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Sabato 29 Novembre 2014
Anno sacerdotale: I sacerdoti e il Popolo di Dio

di Luciano Pascucci

L’Anno sacerdotale è un’occasione di grazia non solo per i sacerdoti, ma anche per i laici. In questo tempo tutto il popolo di Dio è chiamato ad approfondire e a comprendere meglio la funzione dei suoi preti. Ancora di più! L’Anno sacerdotale è un dono per tutti e non è un evento da vivere solo all’interno della Chiesa, perché «ogni uomo e ogni donna del nostro tempo, per quanto distratti o estranei alla presenza del sacerdote, ne sono in qualche modo i destinatari» (cardinale Bagnasco).

Giustamente sia il Papa sia i vescovi ci portano a intendere questo periodo nel senso più ampio del termine, sia in riferimento al sacerdozio ministeriale dei presbiteri, sia al sacerdozio comune dei fedeli. «Oltre al sacerdozio ministeriale, sarà importante creare itinerari di riflessione e di preghiera alla riscoperta del sacerdozio comune di tutti i battezzati, di cui i credenti hanno ancora una scarsissima coscienza» (Benedetto XVI).

Dunque, un anno per riscoprire anche il sacerdozio dell’intero popolo di Dio, un sacerdozio che è il segreto, il fondamento, l’anima, lo stile di vita di ogni cristiano. Siamo tutti sacerdoti, chiamati ad offrire il sacrificio della nostra vita quotidiana come espressione di amore verso Dio e per i fratelli.

Tenere sempre il sacerdote in alta considerazione
Partiamo da ciò che è e che rappresenta un sacerdote servendoci delle parole del Santo Curato d’Ars: «Cos’è un prete? Un uomo che sta al posto di Dio, un uomo che è rivestito di tutti i poteri di Dio. Senza il sacramento dell’Ordine, non avremmo con noi nostro Signore. Oh! Il prete è veramente qualcosa di straordinario!... Senza il prete i doni di Dio non servirebbero a nulla. A cosa servirebbe una casa piena d’oro, se non ci fosse nessuno per aprire la porta? Il sacerdozio è l’amore del Cuore di Cristo. Un buon pastore secondo il cuore di Dio, è il più grande tesoro che il buon Dio possa accordare ad una parrocchia e uno dei doni più preziosi della misericordia divina».

Credo che questo sia uno dei punti su cui la gente di oggi fa più difficoltà. E questo sia perché il senso di Dio è quasi svanito, infatti la secolarizzazione e il materialismo rendono il nostro mondo pressoché cieco ai valori dello spirito, per cui la vita è vissuta quasi esclusivamente a partire dal basso; sia perché nella catechesi, nella predicazione e nella pastorale il primato di Dio non sempre emerge in maniera così chiara. E allora ecco che anche il ruolo di mediazione del sacerdote perde quota e sembra quasi inutile.

Cosa è necessario fare per aiutare le persone, oggi, a “dare a Dio quello che è di Dio” e a ridare forza alla mediazione salvifica del sacerdote? È il tenore stesso di vita spirituale di un presbitero e la sua santità che rendono credibile il sacerdote stesso, e quindi anche Dio. Occorre, inoltre, creare piccole comunità dentro le parrocchie, che con la loro testimonianza aperta diventino sempre più segno concreto della presenza di Dio in un quartiere. Chiaramente è fondamentale che in una comunità il sacerdote svolga bene il suo ruolo di guida e di pastore, perché sarà soprattutto questo a far sì che sia stimato e ben considerato da tutti.

Un ringraziamento grande verso tutti i sacerdoti
E allora: quanta riconoscenza e quanta ammirazione per il lavoro spesso nascosto di tanti sacerdoti che, pur non salendo alla ribalta delle cronache, fanno avanzare il Regno di Dio nelle coscienze? Quanta gratitudine per la bella testimonianza che tanti sacerdoti ci danno e che con il loro modo di fare e di essere ci ricordano Dio e ci avvicinano a Dio?

«I sacerdoti sono un immenso dono non solo per la Chiesa, ma anche per la stessa umanità. Penso a tutti quei presbiteri che offrono ai fedeli cristiani e al mondo intero l’umile e quotidiana proposta delle parole e dei gesti di Cristo cercando di aderire a lui con i pensieri, la volontà, i sentimenti e lo stile di tutta la propria esistenza. Come non sottolineare le loro fatiche apostoliche, il loro servizio infaticabile e nascosto, la loro carità tendenzialmente universale? E che dire della fedeltà coraggiosa di tanti sacerdoti che, pur tra difficoltà e incomprensioni, restano fedeli alla loro vocazione: quella di ‘amici di Cristo’, da lui particolarmente chiamati, prescelti e inviati?» (Benedetto XVI).


Un decalogo per fedeli laici nei confronti dei loro sacerdoti
• Prega incessantemente per la santità dei tuoi sacerdoti. Sono i sacerdoti santi la ricchezza più straordinaria delle nostre parrocchie, sono i sacerdoti santi la salvezza dei nostri giovani.
• Aiuta i tuoi sacerdoti ad essere sacerdoti fino in fondo.
• Non mettere discordia tra i sacerdoti, creando i partiti dentro la comunità cristiana.
• Aiutali con l’affetto sincero e con la collaborazione discreta. Prenditi carico dei loro bisogni. I laici devono aiutare i propri sacerdoti umanamente e spiritualmente. Devono confortarli con la loro stima, con il loro affetto, con la loro considerazione (Paolo VI).
• Non catturarli mai affettivamente ed effettivamente, come se fossero solo “i tuoi sacerdoti”. Il sacerdote appartiene prima di tutto a Cristo ed è stato consacrato sacerdote per tutti.
• Rendi felici i tuoi sacerdoti con il tuo progresso nella fede, nella speranza e nella carità.
• Quando un sacerdote sbaglia, la misericordia abbia sempre la meglio sul giudizio. Rispetta il sacerdote anche se avesse mille difetti, è il delegato di Cristo per te. Guardalo con l’occhio della fede, non accentuare i suoi difetti, non giudicare con troppa facilità le sue miserie, perché Dio perdoni a te le tue miserie.
• Non cercare il sacerdote come il manager del sacro o come lo psicologo da cui farti analizzare, ma come ‘mezzo’ attraverso il quale ancor oggi passa l’azione salvifica di Cristo.
• Collabora, prega e soffri con i tuoi sacerdoti, perché la tua parrocchia sia una vera comunità, una casa di famiglia, fraterna ed accogliente, una casa aperta a tutti e al servizio di tutti. Come la fontana del villaggio a cui tutti accorrono per attingere acqua per la loro sete.
• Cerca di vedere sempre nel sacerdote un «altro Cristo». «Quando vedete il prete, pensate a nostro Signore!» (Santo Curato d’Ars).

6 ottobre 2009



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