Al via il 27 ottobre gli incontri sulle "Lettere"Per il bimillenario della sua nascita, l'
Apostolo delle genti si lascia raccontare in una speciale mostra allestita a Roma presso il
quadriportico della basilica papale di San Paolo fuori le Mura. Promossa dal
Servizio nazionale per il Progetto culturale della Chiesa Italiana e dalla
casa editrice Itaca, l'esposizione
"Sulla via di Damasco. L'inizio di una vita nuova" si compone di due sezioni: la prima – curata dal biblista padre Giorgio M. Vigna – illustra i
luoghi della vita di San Paolo a partire da Gerusalemme, dove partecipa alla lapidazione di santo Stefano, fino a Roma dove subirà il martirio. La seconda sezione – curata invece da don Gianluca Attanasio e don Jonah Lynch della Fraternità sacerdotale dei missionari di San Carlo Borromeo – si incentra sulla
nuova identità di Paolo, forgiata dall'incontro con Cristo. Attraverso un originale repertorio fotografico, tratto dall'archivio dello Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme, si documentano quindi tempi e luoghi del percorso terreno di Paolo «mostrandoci che la sua è una storia reale poiché è la stessa fede cristiana – chiarisce Eugenio Dal Pane, direttore editoriale di Itaca – a fondarsi sulla memoria di persone e avvenimenti storicamente accaduti».
Non solo, i
44 pannelli – per la costruzione iconografica dei quali ci si è avvalsi dello storico dell'arte Sandro Chierici – offrono al visitatore un compendio delle maggiori rappresentazioni che di lui hanno dato grandi artisti quali Annibale Carracci, Raffaello, El Greco, Velasquez, Rembrandt, Domenichino, Guido Reni, Batoni o gli anonimi mosaicisti che gli hanno dedicato un ciclo nel Duomo di Monreale. La mostra – che rientra nelle celebrazioni dell'Anno Paolino, indetto da Benedetto XVI a ricordare i natali e l'insegnamento dell'Apostolo –, sarà visitabile nella Capitale fino al 20 ottobre dopodiché farà tappa in
altre cento città italiane e arriverà a coinvolgere circa 400 mila visitatori. Un'importante iniziativa per quello che il
cardinale Andrea Lanza Cordero di Montezemolo, arciprete della basilica di San Paolo, definisce «non un semplice anniversario da ricordare». L'Anno paolino, infatti, «vuole farci scoprire l'attualità dell'Apostolo, così da rivitalizzare la nostra testimonianza di fede e imprimere vigore alla preghiera per l'unità dei cristiani».
Cioè per l'unità di tutti coloro che seguono la "via", così come sintetizza il titolo stesso della mostra la quale «permette infatti di ritrovare la categoria cristiana della "strada" – spiega
don Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio Cei per le comunicazioni sociali – poiché è proprio "sulla via di Damasco" che l'Apostolo vede cambiata la sua esistenza». In altri termini, la "via" «prima di essere il manifesto della cosiddetta beat-generation, dal romanzo di Jack Kerouac, è innanzitutto la carta d'identità del Cristianesimo. Quando la parola "cristiano" non era stata ancora inventata – continua don Pompili –, la religione di Gesù era detta semplicemente "via"». Ad attestarlo è il libro degli Atti degli Apostoli «dove questa designazione viene utilizzata non meno di sei volte e anzi lo stesso Paolo, nel suo discorso davanti ai giudei nell'atrio del tempio, confessa "Io ho perseguitato questa via", volendo con ciò intendere che ha perseguitato i cristiani». E «il fatto che il cristianesimo sia una via sta a indicare – conclude il sacerdote –, che la fede non è una mera teoria ma offre invece delle concrete indicazioni per la vita umana».
6 ottobre 2008