che chiede non solo il superamento delle paure ma anche una pedagogia che insista specialmente sui bambini e sui ragazzi, figli degli immigrati». Un’integrazione «dal basso», insomma, che coinvolga «le famiglie ma anche la scuola e le parrocchie, con le associazioni e i movimenti che ruotano attorno ad esse e che devono essere capaci di offrire risposte puntuali al nuovo scenario che si presenta ai nostri occhi».

Al San Camillo il giovane bengalese ha ricevuto anche la visita di Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant’Egidio. Con lui anche la responsabile dei servizi all’immigrazione della Comunità, Daniela Pompei. «Un uomo mite – lo ha definito Riccardi -, che si guadagna la vita lavorando in un ristorante; un cittadino bengalese di religione induista, che merita dalla città in cui vive un comportamento corretto e una riconoscenza». Riguardo poi agli autori dell’aggressione, il fondatore della Comunità trasteverina ha commentato: «Dispiace che un gruppo di nostri ragazzi possano aver compiuto un atto del genere, frutto di un clima di odio che confonde». Però «non tutti i giovani sono così, come hanno dimostrato anche le ragazze presenti all’aggressione dissociandosi dai loro compagni». L’invito allora, rivolto «a tutti», è a «fermare la seminagione del disprezzo che genera odio, che a sua volta porta alla violenza. Ciò che è successo è profondamente ingiusto. I lavoratori stranieri sono ospiti del nostro Paese, occorre quindi garantire la loro sicurezza».

Solidarietà alla vittima anche da parte di tutti i suoi colleghi del locale, a due passi dal luogo dell’agguato, affidata al lungo abbraccio del cuoco egiziano aggredito insieme a lui, che ha partecipato all’incontro con Riccardi.

31 ottobre 2017