Due coniugi annunciano l'originale iniziativa promossa dalla parrocchia Beata Teresa di Calcutta in occasione della missione popolare di Patrizia e Lorenzo Calvario
Crediamo di poter affermare tranquillamente che tutti, almeno una volta, siamo entrati in un centro commerciale. Queste strutture, ormai presenti su tutto il nostro territorio, sono sempre più grandi, con migliaia di posti auto, centinaia di negozi e decine di sale cinematografiche, ristoranti, bar ed è indiscutibile che siano sempre pieni, a qualsiasi ora.
Questi luoghi sono le nuove piazze, molto diverse dalle piazze dei nostri nonni, forse anche dei nostri genitori, in cui si andava a piedi, passeggiando, per incontrare gente, per fare due chiacchiere e dove si affacciavano la chiesa, il municipio, il bar, i negozi più importanti. Nelle grandi città oggi questi vecchi spazi aggregativi si stanno trasformando in nodi viari o ampi parcheggi per chi si reca al centro commerciale, alla multisala, al centro polisportivo, allo stadio o alla stazione. Qui ci si incontra solo se ci si è dati un appuntamento, e se si ha qualcosa da fare, lo shopping, lo sport o vedere un film.
Forse troppo sbrigativamente sono stati classificati come “non-luoghi”, utilizzando impropriamente la teoria di Marc Augè, antropologo francese. Definiti così, in contrapposizione ai luoghi antropologici (i luoghi della propria identità personale, delle proprie radici), queste strutture appaiono solo come dei paradisi consumistici, modelli di un nuovo spazio sociale in cui viene quotidianamente messo in scena uno spettacolo che ha per protagonisti sia i prodotti che gli stessi consumatori, in spazi di decine di ettari e centinaia di negozi.
Negare lo statuto di luogo a questi spazi urbanistici che stanno diventando le piazze postmoderne, le nuove piazze della domenica, ci sembra un’esagerazione, anche perché si scorge dietro la definizione di non-luogo, la banalizzare dell’uso del tempo libero di moltissime persone e delle relazioni che nascono all’interno di questi spazi, spesso gli unici spazi “vivibili” delle nostre periferie. Per molte famiglie, pressate dal ritmo lavorativo, dalla distanza dai posti di lavoro, dall’uscire presto e rientrare la sera tardi, questo rappresenta l'unico, o quasi, luogo di incontro.
Da una recente ricerca del Censis (2004), promossa dalla Conferenza episcopale italiana - interessata a capire i motivi della crisi della partecipazione al rito della Santa Messa domenicale - è emerso che è la relazionalità una delle esigenze della domenica degli italiani, dagli adolescenti agli anziani, e nei diversi contesti geografici e sociali di vita. La famiglia, la casa, la televisione, i luoghi di acquisto e di consumo sono rivisitati a partire da questa dominante domanda di relazioni, che permea le scelte e i comportamenti degli individui.
Da questa ricerca emerge una nuova fruizione dei centri commerciali, i “nuovi templi del consumo”, la cui la frequentazione non è dovuta tanto dall'impulso irrefrenabile allo shopping quanto a una trasformazione di tale attività in momento di incontro con propri rituali e codici.
È in questi luoghi che si manifestano oggi molte importanti forme di comunicazione e di relazione tra gli individui: centinaia di persone nei fine settimana mangiano, bevono, chiacchierano, pas-seggiano, guardano le vetrine, comprano. In quei corridoi e in quelle piazze vengono organizzati intrattenimenti, degustazioni, mostre, itinerari culturali, spettacoli di ogni sorta.
Sono diventati dei veri e propri luoghi di aggregazione trasversale, ci vanno i giovani, gli anziani soprattutto d'estate per trovare un po' di refrigerio dalle bollenti città, divenuti deserti inabitabili, ci giocano i bambini nel baby-parking attrezzato.
Gruppi di adolescenti gironzolano per i negozi, ascoltando gli ultimi cd, provano decine di modelli di occhiali da sole, conoscono ragazzi, nuove comitive, arrivano e si dirigono alla sala giochi, ore nei negozi di telefonia ad aggiornarsi sulle novità tecnologiche o a provare i nuovi giochi elettronici,mentre si mangia una pizza o un big-mac.
Il centro commerciale è percepito come luogo di incontro, un nuovo ”centro di identità collettiva”.
A seguito di tutte queste considerazioni, possiamo chiederci come cristiani: si può parlare di annuncio della fede anche in questi ambienti ? In che modo ?
«Oggi, come ieri, sorgono nuove realtà missionarie. Alle classiche aree non cristiane si associano ambienti socio-culturali che sembrano aver rinunziato al patrimonio evangelico… Sono le nuove piazze sulle quali è urgente proclamare la buona novella del Regno; sono le nuove sfide della Chiesa del Terzo Millennio, sono le vostre sfide». (Card. Dias - Agenzia Fides 11/9/2006).
Al Convegno ecclesiale di Verona, in cui si è riflettuto sull’ urgenza della testimonianza nella società di oggi, è emerso quanto questi luoghi siano i “nuovi areopaghi” (cf. R.M. 37),« da rivisitare come luoghi di senso e di testimonianza, auspicando nuove ministerialità e nuovi apostoli».
Lo stesso cardinale Ruini, allora ancora presidente della Cei, nella relazione conclusiva, ha ribadito che: “per essere veramente missionaria, la pastorale deve assumere un preciso orientamento dinamico, non basta attendere la gente ma occorre andare a loro e soprattutto entrare nella loro vita concreta e quotidiana, comprese le case dove abitano, i luoghi dove vivono e lavorano”.
Noi stessi, nel contributo al nostro ambito di appartenenza, sottolineammo come questi profondi mutamenti della società debbano interrogare e provocare le nostre comunità, e spingerle ad un maggiore impegno missionario, fuori e oltre i “confini “ parrocchiali, verso i lontani che in parrocchia non vengono.
Diventa quindi una necessità impellente quella di uscire dalle proprie comunità e tornare a cercare la gente, trovarla, incontrarla, ascoltarla e testimoniare e annunciare la Parola di salvezza, che è Gesù Cristo oggi e sempre!
Forse un giorno anche nei centri commerciali si parlerà di cappelle, come ormai sono realtà nelle università, negli ospedali, pubblici e privati, negli aeroporti, nelle stazioni, sulle autostrade.
Oggi questo impegno missionario è profetico, per questo si richiede un’attenta riflessione teologico-pastorale e una adeguata preparazione: la semplice buona volontà non basta!
In quest’ottica la giovanissima comunità parrocchiale della Beata Teresa di Calcutta a Ponte di Nona ed il suo parroco don Fabio Corona, con cui collaboriamo da due anni, si è posta il problema pastorale della presenza del grande centro commerciale Roma Est nel proprio territorio. In occasione della missione parrocchiale popolare, indetta con la collaborazione dei seminaristi del Seminario Maggiore e dei Missionari del Vangelo, dal 25 settembre al 5 ottobre (fase celebrativa), sono state organizzate delle prime iniziative, concordate con la direzione generale del centro, per una testimonianza cristiana all’interno del centro commerciale. La prima e più importante occasione, quasi un “evento”, è la celebrazione eucaristica domenicale nelle domeniche 28 settembre e 5 ottobre, in una delle sale cinematografiche del centro. È la prima di una serie di iniziative, programmate fino a Natale, un primo passo discreto, rispettoso ma deciso, impegnativo e profetico, per portare Gesù Cristo, per parlare di Lui e della Sua Parola di salvezza.
Nelle nostre città, nuove terre di missione, queste sono le nuove prospettive della missio ad gentes!
26 settembre 2008