La dedicazione presieduta dal cardinale vicario a Santa Maria Madre dell'Ospitalità. Accanto all'edificio, la "casa della pace" per i senzatetto di Daniele Piccini
Sabato 7 marzo: un’ora prima che inizi la Messa di dedicazione, la chiesa è già gremita di gente. Nonostante la folla, nel varcare la soglia della nuova chiesa parrocchiale di Santa Maria Madre dell’Ospitalità in via del Torraccio, il fedele riceve un invito ideale ad entrare dallo spazio che si apre, ampio, davanti ai suoi occhi.
«Questa sensazione viene dalle pareti disposte come un grande abbraccio rivolto verso la porta d’ingresso e la gente che entra», spiega l’architetto cinquantatreenne Marco Ischiboni che, con Flavio Coppola, ha progettato l’edificio sacro in appena 700 giorni lavorativi. Siamo a Villa Verde, vicino a Torre Gaia, periferia orientale di Roma. «La chiesa - continua l’architetto - è dedicata a Maria Madre dell’Ospitalità, dunque volevamo che questo concetto stesse alla base del nostro disegno. Anche la vela che fa da tetto, scendendo sull’altare, contribuisce a creare un effetto "inclusione", concentrando l’attenzione di chi entra sulla Croce, sopra la quale si apre l’unico punto luce dell’ambiente. Il Crocifisso sopra l’altare è montato su un mosaico blu che rappresenta l’acqua, che passa sotto la Croce, si purifica, attraversa l’altare e tutta la chiesa fino a terminare nel fonte battesimale, al centro del corridoio».
Proprio dal battistero, origine della vita cristiana, inizia anche la celebrazione di dedicazione della nuova chiesa. Qui il parroco don Carlo Stanzial accoglie il cardinale vicario Agostino Vallini e i due presuli concelebranti: l’arcivescovo vicegerente Luigi Moretti e il segretario dell’Opera romana per la preservazione della fede e la provvista di nuove chiese, il vescovo ausiliare Ernesto Mandara. Che, prendendo la parola, sottolinea la generosità della comunità di Villa Verde nella costruzione del nuovo tempio.
L’omelia del cardinale, durante la celebrazione, scaturisce proprio dall’architettura della chiesa: «In questo luogo e in questi spazi non ci sono solo pietra e linee. Qui i materiali sono ordinati per uno scopo diverso. Il tempio vero siamo noi». Poi il porporato indica il Crocifisso di pietra su cui è solo adombrata la sagoma del Cristo. «Vuol dire - prosegue il cardinale Vallini - che Gesù non è rimasto in Croce, ma è risorto». L’attenzione si volge poi al mosaico a tessere blu: l’acqua. «Dal Crocifisso parte una fonte - commenta il porporato - che scorre fino al battistero, proprio come la vita viene da Cristo risorto e rigenera». La spessa lastra di marmo però diventa vero altare solo quando, dopo l’omelia, il cardinale vi asperge il crisma, che stende accuratamente con le mani nude: ora la chiesa è dedicata a Santa Maria Madre dell’Ospitalità, ma è solo l’inizio.
«Il grande compito che ora ci aspetta - dice il parroco don Stanzial alla fine della celebrazione - è di mettere in pratica il titolo di questa chiesa, "ospitalità". Dietro a questo edificio già sorge la Casa della pace che dà accoglienza a 500 senzatetto. Vorrei che tutti quelli che vengono qui fossero accolti, dalla chiesa e dalla comunità».
17 marzo 2009