Nella basilica di Santa Maria Maggiore e al Palafiera di Roma il IV appuntamento nazionale di tutti i Centri locali di Laura Badaracchi
Si stanno preparando da gennaio a questo appuntamento: in preparazione al IV Congresso nazionale tutti i Centri locali (così si chiamano i gruppi) dell’Apostolato della Preghiera sono stati invitati a riflettere sia sugli aspetti positivi e sfide di crescita dell’AdP «in linea con il Dna del movimento, con la sua vocazione e missione nella Chiesa, e allo stesso tempo sulla comprensione della spiritualità del Sacro Cuore oggi». Sui risultati di queste riflessioni, spiega padre Massimo Taggi, direttore nazionale dell’AdP, si confronteranno dal 26 al 28 giugno i partecipanti al convegno sul tema “Attingerete acqua con gioia alle sorgenti del Salvatore”, che si aprirà il 26 giugno alle ore 17 nella basilica di Santa Maria Maggiore, con una celebrazione eucaristica presieduta dal Preposito generale della Compagnia di Gesù, padre Peter-Hans Kolvenbach, direttore generale dell’AdP.
I lavori si terranno nell’intera giornata del 27 giugno presso il Palafiera di Roma; previste due relazioni: la prima, dal titolo “Il ponte che abbiamo costruito”, sarà proposta da padre Massimo Taggi, direttore nazionale di AdP; la seconda, affidata a padre Toni Witwer, verterà su “La spiritualità del Cuore di Gesù a 50 anni dall’enciclica Haurietis aquas”.
«Abbiamo scelto di mettere al centro del nostro IV congresso nazionale la ricorrenza del 50° dell’enciclica "Haurietis aquas" per due motivi: perché si tratta di un documento importante, che ha trattato in maniera completa e approfondita il tema - a volte controverso - della devozione al Sacro Cuore (ma sarebbe meglio dire della spiritualità); e anche perché il mondo di oggi ha grande bisogno di spiritualità e di una spiritualità che si ispiri all’essenziale, alla riscoperta del Dio-Amore, come ha meravigliosamente messo in evidenza Benedetto XVI nella sua prima enciclica», sottolinea il gesuita, convinto che «la grande sfida che sta oggi davanti a tutti, in particolare ai cristiani, è quella di costruire la "Civiltà dell’amore", come non si è stancato mai di ripetere Giovanni Paolo II».
«La devozione al Cuore di Gesù è una lezione di umiltà, rinuncia completa alla violenza e amore generoso che parla agli uomini di oggi e li aiuta a vincere chiusure e superficialità». Lo afferma il cardinale Albert Vanhoye, 82 anni, gesuita, esegeta e rettore emerito dell’Istituto Biblico, spiegando l’attualità di una devozione a torto ritenuta superata. «Le obiezioni prendono di mira soprattutto un certo devozionismo sentimentale, ma non credo che siano fondate, soprattutto se si parla del vero culto che è stimolo alla vita spirituale e apostolica - rileva il porporato -. Tuttavia per certi versi non è sbagliato dire che questa devozione non ha un sufficiente fondamento biblico, anche se è falso in sostanza». Commentando il messaggio inviato da Benedetto XVI a padre Kolvenbach, generale della Compagnia di Gesù, per i 50 anni dell'enciclica “Haurietis aquas” di Pio XII sul Sacro Cuore, padre Vanhoye rileva: «Il Papa ha voluto sottolineare con forza l’anniversario con un messaggio proprio perché la Compagnia di Gesù si è mostrata sempre attiva nella promozione di questa fondamentale devozione, soprattutto grazie all’Apostolato della Preghiera e alla sua proposta di spiritualità nient’affatto sentimentale, ma che coinvolge l’intera esistenza umana. È chiaro, anche dalle parole del Papa, che la devozione al Sacro Cuore non può fermarsi alla sola umanità di Gesù, proprio perché questa è espressione dell’amore di Dio per il mondo che può essere sperimentato e quindi testimoniato solo guardando a quel costato trafitto. Non si può fare a meno di una relazione con il Cuore di Gesù».
26 giugno 2...