In Italia 6mila strutture coinvolgono 1 milione e 500mila ragazzi e oltre 200mila animatori. Don Sciortino: centrale il rapporto con le famiglie. Un convegno alla Regione Lazio di Marta Rovagna
Oratorio come alternativa alla strada, luogo dalle forti potenzialità educative per la formazione di un buon cristiano e di un buon cittadino. Ma attenzione: le strutture parrocchiali non devono diventare un parcheggio per le famiglie che scaricano la loro responsabilità di educare. Questo, in estrema sintesi, quanto è emerso dal convegno “Oratori in Italia oggi. Puzzle di vita, una sfida da raccogliere”, che si è tenuto venerdì 25 settembre a Roma.
Ma che estensione ha la realtà degli oratori in Italia? Nella penisola queste strutture sono 6mila; 1 milione e 500mila i giovani coinvolti e oltre 200mila gli operatori che si occupano a vario titolo dell’animazione (catechisti, animatori, allenatori).
Il Lazio, assieme alla Lombardia, alla Calabria e all’Abruzzo, è una delle Regioni che hanno approvato, tra le prime in Italia, una legge ad hoc per il riconoscimento della funzione sociale degli oratori. La legge del 2001 “Riconoscimento della funzione sociale ed educativa degli oratori” ha permesso nel 2009 l’erogazione di 5 milioni di euro destinati: agli oratori per 3,5 milioni e all’infanzia e alla formazione per 1,5 milioni ma nel 2010 è previsto un aumento del budget: 6 milioni di euro all'anno.
A parlare di oratori un ricco parterre di ospiti: don Massimiliano Sabbadini, presidente nazionale del Forum oratori italiani; don Antonio Sciortino, direttore del settimanale Famiglia Cristiana; e Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio. Diversi gli ospiti convenuti, tra cui Benedetto Carucci Viterbi, del collegio rabbinico di Roma; Alberto Chiara, vicedirettore di Famiglia Cristiana e moltissimi operatori degli oratori romani.
Centrale, nella mattinata, è stata l'analisi del rapporto tra famiglia e oratorio. Per don Sciortino la relazione è complessa: esistono infatti tre tipi di genitori. «Quelli da servire – spiega il direttore di Famiglia Cristiana –, ovvero coloro che hanno difficoltà personali e non riescono a vivere dignitosamente e ad educare i figli; quelli da svegliare, ovvero i genitori pigri che hanno bisogno di essere provocati e coinvolti; e quelli che si mettono a servizio, ovvero che, pur avendo i propri figli, sono l'anima dell'oratorio».
Per don Sabbadini sono diverse le caratteristiche dell'oratorio: prima di tutto è un luogo che «non vive nel passato, ma nel presente, raccogliendo la sfida dell'emergenza educativa laddove essa si manifesta». L'oratorio combatte due grandi nemici dei giovani: la noia e la solitudine. «La prima genera comportamenti devianti, la seconda si copre spesso con amicizie virtuali in Internet».
L'elemento di gratuità è fondamentale. «I ragazzi di oggi – spiega don Sabbadini – sono abituati che tutto si paga e si compra, invece all'oratorio ci sono amici gratis e adulti che si occupano dei giovani che fanno questo come servizio». È così che l'oratorio diventa una fibra robusta che sostiene ragazzi, «che diventeranno buoni cittadini e buoni cristiani».
L'oratorio veicola infine, per Marrazzo, «un'idea di famiglia e di società che contrasta la perdita di identità del nostro Paese. Negli oratori si forma non solo il buon cristiano ma anche il cittadino di domani». In questo senso, quindi, questo luogo privilegiato, che stando ai dati diffusi dal Forum oratori italiani, non è affatto scomparso, diventa «la frontiera delle politiche sociali e diventa – sottolinea il presidente della Regione Lazio – un pezzo della nuova società moderna del Paese».
28 settembre 2009