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Arte: Il realismo esistenziale di Sughi

Al complesso del Vittoriano esposte 140 opere, tra disegni e dipinti, dell’artista nato a Cesena nel 1928 di Francesca Romana Cicero

La solitudine, il disagio e il piacere attraversano e corroborano le tele di Alberto Sughi (Cesena, 1928) nella selezione antologica a lui dedicata al Complesso del Vittoriano. Non-eventi si susseguono di quadro in quadro, dove uomini e donne sono calati in una realtà statica, in una quotidianità anonima e “mondana”, da cui tuttavia sembrano essere esclusi. Drammaticamente assorte in un vuoto temporale e spaziale, il bar, il cinema o l’intimità domestica non riescono a spezzare l’angoscia esistenziale che affiora dalle figure tratteggiate. I toni cupi ne favoriscono la dissolvenza, che sfuma a poco a poco in una non-identità.

Il confronto dell’essere con il mondo si risolve in un nulla totale. Il nichilismo morale e dell’arte, teorizzato da Nietzsche e ripreso da Sartre, incide sul suo realismo esistenziale che fotografa attentamente le miserie dell’umanità. Miserie mai giudicate, ma sovente riprodotte con crudezza e senza indulgenza, sperimentando la lingua dell’Informale e della Metafisica, il Dadaismo e l’Espressionismo.

Con uno stile che a partire dagli anni ’60 diventa sempre più inconfondibile, Sughi dipinge opere distinte o collegate in gruppi ciclici, la cui scena di fondo risulta immobile come una sorta di fotogramma di un film bloccato nel fermo-immagine, e isolato dal contesto. Immobilismo che ha suggerito e intessuto relazioni e proficui scambi tra pittura e cinema.

In costante dialogo con Visconti e Antonioni, Fellini, Rosi e Germi, Sughi ha dichiarato di aver imparato a dipingere dal cinema. Alle sue tele ricercatamente scarne, scabre ai limiti del monocromo, s’è ispirato Mario Monicelli per “Un borghese piccolo piccolo”, mentre Ettore Scola ha scelto uno dei dipinti dell’opera ciclica “Cena” come manifesto del suo film “La Terrazza”. Resta comunque dominante in Sughi l’arte intesa come particolare forma d’introspezione e di denuncia della rilassatezza morale e dei costumi della società borghese, e dell’insensatezza della vita dell’uomo contemporaneo.

Tematiche ed atmosfere presenti negli 80 dipinti esposti, unitamente ai disegni – circa 60 – di questo protagonista della pittura italiana ed europea dell'ultimo mezzo secolo.

Complesso del Vittoriano, Salone delle Mostre Temporanee, Via San Pietro in Carcere. Fino al 23 settembre. Catalogo: Skira. Il catalogo, a cura di Arturo Carlo Quintavalle, con introduzione e schede critiche, propone anche un’intervista all’artista di Sergio Zavoli, ed è corredato da elenco mostre, bibliografia e una scelta di testi dell’artista. Orario: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30. L’ingresso, libero, è consentito fino alle ore 18.45. Per informazioni: telefono 06.6780664.

11 settembre 2007



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