Magis e Carrefour insieme per un progetto, a favore di Ciad e Kenja, che parte dalla rottamazione dei telefonini di Jacopo D'Andrea
Vetusti cellulari si accatastano inutilizzati coprendosi di polvere nei nostri cassetti? Ora è possibile liberarsene, contribuendo al contempo a un’opera di solidarietà importante. Infatti, il Gruppo Carrefour e Magis (Movimento e azione dei gesuiti italiani per lo sviluppo), hanno avviato già dal 7 gennaio una raccolta di telefonini usati.
Si avrà la possibilità, quindi, fino al 27 gennaio 2008, di donare i propri apparecchi telefonici portatili usati, presso i 59 ipermercati del Gruppo Carrefour, presenti sul territorio nazionale. «Un’azione quotidiana – sottolineano dal Magis –, come il fare la spesa, potrà così diventare l’occasione di compiere un gesto che non costa nulla, ma il cui ricavato verrà devoluto per finanziare progetti in favore dell’Africa: come la realizzazione di cucine solari in Ciad e di un ospedale per bambini malati di Aids in Kenja». Infatti, i “rottami tecnologici” si trasformeranno in finanziamenti per programmi di cooperazione e sviluppo nel Sud del mondo, grazie all’opera di riciclaggio da parte di una società inglese, la Cmr, che smaltisce le parti dei cellulari non recuperabili e ripara quelle ancora funzionanti, immettendole nuovamente, qualora possibile, nel circuito dell’usato.
In entrambe le situazioni, il Magis riceverà un contributo in denaro per ogni telefonino ricevuto dall’Italia. Lavoro notevole per risorse impiegate e impegno profuso, quello dei Gesuiti di questa associazione se si pensa che, come spiegano i responsabili, «in circa vent’anni d’attività, sono stati quasi 500 i progetti di cooperazione internazionale attuati in oltre 35 Paesi del mondo». Quest’anno, appunto, saranno il Ciad e il Kenja a usufruire di questo aiuto. Gli interventi privilegeranno l’utilizzo di risorse autoctone dei due Paesi. Un esempio: in Ciad, uno dei paesi più poveri del continente africano, la continua estirpazione di cespugli e arbusti, destinati al fuoco delle cucine, è fonte d’immane fatica per le donne del territorio, oltre che essere una causa ulteriore di desertificazione, flagello che affligge da tempo quell’area. Ecco quindi un occasione per ogni volenteroso di aiutare le circa 300 famiglie di questo Paese a dotarsi di cucine solari: strumento per le donne d’affrancamento dalla fatica e sollievo, invece, per un territorio alla ricerca di una sempre più stentata sussistenza.
15 gennaio 2008