Nella parrocchia di Monte Sacro gruppi di genitori dei ragazzi del catechismo e percorsi per le coppie. Numerosi i servizi per gli immigrati della zona di Elisa Storace
«In questa gioiosa circostanza, il mio augurio è che siano presto superate tutte le difficoltà e trovati i mezzi adeguati perché possiate avere un tempio non più provvisorio e accomodato ma bello e definitivo, quale lo sognate e lo desiderate, insieme con i vostri sacerdoti, da tanti anni». Era il 2 dicembre del 1979 quando Giovanni Paolo II, in visita a San Clemente a Monte Sacro, salutava con quest’auspicio i fedeli raccolti nella piccola chiesa che sorgeva in via Val Sillaro. A trent’anni da quella visita, la parrocchia - che domenica scorsa (29 novembre 2009) la visita del cardinale vicario Agostino Vallini - ha completamente cambiato volto. A partire dalla nuova chiesa, consacrata 12 anni fa.
«Oggi a San Clemente cerchiamo soprattutto di portare avanti un discorso pastorale con le famiglie - spiega il parroco, don Carlo Quieti - perché è dalla famiglia che si deve ripartire». Così una volta al mese i genitori dei ragazzi del catechismo si ritrovano per pregare e condividere il cammino dei propri figli, ed è certamente un segno importante «perché senza la famiglia non si costruisce nulla». E così, per lo stesso motivo, le giovani coppie che si preparano al matrimonio vengono seguite con particolare attenzione «anche se la maggior parte dopo sposati vanno a vivere in altri quartieri, ma forse - dice don Carlo - il seme gettato qui darà i suoi frutti altrove».
Oggi il territorio della parrocchia di San Clemente è in piena trasformazione demografica: sebbene ci siano molti anziani - che s’incontrano in parrocchia una volta la settimana con il “Gruppo amicizia terza età” - la popolazione residente si sta rinnovando, soprattutto grazie alle giovani famiglie di immigrati che hanno iniziato ad affittare le case nel quartiere. «In passato - ricorda il sacerdote - fra i nostri parrocchiani avevamo soprattutto militari con le loro famiglie, dato che vicino alla parrocchia ci sono diversi palazzi di proprietà dell’esercito; oggi invece abbiamo molti nuclei familiari che vengono dalle Filippine, dal Messico, dai paesi dell’Est». E a San Clemente si sono attrezzati: con uno sportello Caritas aperto tutti i giorni, che raccoglie offerte e richieste di lavoro per extracomunitari; con il servizio di doposcuola per i bambini che hanno difficoltà scolastiche. In più, a breve nascerà anche una scuola di italiano per stranieri.
Tutte iniziative pensate nel solco di quella pastorale familiare da cui non si prescinde mai, perché «la parrocchia non è una stazione di servizio» ma viene incontro ai bisogni delle persone «perché in Cristo si sentano parte di un’unica famiglia». Su questo fronte della pastorale sono impegnati, oltre al parroco e ai suoi due vice parroci, numerosi gruppi ecclesiali: i neocatecumenali, i volontari vincenziani, i giovani dell’Azione cattolica. «Ogni mese - riferisce don Carlo - facciamo assistenza a 44 famiglie distribuendo a ciascuna un pacco viveri, perché molti dei nostri parrocchiani non arrivano alla quarta settimana, ma senza dimenticare che il nostro compito non può esaurirsi nell’assistenza: nel quartiere abbiamo tre centri di ascolto per portare la Parola nelle case, ed è la spinta ad annunciare il Vangelo che ci sostiene in tutto il resto».
2 dicembre 2009