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Minori stranieri: «La vera protezione? Luoghi con affetti forti»

Il vescovo Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes: «Dovrebbero essere più tutelati. Soluzioni? Canali umanitari e flussi migratori regolati»

Il vescovo Di Tora, presidente della Fondazione Migrantes: «Dovrebbero essere più tutelati. Soluzioni? Canali umanitari e flussi migratori regolati»

«La vera protezione dei minori stranieri non accompagnati sta nell’accoglienza in luoghi in cui si creano affetti forti, come le comunità parrocchiali o le famiglie». Il presidente della Commissione episcopale Cei per le migrazioni e della Fondazione Migrantes, il vescovo Guerino Di Tora, indica alcune soluzioni al problema dei ragazzi con meno di 18 anni che, dopo essere giunti irregolarmente in Italia, fanno perdere le loro tracce. Nel 2016 sono stati oltre seimila. «Non essendo ancora adulti, ma soli e non del tutto maturi, sono più vulnerabili. Quindi è più facile che finiscano preda di chi li vuole sfruttare con promesse illusorie – spiega -. Per questo motivo dovrebbero essere maggiormente protetti dal sistema di accoglienza. Canali umanitari e flussi migratori regolati possono essere una valida soluzione». Di Tora si pronuncia anche sulla proposta di legge che riconosce la cittadinanza italiana a chi nasce nel nostro Paese (ius soli): «È un diritto umanitario. Bambini e ragazzi nati in Italia, figli di persone immigrate e oramai regolari, vanno a scuola con gli altri, parlano la lingua italiana e hanno il diritto di sentirsi cittadini italiani».

Dove finiscono i ragazzi di cui si perdono le tracce?
Può accadere che, pur rimanendo in Italia o andando all’estero, questi ragazzi vengano usati per lo spaccio di sostanze stupefacenti o in giri di prostituzione. E quella minorile purtroppo in Europa è molto ricercata. Almeno a me al momento non risulta che in Italia vengano impiegati per la vendita degli organi, ma ciò non toglie che sia una tra le piaghe più grosse alle quali bisogna porre fine.

Secondo lei, che cosa non funziona nel sistema di accoglienza italiano?
Le maglie del sistema di accoglienza e protezione non reggono numeri elevati. Quindi i giovani riescono a scappare con facilità per raggiungere da soli le mete che desiderano o vengono attratti da chi li va a cercare per sfruttarli.

Com’è possibile organizzare meglio l’accoglienza e la protezione per i minori?
I minori devono trovare una protezione maggiore grazie a canali umanitari attraverso i quali possono riuscire ad approdare in realtà nuove e sicure. Credo che serva non solo una prima accoglienza migliore ma anche un’integrazione maggiore dei ragazzi che non sono ancora maggiorenni.

Quali iniziative ha promosso la Cei in quest’ottica?
La Cei sta progettando nuovi programmi che entreranno presto in azione proprio per favorire non solo i canali umanitari ma l’umanità nei confronti dei minori. E si rivolge sia a quelli che intendono rimanere nel loro Paese sia a quelli che lo vogliono lasciare. È chiaro che la soluzione migliore per questi ultimi sarebbe l’accoglienza in un ambiente protetto come una famiglia o una struttura in cui trovarsi assieme ad altri coetanei. L’obiettivo è favorire situazioni di questo genere che in tante diocesi già si stanno sviluppando. A Roma alcune parrocchie e diverse famiglie hanno aperto le loro porte, ma non è una città che offre molto lavoro. Quindi non sempre è possibile realizzare un’integrazione piena e definitiva.

17 luglio 2017