Attività di solidarietà in Africa e un oratorio molto frequentato: i punti di forza della comunità del quartiere Monteverde di Francesco Lalli
Nascosta ma non troppo. Un grande cancello, un viale che si apre su secoli di storia. Nel cuore di Monteverde, dentro villa Pamphili e poco fuori la porta Aurelia, c’è un’antica basilica martiriale paleocristiana, San Pancrazio. La sua storia è complessa e per molti versi ancora da approfondire. Il suo presente è invece caratterizzato dalle molte attività di una parrocchia «con un’identità ancora in costruzione» come la definisce il parroco, padre Andrzej Jozef Milewski, dell’Ordine dei Carmelitani scalzi a cui la struttura è affidata.
«La chiesa è stata chiusa dal 2001 al 2003 per lavori di restauro - precisa - e questo naturalmente ha causato l’allontanamento di alcuni parrocchiani abituali. Inoltre, ci troviamo in una zona considerata elegante, dove i costi delle case sono elevati. Ciò comporta che molti giovani cresciuti qui vadano ad abitare altrove, anche se spesso ritornano con i propri figli per le celebrazioni domenicali. Poi ci sono i visitatori che vengono ad ammirare la basilica e questo fa sì che s’incontrino persone sempre diverse durante le Messe. Forse, dopo, tutto è proprio questa la specificità del luogo».
Da qui sono nate nel passato realtà oggi indipendenti, come l’Associazione sportiva San Pancrazio, che vanta una rinomata scuola di pattinaggio, o l’Associazione artistico musicale Giuseppe Torelli.
Ma dalla comunità s’irradiano soprattutto solidarietà e desiderio di agire concretamente, come nel caso del progetto che vedrà la luce nel marzo di quest’anno: “Una scuola per Toroma”. «Nel 2000 un gruppo di sacerdoti ugandesi venne ospitato dai comboniani che si trovano qui vicino - spiega Fabio Magalini del gruppo volontari -; uno di loro aveva una piccola parrocchia nel villaggio di Toroma dedicata proprio a San Pancrazio. Non abbiamo creduto nelle coincidenze, e così uno dei parrocchiani, un ingegnere, si è attivato mettendo in contatto il nostro gruppo con un altro di Monteverde, al fine di sostenere la costruzione di un centro giovanile nella città africana, che integrasse aule, biblioteche e offrisse ai ragazzi vitto e alloggio».
Impresa non facile, visto che la zona in questione è caratterizzata dalla presenza di ribelli e bande armate. «In un’occasione fummo quasi costretti ad andarcene, ma poi per fortuna i lavori sono continuati e così tra un paio di mesi verrà inaugurata la struttura di ben 800 mq». Un edificio alla cui costruzione i volontari hanno contribuito anche fisicamente, recandosi in Uganda due o tre volte all’anno per un mese circa.
Ma l’impegno missionario non finisce qui. «Sosteniamo anche un grande ospedale gestito da suore carmelitane nel Burundi - aggiunge padre Milewski - oltre a borse di studio per i ragazzi. Inoltre siamo coinvolti come parrocchia nel “Progetto Gemma”: un’iniziativa a livello nazionale del Movimento per la vita, che offre forme di accompagnamento alle ragazze madri sei mesi prima e dodici mesi dopo la nascita del bambino».
L’Africa, poi, qui ha un risonanza particolare nella rassegna cinematografica “Ciak Africa”, realizzata in collaborazione con i padri comboniani. Quattro le pellicole già presentate a novembre, a cui ne seguiranno altrettante a marzo di quest’anno, accompagnate da dibattiti e da ospiti celebri come il comico Giobbe Covatta, presente nella precedente edizione.
Infine, l’altra architrave su cui poggia il tessuto parrocchiale: l’oratorio. Chiuso per carenza di ragazzi, dal 2002 è tornato a pieno regime grazie all’impegno di 4 animatori tra cui Claudia Zancla. «Abbiamo cominciato a riaprire progressivamente - ricorda - dopo la Messa della domenica con piccole attività di gioco e di oratorio vero e proprio. Siamo poi riusciti a coinvolgere i giovani della cresima e, grazie al Cor che ci ha dato una grossa mano, ad organizzare un corso per animatori-catechisti che oggi formano un gruppo di ben 30 ragazzi».
Caratteristica dell’attività la varietà dei temi affrontati. «Ogni anno scegliamo un argomento diverso - spiega ancora Claudia -; ora è “La città”, che abbiamo declinato come città dei santi, dei ragazzi, di Dio, e, prossimamente, della pace. Da due anni teniamo aperto l’oratorio anche il sabato, attivando per i ragazzi diversi corsi: sport, canto, ballo e recitazione, cucina»
31 gennaio 2007