Mohammad Muzaffar Alì, detto Sher Khan, 55 anni, aveva partecipato all'occupazione della Pantanella. Da parte del Comune attivati 11 ricoveri di Elisa Storace
Da Natale senza casa l'indiano bruciato a Nettuno da Redattore Sociale
La temperatura si abbassa e nella Capitale torna l’emergenza freddo per i tanti clochard che vivono in rifugi di fortuna. Il Comune ha predisposto un piano d’emergenza, ma intanto ieri notte all’Esquilino, sotto i portici di piazza Vittorio, c’è già stata la prima vittima: Mohammad Muzaffar Alì, detto Sher Khan, 55 anni, bengalese, tra i fondatori di una delle prime comunità di migranti della città, la “United Asian Workers Association”. Nei primi anni ‘90 Sher Khan aveva partecipato all’occupazione della Pantanella, fabbrica abbandonata nella zona di Porta Maggiore e divenuta simbolo di una stagione di impegno sociale animata dall’allora direttore della Caritas di Roma, don Luigi Liegro. Così lo ricorda Gennaro Di Cicco, responsabile degli ostelli e delle mense della Caritas diocesana: «Il mio ricordo di Sher Khan risale proprio al periodo dell’occupazione della Pantanella. Lui allora era un po’ il punto di riferimento, quasi una sorta di “coordinatore” fra noi e tutti gli immigrati che trovavano rifugio nella struttura. Era il ‘90, l’anno dei Mondiali di calcio - ricorda Di Cicco - e i senza fissa dimora che dormivano in centro erano stati tutti cacciati dalle strade “per una questione di immagine”. Oggi su questi temi c’è un livello di sensibilità decisamente più diffuso, ma forse bisognerebbe esortare la cittadinanza a segnare le situazioni di disagio, a non voltare lo sguardo, per evitare che cose del genere accadano ancora».
L’anno scorso durante l’emergenza freddo il Comune ospitò i clochard nei tre padiglioni dell’ex Fiera di Roma, mentre quest’anno, spiegano dal Campidoglio, i ricoveri predisposti sono undici, in grado di offrire un riparo tra le 19 e le 9 del giorno seguente: sei di proprietà comunale (per 480 posti) e cinque offerti da associazioni e parrocchie (per altri 110 posti). Chi si recherà nei ricoveri, oltre all’ospitalità per la notte e ai pasti (cena calda e prima colazione) quest’anno troverà anche servizi “alberghieri” (docce, cambio di biancheria e vestiario) e ospedalieri (di pronto soccorso e assistenza socio-sanitaria).
Presentando nei giorni scorsi il “Piano Freddo”, l’assessore alle politiche sociali del Comune di Roma, Sveva Belviso, aveva specificato che «quest'anno, rispetto allo scorso, abbiamo caratterizzato il disagio. In ognuna delle undici strutture ci sarà la “caratterizzazione” di una fragilità: due saranno dedicate alle donne, una agli immigrati, una ai senza fissa dimora autonomi, un’altra ancora ai senza fissa dimora che hanno una patologia cronicizzata e un’altra a quelli con patologie gravi». L’obiettivo: il «recupero sociale di queste persone, per evitare che il prossimo anno li si debba includere di nuovo nel piano invernale».
A soccorrere gli homeless per le strade quest’anno ci saranno anche otto unità mobili della Sala operativa sociale, più cinque mezzi messi a disposizione da Trambus per la notte, ma resta fondamentale la collaborazione fra volontari e istituzioni per la segnalazione tempestiva dei casi concreti. È possibile segnalare eventuali situazioni di disagio al numero verde 800.440.022 della Sala Operativa Sociale del Comune di Roma attiva 24 ore su 24, 365 giorni l'anno.
10 dicembre 2009