Migranti, ennesimo sgombero al Baobab. I volontari: «È un abuso»

Migranti, ennesimo sgombero al Baobab. I volontari: «È un abuso»

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In corso lo sgombero del nuovo campo informale di Baobab experience, sorto dietro la stazione Tiburtina per accogliere i migranti in transito 

È in corso da questa mattina (19 maggio) lo sgombero del nuovo campo informale di Baobab experience, sorto nei giorni scorsi dietro la stazione Tiburtina di Roma (in via via Gerardo Chiaromonte), per accogliere i migranti in transito o fuori dall’accoglienza nella Capitale. Questa mattina intorno alle 8,30 le forza dell’ordine sono arrivate al presidio e hanno portato in questura 98 persone per l’identificazione. L’ordine, hanno ripetuto i poliziotti presenti, è di sgomberare il presidio (oltre 60 tende da campeggio e due gazebo) per occupazione abusiva di suolo pubblico.

Intanto all’arrivo dei mezzi
dell’Ama i volontari si sono seduti a terra in forma di protesta pacifica per evitare che i camion entrassero a smobilitare il campo. Ora gli attivisti stanno cercando una mediazione con le autorità e con il comune per evitare che le tende e i beni materiali degli ospiti siano distrutti. «Noi non  ce ne andiamo finché non sarà trovata un’alternativa per chi non ha accoglienza – sottolinea Andrea Costa portavoce di Baobab experience -. L’assessore a Baldassarre ci ha assicurato che sta cercando posti per i migranti. Ma questo non è solo un posto dove dormire, ma ormai un punto di riferimento per i migranti dove si fa assistenza legale e medica».

In un post su Facebook, gli operatori
del Baobab aggiungono: «98 ragazzi portati all’ufficio immigrazione per l’ennesima identificazione. I volontari allontanati e tenuti fuori dall’area senza la possibilità di accedere. L’intenzione è quella di buttare via tutto, tende, gazebo, donazioni oltre agli effetti personali dei ragazzi, ricordi, documenti legali. Gravissimo, un vero e proprio abuso, un atto di polizia illegittimo. Sgomberano un presidio umanitario, l’unica forma di accoglienza a Roma per donne e uomini in fuga da guerre e dittature, che dopo aver attraversato un inferno di torture e violenze, approdano in un Paese che non sa e non vuole aiutarli. Stato di polizia, politiche inumane, incivili, indegne di uno stato che si professa democratico. Ma noi non ci fermiamo, siamo qui e non ce ne andremo finché ci sarà anche solo un migrante da accogliere. E le tende verranno con noi».

 

19 maggio 2017