Migranti, pochi hotspot e registrazioni: nuove critiche all’Italia dall’Ue
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Migranti, pochi hotspot e registrazioni: nuove critiche all’Italia dall’Ue

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Un report della Commissione ricorda che nel nostro Paese e in Grecia sono stati aperti appena 3 centri sugli 11 previsti. Migliora la raccolta di impronte ma bisogna fare meglio

Dovrebbero essere le porte d’ingresso d’Europa. Aperte sì, ma sempre adeguatamente sorvegliate per assicurare che nessuno entri senza essere stato prima registrato e identificato. E invece, nonostante mesi di lavoro e qualche miglioramento, gli hotspot in Italia e Grecia sono ancora pochi e sguarniti. A certificarlo è il report stilato dalla Commissione europea sui progressi compiuti sul fronte immigrazione nei due Paesi di principale accesso dei richiedenti asilo in Europa.

In Italia, fa il punto l’esecutivo comunitario, sono attualmente pienamente attivi soltanto due dei sei hotspot identificati. Le strutture funzionanti sono quelle di Lampedusa e Pozzallo, ma a breve dovrebbe entrare a pieno regime anche un terzo centro, quello di Trapani, dove si stanno portando a termine gli ultimi lavori di restaurazione. A Taranto i lavori sono in fase di completamento, mentre ad Augusta e Porto Empedocle i progetti devono ancora essere ultimati. Una messa in atto «lenta» degli hotspot, stigmatizza Bruxelles, dovuta «in parte alla necessità di costruirli da zero e in parte alle carenze a livello di infrastrutture, di personale e di coordinamento». Mancanze a cui occorre rimediare rapidamente, visto che tutte le strutture sono «essenziali in vista del probabile aumento dei flussi migratori durante l’estate», ricorda la Commissione.

C’è comunque anche qualche aspetto positivo, concede Bruxelles, visto che i due hotspot funzionanti di Lampedusa e Pozzallo hanno raggiunto una capacità di raccolta delle impronte digitali pari al 100 per cento per gli sbarchi più recenti. La proporzione di migranti registrati è cresciuta dal 36 per cento di settembre 2015 fino all’87 per cento di gennaio 2016. Un progresso non da poco che lascia prevedere, secondo l’esecutivo Ue, che una volta attivi e funzionanti tutti e sei gli hotspot, l’Italia avrà la capacità di registrare 2.160 migranti al giorno, più di quanti ne siano sbarcati quotidianamente nel mese di gennaio.

Ancora più a rilento procedono le cose in Grecia, dove è ad oggi funzionante un solo hotspot su cinque: quello di Lesvos. In tutte le altre strutture (Leros, Chios, Samos e Kos) i lavori sono ancora in corso, nonostante Atene abbia chiesto l’intervento dell’esercito per tentare di velocizzare la pratica. Nel frattempo, l’identificazione e la registrazione avvengono, per quanto possibile, in strutture temporanee. Si sta anche lavorando per connettere direttamente gli hotstpot con i punti di sbarco sulle isole greche.

Nonostante le difficoltà, anche in Grecia, la percentuale di migranti registrati ha subito un netto balzo in avanti passando dall’8 per cento di settembre 2015 al 78 per cento di gennaio 2016. Solo nell’ultimo mese si è registrato un miglioramento dell’8 per cento, segno che le pratiche iniziano davvero a velocizzarsi. Secondo la Commissione gli hotspot greci possono consentire, nel complesso, di raccogliere le impronte digitali di 11 mila migranti al giorno. Quota che sarebbe sufficiente a garantire la registrazione del 100% delle persone sbarcate nell’ultimo mese.

«È positivo che non solo la Grecia ma anche l’Italia siano riusciti ad aumentare la percentuale» delle registrazioni, commenta il commissario europeo all’immigrazione, Dimitris Avramopoulos, ricordando che «un anno fa eravamo fermi al 70 per cento». Questi numeri «significano un miglioramento  per entrambi i Paesi ma – ricorda il commissario – dobbiamo raggiungere il 100 per cento di registrazioni». (Letizia Pascale)

11 febbraio 2016