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In città: Afgani, dalla "buca" a Castelnuovo di Porto

Saranno ospitati in un centro di accoglienza gestito dalla Croce Rossa i rifugiati che da tempo vivevano nei pressi della stazione Ostiense da Redattore Sociale

Alla fine si sono convinti e sono saliti sui cinque pulmini della Croce Rossa. Sono i ragazzi afgani che hanno vissuto fino a questa mattina (venerdì 13 novembre) nelle baracche e nelle tende leggere in fondo alla buca, le fondamenta di una palazzina, nei pressi della stazione Ostiense. Sono tanti, arrivati nel corso della mattinata un po’ concitata fra la presenza di tutte le associazioni che si sono occupate di loro in questi anni, Medu, Medici contro la Tortura, San Gallicano e altri ancora, i rappresentanti della Croce Rossa, quelli dei servizi sociali del Comune di Roma e tanta stampa.

Sono circa 120 a partire sui pulmini bianchi e rossi, con loro hanno una piccola valigia, due al massimo, preparate in tutta fretta e con dentro tutte le loro cose. Poche cose. Tutti sono sfuggiti alla guerra, hanno affrontato un viaggio lungo e pericoloso, sono stati accolti molto male, maltrattati e torturati chi in Turchia, chi in Grecia. Sans Papier, come è scritto su una immagine attaccata alla tenda centrale del campo, una grande canadese old style proprio al centro della buca. «Spero che si concluda questa situazione incresciosa per la dignità dell'essere umano e si apra finalmente la pagina della solidarietà per migliorare la qualità di vita dei richiedenti asilo», si augura Aldo Morrone, dirigente dellospedale San Gallicano e presidente dell’Inmp, Istituto nazionale per la promozione della salute delle popolazioni migranti ed il contrasto delle malattie della povertà, presente anche lui alla buca degli afgani.

L'Inmp lavora a stretto contatto con Medu, Medici contro la Tortura e le altre associazioni che da anni si occupano dei richiedenti asilo afgani. Questa mattina c'erano tutti ad assistere all'apparente happy end di una situazione che è la stessa da almeno 4 anni: «Prima c'erano solo gli sgomberi senza nessuna alternativa – spiega la vicepresidente del Medici per i diritti umani Marie Aude Tavoso – ora invece almeno si assiste a un primo interessamento della situazione dei richiedenti asilo afgani». Ma non basta una soluzione emergenziale. Ne sono consapevoli tutti, gli operatori, i volontari, le persone che ogni giorno, e nelle ultime due settimane 24 ore su 24, sono stati con gli amici afgani. Trasferire la comunità afgana a Castelnuovo di Porto è sicuramente una soluzione che da maggiore dignità a persone che godono di diritti internazionali umanitari e vivono in baracche fatte di coperte, tende, senz’acqua né vestiti, ma sono lontani da Roma. «Lontani – spiega Tavoso – dall’avvocato che segue la loro causa presso la Commissione per la richiesta d’asilo, lontani dal medico con cui sono già entrati in contatto, lontani dalla scuola di italiano».

Separati dalla città e quindi destinati, almeno per un mese, a vivere sì con tre pasti caldi al giorno e un tetto dove coprirsi, ma di fatto emarginati. Ne è consapevole Ali, che ora vive in una casa di fortuna, un bilocale, con altri cinque ragazzi, ma che è stato alla buca fino a qualche settimana fa: «Al C.a.r.a di Castelnuovo non avremo la possibilità di entrare ed uscire, ci saranno degli orari molto stretti e per coloro che come me non hanno ancora avuto il riconoscimento di rifugiato di fatto la vita lì dentro sarà una prigione». Perché la Croce Rossa garantisce sì che proteggerà coloro che sono privi di documenti ma non coloro, spiega Stefano Brizi della Cri, «che usciranno dal C.a.r.a, protetto dalla nostra organizzazione internazionale».

13 novembre 2009



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