RomaSette
Lunedì 22 Settembre 2014
Il Personaggio: Rossana Sisti

Educare alla lettura e alla conoscenza dei media, questi i punti fondamentali secondo la giornalista di Avvenire di Francesco Lalli

Fare lo stesso mestiere però per un pubblico diverso. Questa la sfida raccolta da Rossana Sisti, responsabile del supplemento “Popotus” di “Avvenire” rivolto ai lettori più piccoli, quando undici anni fa accettò di occuparsi di questo spazio d’informazione rivolto a spiegare più che a suggestionare. Con lei, che animerà l’incontro del 19 maggio in Vicariato in occasione della Giornata per le comunicazioni sociali, abbiamo scambiato qualche battuta sul rapporto tra bambini e media.

Nel suo messaggio per la giornata delle comunicazioni sociali, Benedetto XVI sostiene che: «Le parrocchie e i programmi delle scuole oggi dovrebbero essere all’avanguardia per quanto riguarda l’educazione ai media». L’inserto “Popotus” è in questo senso uno strumento importante, ma come si fa a far venire la voglia di leggere ai bambini d’oggi?
Intanto si propongono loro diversi strumenti di lettura adatti alla loro età e al loro livello di comprensione. Il problema è fare queste proposte il prima possibile, in un ambiente in cui libri e giornali non siano solo pezzi di arredamento, ma vengano ritenuti oggetti significativi dalla stessa famiglia del bambino. Cinquanta centimetri di libri rispetto ai giganteschi televisori al plasma che troneggiano nei salotti di molte case italiane non sono davvero un buon esempio.

Si parte dall’esempio, allora…
È quello che dice anche il Papa. Come una buona abitudine alimentare abitua a mangiar bene, così si può diventare dei buoni lettori con un giusto “regime” di stimoli; però ripeto: il prima possibile. Quando comincia l’adolescenza, infatti, i dati indicano che anche i giovani lettori cosiddetti “forti” abbassano il loro quoziente di lettura, figuriamoci gli altri. L’esempio è quello che conta in educazione e vale per i genitori come per gli insegnanti, perché come diceva Pennac, «leggere non si coniuga all’imperativo». Si possono imporre pile e pile di volumi senza che il bambino entri in sintonia con il piacere della lettura e dell’oggetto. Altra cosa è farsi vedere spesso con un volume o un giornale in mano.

Ma non crede che i bambini-spettatori di oggi finiscono per assomigliare di più all’idea che di loro hanno gli sceneggiatori delle fiction televisive e del cinema, piuttosto che ai genitori?
Difficile dirlo, la realtà a volte supera la fantasia. Le storie che spesso leggiamo sono più assurde di quelle viste al cinema. Per contro molti personaggi che popolano le fiction attuali, soprattutto quelle di grande successo, sono pure e semplici caricature della realtà. Operazioni discutibili sotto tutti gli aspetti, anche se si tratta di un prodotto di finzione, appunto, o di un programma televisivo. Molti ragazzi, forse la maggior parte, oggi sono convinti che la vita è “un pacco” che apri in cui c’è il responso: o sei un fortunato o uno sfigato. Perché allora impegnarsi, sudare per ottenere qualcosa, se ci sono mezzi più veloci, più rapidi, più immediati?

La famiglia però spesso funziona ancora peggio delle leggi a tutela dei minori, mentre la scuola ha altri centomila problemi a cui far fronte. La media education allora da chi parte e soprattutto a chi arriva?
C’è bisogno di un’alleanza basata sulla responsabilità, ma necessariamente tra gli attori che venivano ricordati nella domanda. Altri interlocutori credibili non ne vedo. Bisogna battersi per avere dei risultati e se gli adulti cominciassero ad aggiornarsi rispetto alla generazione multitasking che sta crescendo, se si informassero sui programmi trasmessi al di fuori della fascia protetta, saremo già un pezzo avanti. Poi, certamente, non possiamo pensare a famiglie perennemente in trincea, quindi dobbiamo chiedere alla televisione di fare una programmazione decente per tutti. Infine, ma nella gerarchia delle fonti della media education credo debba rimanere la prima risorsa, la scuola. Oggi l’alfabetizzazione mediale non significa solo saper aprire un documento in word o imparare ad accendere un computer e bisogna insegnarla come s’insegna a leggere e a scrivere.

15 maggio 2...



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