Migrazioni: da 18 associazioni cattoliche 7 proposte alla politica

Il documento sarà presentato ai candidati delle prossime elezioni politiche per avviare un confronto e dar voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale

Gli enti cristiani impegnati nel settore delle migrazioni per promuovere i diritti e la dignità dei tanti stranieri che giungono in Italia hanno sottoscritto un documento contenente sette proposte, che presenteranno ai candidati alle prossime elezioni politiche, allo scopo di avviare un confronto per dar voce alle esigenze di convivenza civile e di giustizia sociale. Acli, Azione Cattolica, Associazione Giovanni XXIII, Comunità Sant’Egidio, Centro Astalli, per citarne alcuni, auspicano una riforma della legge sulla cittadinanza, nuove modalità di ingresso in Italia, una regolarizzazione su base individuale degli stranieri “radicati”, l’abrogazione del reato di clandestinità, l’ampliamento della rete Sprar, la valorizzazione e diffusione delle buone pratiche, l’effettiva partecipazione alla vita democratica.

I sette punti dell’agenda sulle migrazioni, che spaziano dallo ius soli al progetto già avviato di Corridoi umanitari, sono stati presentati questa mattina, giovedì 8 febbraio, nel corso di una conferenza stampa svoltasi nell’istituto Sturzo. È possibile sottoscrivere il documento inviando una e-mail a agendamigrazioni@gmail.com . Per i firmatari, 18 tra enti e associazioni cattolici, la questione migratoria è cruciale per il futuro dell’Italia e va vista come una risorsa se «affrontata con capacità ed efficienza» ha affermato don Virginio Colmegna, presidente della Fondazione Casa della Carità.

«Non possiamo più stare zitti – ha aggiunto – perché conosciamo storie e buone pratiche di solidarietà, che si scontrano con un impianto legislativo arretrato. Il nostro Paese deve adeguare la sua legislazione sull’acquisizione della cittadinanza al mutato contesto sociale perché troppi cittadini di fatto non sono riconosciuti tali dall’ordinamento. Varare un provvedimento che sani queste contraddizioni non è più rimandabile». Alcuni punti inseriti nell’agenda come la possibilità di entrare legalmente in Italia o la regolarizzazione degli immigrati tendono «a togliere lavoro alle mafie» come è stato ribadito più volte.

Per Antonio Russo, responsabile welfare delle Acli, sono 900mila i figli di stranieri nati e cresciuti in Italia che «vivono una cittadinanza dimezzata» e considerati irregolari a causa di una legge «vecchia» risalente al 1992. Parlando della riforma sullo ius soli ha evidenziato che è «finita male perché è mancata una spinta di civiltà. Ci auguriamo che il prossimo parlamento si impegni ad approvare la riforma e che il diritto alla cittadinanza venga acquisito da chi è residente in Italia da 5 anni e non 10». Daniela Pompei della Comunità Sant’Egidio ha proposto di fornire il nostro ordinamento giuridico di vie legali di ingresso, un decreto flussi «vero» e di introdurre in Italia la forma giuridica delle «sponsorizzazioni».

Trasformare il permesso di soggiorno per richiedenti asilo in permesso di soggiorno per comprovata integrazione da parte di chi ha svolto un percorso «fruttuoso» di formazione e integrazione, è stata la proposta avanzata da Flavia Cerino del Movimento Focolari. Sull’ampliamento della rete Sprar si è soffermato Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, secondo il quale vanno estesi e programmati «uscendo dalle logiche emergenziali e della politica locale. Per la gestione degli Sprar ci hanno accomunati alle mafie». Don Claudio Gnesotto, presidente dell’agenzia Scalabriniana per la cooperazione allo sviluppo e don Giovanni d’Andrea, presidente dei salesiani per il sociale, hanno parlato dei progetti avviati per integrare gli stranieri come “Casa scalabrini 634” a Tor Pignattara la cui “mission” è la promozione della cultura dell’accoglienza e dell’integrazione tra rifugiati, migranti e la comunità locale attraverso l’incontro, il dialogo e le relazioni, che ha ospitato 100 persone 85 delle quali hanno trovato un lavoro e una abitazione.

D’Andrea ha invece parlato del servizio civile che, al momento, con i salesiani vede impegnati 1079 ragazzi tra i 18 e i 28 anni, 29 dei quali con il permesso di soggiorno. Per Matteo Truffelli, presidente di Azione cattolica, è importante estendere il diritto di voto agli stranieri titolari del permesso di soggiorno o soggiornanti da lungo periodo. «Devono sentirsi parte in causa del nostro sistema e non separati in casa – ha detto –. Non è legittimo chiedere il pagamento delle tasse a chi non partecipa alla vita politica del Paese. Gli stranieri generano ricchezze, pagano le tasse ma non hanno diritto di parola».

 

8 febbraio 2018