Circa 230 opere per rivivere l'apertura della Capitale alla modernità, riscoprendo il carattere cosmopolita della città di Francesca Romana Cicero
A distanza di cinquant’anni la Capitale ospita a Palazzo Venezia la mostra “Il Settecento a Roma” che si propone di far rivivere i fermenti culturali ed espressivi di tutta un’epoca attraverso l’individuazione di due grandi aree tematiche, “Roma città moderna” e “Roma cosmopolita”, e una varia tipologia di testimonianze: dipinti, sculture, libri, costumi e arredi. La mostra, pensata tre anni fa per Palazzo delle Esposizioni, per ragioni di spazio presenta circa 230 opere, di cui parte provenienti dai musei europei ed internazionali, parte da collezioni private, dando poco risalto a Canova, Piranesi e David già presenti in numerose esposizioni precedenti.
Le opere documentano l’apertura di Roma alla modernità: dai palazzi signorili la cultura si diffonde nei caffé, nelle strade principali (via del Corso, piazza di Spagna e piazza Navona), nelle cerimonie pubbliche per le canonizzazioni o per i festeggiamenti del carnevale, e nei teatri, la cui funzione di luogo d’incontro e a un tempo di circolazione delle idee viene rivalutata (“Rappresentazione al Teatro Argentina” del Pannini). L’opera d’arte è la città stessa, colta nella dimensione pubblica e privata. L’ampliamento delle conoscenze, i progressi tecnico-scientifici e lo sviluppo del senso critico, ruotano attorno a uomini di cultura, Papi e figure di intellettuali, particolarmente sensibili e abili nel coniugare il desiderio di modernità con il gusto dell’antico, interazione presente il tutto il percorso espositivo.
La mostra si apre con il capolavoro di Carlo Maratti raffigurante Apollo che conduce il marchese Niccolò Maria Pallavicini, mecenate e protagonista del mondo delle arti, verso la strada della Virtù, inaugurante una nuova produzione artistica ispirata al buon gusto e con intenti educativi. Ormai conclusa è la stagione del classicismo secentesco. Il Settecento è ripercorso attraverso sezioni cronologiche e tematiche: dalla rappresentazione dei protagonisti della vita culturale del tempo alla diffusione del gusto francese e dell’esotismo, legato alle continue relazioni commerciali e culturali con l’Oriente, riscontrabile nelle stoffe o decorazioni; dalle trasformazioni operate nella città (San Giovanni, Santa Maria Maggiore, Fontana di Trevi, scalinata di Trinità dei Monti, Villa Albani e Palazzo Braschi) al gusto del collezionismo antiquario, e alla valorizzazione dell’archeologia che entrano prepotentemente anche nella corte pontificia. A Papa Clemente XI Albani si deve la nascita di istituzioni dedicate allo studio e alla tutela dell’antichità, e l’arricchimento della galleria vaticana con vari reperti (iscrizioni, rilievi, busti di personaggi illustri); mentre merito di Papa Clemente XII Corsini è la creazione nel 1734 del primo museo pubblico, il “Capitolino”, ospitante tra le altre opere la splendida scultura in marmo della “Fanciulla con colomba”, il “Fauno rosso”, proveniente da Villa Adriana e il “Mosaico con ghirlande”.
Accanto alla riscoperta del mondo classico con la predilezione per soggetti romani od omerici, la mostra evidenzia il carattere cosmopolita della città, crocevia d’Europa, centro ideale di formazione per intellettuali stranieri, che amano farsi ritrarre dal Batoni, e animata dai furori della rivoluzione francese. L’esposizione si chiude con la scultura del romano Vincenzo Pacetti “Napoleone che solleva l’Italia”, simbolo delle aspirazioni del popolo italiano.
Palazzo Venezia, fino al 26 febbraio 2006 dal martedì alla domenica. Biglietti: intero euro 8, ridotto euro 6. Info: tel. 06.82077304
28 novembre 2005