RomaSette
Martedì 02 Settembre 2014
La trappola dell'occulto: La religiosità alternativa, tra sette e spiritualismo

In un documento dei vescovi dell'Emilia Romagna pubblicato dalla Lev, la fotografia di un fenomeno in costante crescita, e le proposte per affrontare una sfida culturale ed educativa, oltre che religiosa di Aldo Buonaiuto

Il crescente diffondersi di movimenti religiosi alternativi, sia in Italia che all’estero, è un fenomeno che interroga tutta la società contemporanea allarmando sia la comunità cristiana che le altre fedi monoteistiche. Per conoscere il problema, l’episcopato dell’Emilia Romagna ha condotto uno studio esemplare quantificando e valutando la presenza dei variegati gruppi pseudo-religiosi esistenti sul territorio regionale. Ne è scaturito un rilevante documento, edito dalla Lev, intitolato “Religiosità alternativa, sette e spiritualismo. Sfida culturale, educativa, religiosa”. Lo scritto è diviso in sei capitoli: nel primo viene illustrata la diffusione della religiosità alternativa e dello spiritualismo, con le relative problematiche e conseguenze; il secondo tratta dei gruppi e movimenti alternativi e della loro diffusione; nel terzo si toccano alcuni aspetti giuridici, politici e sociali; nel quarto si affrontano i temi della formazione, della pastorale, della vigilanza e del dialogo; il quinto è dedicato alle considerazioni antropologiche e teologiche; nel sesto, infine, si trovano dei suggerimenti pratici. I risultati dello studio sono preoccupanti: 50mila persone, solo in Emilia Romagna, aderiscono a sette che si rifanno a “religioni alternative”; in un anno gli affiliati sono aumentati del 20% con un numero sempre maggiore di immigrati i quali, trovandosi isolati in una nazione straniera, sono più facili da circuire.

Il coordinatore della stesura del testo, monsignor Luigi Negri, ha sottolineato che siamo ormai dinanzi a fenomeni di «religione bricolage». Sono due le tendenze che alimentano questa spiritualità alternativa: «Da una parte - ha specificato monsignor Negri - il bisogno di esprimere la propria religiosità in termini totalmente autoreferenziali, una religione individualistica che tende a un benessere psicofisico più che a un benessere spirituale; dall’altra il tentativo di realizzare un’alternativa reale alla religione cattolica che viene percepita come inesorabilmente superata». Gli aspetti comuni rintracciabili nei diversi movimenti sono, secondo i risultati della ricerca, «la sacralizzazione delle sensazioni personali, l’individualismo religioso e il rapporto personale diretto con il divino senza mediazione istituzionale». La tipologia più diffusa è quella di aggregazioni che si dichiarano apportatrici di “rinnovamento dell’anima” utilizzando pratiche di auto-coscienza-del-sé o di meditazione orientale e che fanno ricorso a spiritismo, “comunicazione astrale”, sciamanesimo (e chi più ne ha più ne metta…), in un sincretismo sfrenato figlio dell’epoca post-moderna. I disparati guru si propongono sotto la falsa veste di santoni e guaritori illudendo poveri sprovveduti che, prostrati da un profondo stato di malessere, sono disposti a credere a tutto nella speranza di guarire. Il risultato finale, notoriamente, è quello di sperperare migliaia di euro e di compromettere ulteriormente la salute fisica e psicologica.

Ancora più pericolose sono le cosiddette “psico-sette” le quali assoggettano menti fragili per mezzo di tecniche di manipolazione mentale, come il love-bombing, una pratica che consiste nel bombardare di attenzioni il possibile nuovo adepto tanto da farlo sentire importante, accolto e amato, creando però una dipendenza affettiva difficilissima da sradicare. Il carattere dell’individuo viene man mano annullato e non c’è più spazio, all’interno della setta, per le opinioni personali. Chi non vuole assoggettarsi alle regole è punito con l’esclusione dal gruppo e l’allontanamento fisico ed affettivo dai propri cari rimasti dentro, compresi coniugi, genitori e figli. Tra tutte, le sette sataniche sono certamente le più devastanti e pericolose perché provano a «corrompere l’annuncio cristiano nel senso diabolico». La principale responsabile del dilagare dei nuovi credo “fai da te” è, a detta di monsignor Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza-Bobbio, «la globalizzazione che sta tentando di ridisegnare le abitudini spirituali della gente inducendola a scegliere la religione come se si trovassero di fronte a una specie di menù “à la carte”».

Il documento redatto dalle diocesi emiliane ha sicuramente il pregio di non sottovalutare ma di presentare con chiarezza le reali dimensioni del caso, spesso svalutate e sminuite dai diversi organi istituzionali e dai media come se si trattasse solo di eccezioni alla regola. I numeri invece evidenziano una situazione allarmante verso la quale tutte le istituzioni, religiose o meno, sono chiamate a rispondere in modo efficace, attraverso un lavoro sinergico in cui ognuno svolga la sua parte. La Chiesa ha il dovere di ascoltare e raccogliere il grido di aiuto delle tante vittime, ma anche di mettersi in dialogo con quella fetta di popolazione alla ricerca di spiritualità e di risposte profonde. Infatti, recita il testo, «dietro alla diffusione di ogni spiritualismo contemporaneo abbiamo la compresenza di una buona domanda e di cattive risposte». La “buona domanda” è quella di trovare un senso alla vita, nella sua complessità e interezza: il dolore, l’amore, la malattia, la morte. Tutti coloro che sono in ricerca, qualora non dovessero trovare nei sacerdoti dei validi interlocutori, non mancherebbero di rivolgersi ad altri offerenti, con il rischio concreto di cadere nelle loro reti diaboliche.

Le proposte emanate dai vescovi emiliani potrebbero sollecitare anche le altre diocesi italiane qualora giunga la consapevolezza di una sfida culturale e religiosa che dovrebbe interessare tutta la Chiesa: «Informare i presbiteri iniziando dal percorso formativo in seminario, per assicurargli poi un adeguato aggiornamento teologico; i presbiteri non dovranno trascurare nelle omelie e nelle catechesi gli accenni a un confronto dottrinale con altre attività religiose e al contempo dovranno evidenziare una vita e un atteggiamento quotidiano che li faccia riconoscere come autentici uomini di Dio e testimoni di Cristo; curare la formazione di catechisti e insegnanti di religione; aprire una finestra mediatica negli strumenti diocesani di comunicazione sociale; riprendendo quanto richiesto dalla Congregazione per la Dottrina della fede in occasione dell’Anno della fede, invitiamo a “preparare, con l’aiuto di teologi e autori competenti, sussidi divulgativi dal carattere apologetico. Ogni fedele potrà così meglio rispondere alle domande che si pongono nei diversi ambiti culturali, in rapporto ora alle sfide delle sette, ora ai problemi connessi con il secolarismo e il relativismo”». Ancora, vengono suggerite altre iniziative da portare avanti col GRIS: «Organizzazione di conferenze, convegni, corsi, seminari, ricerche» da parte di alcune realtà ecclesiali; «apertura di un centro di ascolto con la consulenza di sacerdoti, medici, psicologi, legali e studiosi del fenomeno»; realizzazione di «incontri e momenti di aggregazione» per i familiari delle vittime con «scambio di esperienze e informazioni sul comportamento da tenere con i propri congiunti»; creazione di una «struttura che si occupi di accoglienza, di solidarietà, di recupero e di formazione per gli ex aderenti a gruppi o movimenti particolari».

8 ottobre 2013



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